Altro che google-car il futuro viaggia in ascensore

Cavi in carbonio, propulsione magnetica: l'erede del montacarichi è pronto per i super-grattacieli

di Angelo Allegri

Le città moderne sono nate un giorno di maggio del 1854 all'Esposizione internazionale di New York. Un giovane ingegnere, Elisha Otis, fece installare un montacarichi in cima a una impalcatura alta 15 metri. Dopo averlo caricato con enormi sacchi di sabbia, ci salì sopra e azionò il meccanismo che metteva in moto il contrappeso, avviando la discesa. Poi ordinò di tagliare con una scure l'enorme fune che reggeva l'ascensore. Mentre gli spettatori urlavano per la paura, il montacarichi oscillò appena e si bloccò. Era nato il «freno di Otis», il sistema di sicurezza che, con tutti cambiamenti del caso, rende ancora oggi gli ascensori uno dei mezzi di trasporto più sicuri: un sistema di perni a molla che, quando sono collegati alla fune di traino, restano all'interno del mezzo. Se la trazione del cavo di portata viene meno, si allargano, incastrandosi sulle tacche presenti lungo le guide del vano di corsa.

CABINE AFFOLLATE

Prima di Otis prendere un montacarichi era un'avventura che poteva costare facilmente la vita. Senza di lui le città non avrebbero mai potuto crescere in verticale e assumere il volto che conosciamo. E a più di 160 anni di distanza l'ascensore è il mezzo di trasporto più usato nel mondo: ogni giorno circa un miliardo di persone prendono uno dei 14 milioni di mezzi che fanno su e giù per palazzi e grattacieli. Il mezzo più usato e forse, con buona pace di aerei e auto a guida autonoma, quello destinato ad assumere un ruolo sempre più importante nelle nuove megalopoli verticali. «Nei prossimi 30 anni altri due miliardi di persone si trasferiranno in città», ha ricordato di recente il numero di Thyssenkrupp elevator, colosso tedesco del settore. «Tutta gente che avrà bisogno di ascensori nuovi e più moderni». Oggi il boom arriva soprattutto dall'Oriente: solo in Cina e grazie al suo tumultuoso processo di urbanizzazione i mezzi installati aumentano di 400/500mila unità all'anno, nel 2016 si è toccata addirittura quota 600mila.

Per questo tra le multinazionali che presidiano il trasporto in verticale si è scatenata una guerra a colpi di alta tecnologia. E uno dei simboli della contesa è un'antica miniera di pietra calcarea a Tytyri, 60 chilometri a ovest di da Helsinki. Qui l'anno scorso i finlandesi di Kone (insieme alla già citata Thyssenkrupp, agli svizzeri di Schindler e agli americani di Otis dominano il mercato europeo) hanno completamente rinnovato il loro centro di ricerca. Dell'antica miniera è rimasto solo un museo. In compenso ci sono 11 pozzi sotterranei, profondi fino a 350 metri, lungo i quali scorrono i prototipi dell'azienda: mostri di acciaio e carbonio che vengono lanciati in caduta libera per testare velocità e sistemi di sicurezza.

LA SVOLTA

Alla sfida ThyssenKrupp ha risposto nell'autunno scorso inaugurando a Rottweil, in Svevia, una torre elicoidale alta 246 metri. Sembra un elegante grattacielo che si staglia sui boschi della vicina Foresta Nera. E invece nell'enorme fuso d'acciaio e cemento non ci sono nè stanze nè uffici, solo 12 pozzi che servono per mettere alla prova i nuovi prodotti.

Alle richieste del mercato del futuro, ascensori sempre più veloci per edifici sempre più alti, le due aziende del Nord Europa sembrano aver dato una risposta in qualche modo opposta. I finlandesi di Kone hanno preso di mira uno dei problemi tradizionali degli ascensori: il peso. Far alzare la cabina, infatti, non basta: quest'ultima si porta dietro anche i cavi d'acciaio, e bisogna sollevare pure questi. Ma se diventano troppo lunghi sostenerli diventa impossibile, visto che per 500 metri arrivano a pesare 20 tonnellate. È questo il motivo per cui l'ascensore più lungo del mondo, uno dei 57 della Burj Khalifa di Dubai, copre solo 504 degli 830 metri totali dell'edificio (il più alto mai costruito). Così la società ha brevettato una nuova tecnologia, UltraRope, basata su cavi non più in acciaio ma in fibra di carbonio. L'obiettivo, del tutto realizzabile, dicono i tecnici della Kone, sono ascensori in grado di arrivare fino a mille metri. E il prossimo grattacielo da record, la Jeddah Tower, un chilometro di altezza in costruzione in Arabia, pronto nel 2020, potrà vantare un ascensore, costruito appunto da Kone, di ben 660 metri.

COME I TRENI

Per il futuro più lontano invece ThyssenKrupp le funi ha deciso di eliminarle proprio. Secondo i tecnici tedeschi la tecnologia vincente è quella già utilizzata per i treni di nuova generazione, la levitazione magnetica. La forza gravitazionale, in questo caso, viene vinta dall'attrazione- repulsione delle particelle atomiche. Il sistema studiato da ThyssenKrupp, conosciuto come Multi, è u passo più indietro di quello di Kone. Secondo le previsioni dovrebbe essere brevettato nel 2020, anche se c'è già un grattacielo in costruzione, l'East side Tower, di Berlino che punta per sei dei suoi otto ascensori sulla tecnologia magnetica.

Anche negli ascensori più moderni comunque la velocità di marcia viene di solito fissata a un livello inferiore a quello consentito dalla tecnologia. Nella Shanghai Tower di Shanghai si viaggia a 72 chilometri all'ora (20 metri al secondo). Di solito però, i migliori ascensori corrono a poco meno di 10 metri al secondo. Questo accade per due motivi. Anche se l'accelerazione di un mezzo verticale è pari a circa un decimo di quella di una auto veloce, è più difficile sopportarla perchè si è in piedi. In più il tempo che si guadagna tra un piano e l'altro è poco significativo rispetto alla vera perdita di tempo di un viaggio in ascensore: l'ingresso e l'uscita dalla cabina.