Ammazzato di botte a 7 anni perché non impara il Corano

Mohammed è stato appeso a testa in giù a un ventilatore a soffitto e picchiato duramente. Arrestato il suo aguzzino

Ammazzato di botte, a 7 anni, perché non era bravo ad imparare a memoria le frasi del Corano, il libro sacro dell’Islam. L’infame destino è toccato a Mohammed Atif, uno sfortunato bambino che frequentava una madrassa pachistana. Le madrasse sono le scuole coraniche, dove prima viene il Corano e poi le altre materie. Il piccolo Atif frequentava la madrassa di Vihari, nella provincia del Punjab, il cuore del paese. Per le famiglie più povere la madrassa è l’unica possibilità di far imparare ai propri figli almeno a leggere e a scrivere. Atif deve avercela messa tutta per ricordarsi le shure, i versetti del libro sacro dei musulmani. Chi sa ripeterne di più è il primo della classe. Talvolta riceve un pasto migliore e viene portato in palmo di mano dai pretoni islamici che insegnano nelle madrasse.
A 7 anni non è facile ripetere delle frasi che neppure si comprendono e Atif sarà inciampato più volte sul filo della memoria. Il suo insegnante-aguzzino si chiama Qari Ziauddin e si fregia del titolo di maulawi. Un grado più in basso di prete islamico a tutti gli effetti. Di fronte alla scarsa memoria di Atif lo avrà già punito con i metodi usuali. Solitamente bacchettate sulle mani, le piante dei piedi e castighi vari. I bambini pachistani ci sono abituati e fanno buon viso a cattivo gioco. Mercoledì scorso, però, il povero Atif deve aver proprio fatto una figuraccia. La cantilena della ripetizione a memoria dei versetti del Corano si sarà interrotta più volte davanti al sempre più irato maulawi Ziauddin. A mali estremi, estremi rimedi avrà pensato il cultore dell’Islam. Nel suo ufficio ha una grande pala per rendere più sopportabile l’infernale estate pachistana. Ziauddin ha legato il bambino di 7 anni, reo di non sapere il Corano a memoria, alla pala, ma per i piedi, a testa in giù. Non contento lo ha anche riempito di botte per fargli tornare la memoria in rispetto di Allah. Poi l’ha lasciato a penzolare.
Atif viveva nella scuola coranica con una ventina di ragazzi, compreso suo cugino. Quando si sono resi conto che Atif non tornava «né mercoledì notte, né la mattina dopo il cugino ha informato la famiglia». Lo ha spiegato alla Bbc Mohammad Afzal, ufficiale di polizia del luogo. «La famiglia ha trovato il corpo di Atif nella stanza di maulawi Ziauddin» ha confermato il poliziotto. L’aguzzino aveva lasciato la madrassa, forse per passare tranquillamente il fine settimana islamico, che cade di venerdì. Lo hanno beccato in un villaggio vicino e arrestato. Le accuse vanno dalla tortura all’omicidio. Il primo ministro pachistano, Yousuf Raza Gilani, ha ordinato l’apertura di un’inchiesta sulla madrassa. Il problema è che in Pakistan ci sono 13mila madrasse, molte delle quali sfuggono al controllo del governo. Nelle zone tribali al confine con l’Afghanistan sono state il serbatoio dei talebani e dei kamikaze. Per non parlare delle denunce delle organizzazioni per i diritti umani e dell’infanzia. I bambini pachistani sono sempre più vittime di violenze, abusi sessuali, lavori forzati e sequestri. I casi più drammatici sono passati da 617 del 2006 a 1595 lo scorso anno. Una punta dell’iceberg, perché l’80% delle violenze non viene denunciata. Ogni anno 35mila bambini pachistani abbandonano le scuole a causa delle dure punizioni corporali. www.faustobiloslavo.com