«Anch’io nell’elenco Nell’ateneo monta un clima di tensione»

da Roma

«Mi fa molta impressione vedere il mio nome in una lista di "cattivi". E per di più quei "cattivi" sono ebrei». Anna Foa, docente di storia moderna all’università La Sapienza di Roma, ha speso la sua vita a raccontare e a spiegare ai suoi studenti la storia della presenza degli ebrei in Europa. «Proprio l’anno scorso - racconta - ho tenuto un corso sull’antisemitismo che i ragazzi hanno accolto con grande interesse, rispetto e comprensione».
Che cosa ha pensato quando ha visto il suo nome nella lista?
«A una forma di ossessione proprio sui nomi degli ebrei. Non mi sento particolarmente preoccupata per quanto riguarda la sicurezza personale. Però questo mi sembra un episodio politicamente molto grave. Nella lista ci sono anche molti non ebrei. Mi chiedo anche che cosa provino loro».
Le era mai capitato qualcosa di simile?
«Certamente noi abbiamo un’abitudine, una conoscenza di quello che è stato. Allora ci fu una sottovalutazione. Comunque a me personalmente non era mai successo nulla del genere».
Prima il boicottaggio nei confronti di Israele ospite d’onore alla Fiera del libro di Torino. Ora la lista. Che cosa significa?
«È un segnale, anche se non siamo nel 1938. Proprio internet è diventato un terreno fertile per promuovere iniziative come queste. Da tempo in Rete navigano in libertà teorie negazioniste e propaganda antisemita. Ora internet fa da cassa di risonanza ma l’antisemitismo sotterraneamente c’è sempre stato. Non credo però si possa parlare di un problema urgente».
È cambiato l’antisemitismo nel corso di questi anni?
«Ha varie nature. C’è l’antisemitismo legato al pregiudizio di persone che sono contro gli ebrei senza neppure sapere perché, in base a una confusa diffidenza. Poi c’è l’antisemitismo politico come in Iran, il negazionismo. C’è un clima che però non mi sentirei di definire generalizzato».
La Sapienza è finita di nuovo nell’occhio del ciclone dopo l’esclusione di Benedetto XVI dalla cerimonia di inaugurazione un mese fa. Episodi molto diversi accomunati però dal sentimento dell’intolleranza.
«Non possiamo metterli insieme. Però non posso negare che nell’università così come nella società si assiste a un inasprimento del confronto fra estremi. Sale un clima di tensione che prospera sull’ignoranza e la violenza. Dietro c’è soltanto una grande stupidità».