Ancelotti distrutto «Sei minuti di follia e il mondo è crollato»

Deluso il presidente Berlusconi che al mattino aveva detto: «Se perdiamo, stagione deludente»

Riccardo Signori

nostro inviato a Istanbul

Amaro il volto di Carlo Ancelotti, amarissime le sue parole: «La partita è stata ben giocata da noi, ma abbiamo avuto sei minuti di follia, incomprensibili, e il mondo ci è crollato addosso. Abbiamo dilapidato il risultato netto del primo tempo. La squadra c’è stata per 120 minuti, ma non è bastato». Buttata lì, come un amuleto, o forse come un indizio a futura memoria, la frase di Berlusconi ha dato il via alla lunga serata milanista. «Se il Milan perde questa finale, la stagione è da considerare deludente. Significa che non sappiamo cogliere il risultato del bel gioco espresso». Poi alla fine aggiungerà: «Ma non licenzio nessuno». Se non fossero state parole di Berlusconi, ci sarebbe stato da dubitare sulla sua fede calcistica. Detta dal padrone, ex presidente, aveva la faccia di una frase d’amore tifoso. La voglia di esorcizzare il nefando presagio.
A rischio di far correre un brivido lungo la schiena del serpentone rossonero arrivato a Istanbul: mamme e papà, ragazzini e ragazzine alla prima uscita, i soliti noti che non sono mancati a nessuna delle ultime sette finali, qualcuno che visse anche le storie di Rocco e i suoi ragazzi, e quel mondo quasi ignoto che paga, tifa e non tradisce mai. Ventimila persone con un sogno nel cuore e un leggero malessere nascosto nell’angolo più riposto. Capita ad ogni finale. E Berlusconi che le ha vissute tutte, tranne una, ha provato a fare i conti con gli amuleti di ogni vigilia che si rispetti. Scaramantico e speranzoso.
Ed infatti, quando un giornalista turco ha provato ad essere ospite cortese, offrendogli un pronostico come un vassoio di delikatessen, il padre-padrone ha accettato gustandosi il sapore. «Le piacerebbe vincere 2-1 con i gol di Shevchenko e Kakà?». E chi mai avrebbe potuto rispondere il contrario? Berlusconi non si è tirato indietro. «Come primo tifoso del Milan mi sento di dire: magari!». Sì, certo con il sospiro di chi non ha certezze. Ma un buon intenditore quando mai può averne, prima di una finale? Non solo tifo, fors’anche un pizzico di preoccupazione. L’ultimo Milan non aveva entusiasmato. Squadra un po’ stanca: ecco uno dei tormenti che ha accompagnato anche il retro pensiero di Berlusconi. «Ma spero che stasera ci sia bel gioco, centinaia di milioni di persone ci guardano». Visto a posteriori un pronostico da brividi.
Ma questa finale ha avuto comunque un sapore diverso per il cavaliere. È stata la prima da ex presidente. Pur vero che la poltrona è stata ritirata come la maglia. Ma c’è sempre un giorno da vivere come un ex e Berlusconi lo ha provato ieri. Le altre volte era stato trascinatore e uomo in più. C’è stata la prima volta che non si scorda mai, a Barcellona nel maestoso Camp Nou contro la Steaua, fino all’ultima a Manchester, nel magico Old Trafford, vissuta forse meno intensamente, tra un impegno e l’altro della politica, che già aveva tirato lo sgambetto al presidente. Fu l’unica volta che Berlusconi mancò: ad Atene nel 1994. Mentre il Milan affogava di gol il Barcellona, il politico giocava d’attacco sul fronte del governo, il tifoso fremeva. Alla fine fu successo su tutto il fronte e Berlusconi ottenne la fiducia del Senato per il primo governo, prima di prendere il cellulare e parlare a Capello in diretta, sul campo, appena messe le mani sulla coppa.
Fatto esperto dalla storia, pare che stavolta il tifoso l’abbia pensata meglio. Per evitare altri scherzi dalla politica, ha messo a punto il calendario. Berlusconi lo ha spiegato ieri, scherzando ma non troppo. «Penso sempre di ottimizzare i tempi. E sapendo di dover venire in Turchia, ad incontrare Erdogan, ho imposto al Milan di arrivare in finale». Detto e fatto.