Amina, la blogger siriana che non è mai esistita

Il blog non era curato da una ragazza omosessuale che protestava contro il regime, ma da un quarantenne americano che vive ad Edimburgo

Grazie a internet ha raccontato al mondo le proteste contro il regime siriana, finché non è stata arrestata. Il suo nome è Amina Abdallah Araf al-Omari e ha 25 anni. O almeno questo è quello che pensavano i suoi lettori. Già perché quella che si presentava come una blogger siriana omosessuale, non era altro che uno pseudonimo dietro il quale si nascondenva un quarantenne americano, Tom MacMaster, che vive ad Edimburgo. 

Le scuse dell'americano A svelare l'imbroglio è stato lo stesso uomo che sul blog A Gay Girl in Damascus ha precisato che "se la voce narrante era fittizia, i fatti raccontati su questo blog sono veri e non fuorvianti rispetto alla situazione". E ai microfoni della Bbc racconta: "La verità è che sono stato in contatto con molti all’interno della Siria ed ho seguito le cose da vicino". La messinscena ha fatto infuriare i veri blogger siriani. Il sito di Amina, aperto a febbraio, era diventato una importante fonte di informazione sulle rivolte in Siria. Dopo la notizia del suo arresto, sul web in molti si erano mobilitati per la sua scarcerazione. Ma blogger e giornalisti si erano insospettiti perché‚ nessuno aveva mai visto o parlato con la donna. Alcuni internauti avevano scoperto che le email di Amina venivano da un server dell’Università di Edimburgo e che le foto postate sul blog erano le stesse del sito di Britta Froelicher, studentessa di un master in economia siriana. La donna è la moglie di MacMaster, che frequenta anche lui un master a Edimburgo.

Il disappunto dell'opposizione siriana Ma gli oppositori siriani si sono infuriati. "Noi dobbiamo affrontare cos tante difficoltà che tu non puoi neanche immaginare - ha detto il direttore di GayMiddleEast.com, Sami Hamwi - Quello che tu hai fatto ha danneggiato molti, ci ha messi tutti in pericolo... questo può aver suscitato dubbi sull’autenticità dei nostri blog, delle nostre storie, di noi stessi". Anche Jelena Lecic, le cui fotografie sono state usate sul blog per dare maggiore veridicità alla storia, non l'ha presa bene. La ragazza londinese, assolutamente estranea ai fatti ha spiegato che l'immagine è stata scattata un anno fa a Parigi in occasione del suo compleanno e probabilmente è stata presa dal suo account di Facebook. "Avevo un’idea dell’aspetto che doveva avere il mio personaggio ed un giorno ho visto una fotografia di lei ed ho pensato: Questo è il volto. Non credevo che qualcuno se ne sarebbe accorto", ha detto MacMaster, scusandosi con la giovane.

Una bufala La storia ha fatto il giro dei media internazionali e MacMaster ha così deciso di cambiare il titolo del blog in "A Hoax", "Una bufala" e ha raccontato di come sia nato il personaggio di Amina, di come la situazione gli sia sfuggita di mano. E soprattutto si è scusato e ha chiesto che l'attenzione torni a quelli che lui voleva raccontare: "i veri problemi, i veri eroi, le persone vere che lottano per portare la libertà nel mondo arabo". MacMaster getta la maschera e svela il suo personaggo, nato forse un po' per gioco e dalla voglia di raccontare, ma che sicuramente getta una cattiva luce sulle forme di informazione alternative