Anche 9 italiani tra gli espropriati nello Zimbabwe

Non ci sono solo i «colonialisti britannici» nel mirino di Robert Mugabe

Lo Zimbabwe di Robert Mugabe non si è accanito solo contro i proprietari terrieri dell’odiata Inghilterra, ma ha confiscato la terra anche agli italiani che possedevano vasti appezzamenti. Dei 14 proprietari terrieri italiani, 9 hanno subito l’esproprio e cinque resistono, ma i loro poderi «sono a rischio», come ammette il nostro ambasciatore a Harare. Non solo: i poveretti già defraudati attendono ancora un equo risarcimento stabilito da un accordo per la protezione degli investimenti firmato nel 1999 dall’allora ministro dell’Industria Pierluigi Bersani.
Il “compagno Bob”, come chiamavano il presidente-padrone dello Zimbabwe quando faceva il rivoluzionario marxista nella foresta, aveva lanciato la campagna di nazionalizzazione aizzando i veterani della guerra di liberazione. In pratica voleva indietro le terre dagli odiati coloni bianchi. Peccato, però, che quasi tutti i proprietari italiani “rapinati” avessero acquistato le terre dopo il 1980 quando la Rhodesia coloniale non esisteva più ed era già nato lo Zimbabwe.
«Le farm (fattorie con grandi appezzamenti di terra, nda) italiane erano 14, ma ne rimangono operative solo quattro che, pur incontrando problemi, per ora mantengono la proprietà. Un quinto farmer si trova già la proprietà mezza occupata - spiega a Il Giornale l’ambasciatore italiano nello Zimbabwe, Mario Bologna. Stiamo parlando di appezzamenti di 10mila ettari ciascuno -. Le altre nove proprietà terriere sono state confiscate senza alcuna compensazione nonostante il governo dello Zimbabwe abbia sempre detto di voler rispettare l’accordo sulla protezione degli investimenti con l’Italia», puntualizza il nostro diplomatico. Un accordo firmato da Bersani, ma che Harare non ha mai ratificato. Fra gli espropriati c’è anche il conte Tommaso Negri, un veterano dell’Africa. Originario di Oleggio, nel Novarese, è un nobile schivo e riservato, che possedeva ampi appezzamenti non distanti dalla frontiera con il Mozambico. L’assurdo è che oggi uno dei suoi terreni espropriati rimane inutilizzato.
«Le quattro proprietà rimaste agli italiani sono sempre a rischio. Il ministro della sicurezza e delle riforma agraria continua a sostenere che vuole espropriare tutte le terre ai bianchi» fa notare l’ambasciatore Bologna. Fra i sopravvissuti, che non vogliono apparire sulla stampa per timore di ritorsioni, almeno un paio hanno già ricevuto l’ordine di esproprio, come gran parte dei 480 proprietari terrieri bianchi ancora nello Zimbabwe. Il sistema non è più quello violento delle occupazioni da parte di squadracce legate allo Zanu pf, il partito unico al potere. Adesso vengono pubblicate direttamente sui giornali di regime le cosiddette “offer letter”, ovvero la confisca della proprietà a favore di gente del posto legata alla cricca di Mugabe. Ci sono stati casi di ministri, ambasciatori ed alti ufficiali, che si sono accaparrati a costo zero le migliori terre dei bianchi. Con la lettera di offerta i beneficiari si presentano alla polizia che li scorta sul terreno e caccia i proprietari. «Ad un italiano che ha una farm dove alleva animali selvatici per la caccia si sono presentai due beneficiari locali, uno dei quali ha portato il suo bestiame nella proprietà. Nel caso di un altro connazionale l’esproprio riguardava una parte dei terreni», racconta il diplomatico. Prima degli espropri e della grave crisi economica gli italiani erano arrivati a 1500, mentre ora sono ridotti ad 886.
Il regime di Mugabe ha espropriato 3500 coltivatori bianchi, viene accusato di sistematica violazione dei diritti umani e le elezioni che mantengono al potere l’ottuagenario presidente sono state fraudolente. L’Unione europea ha imposto dure sanzioni, compreso il divieto a rilasciare visti per 140 esponenti del regime, a cominciare dal capo dello stato. La presidenza portoghese dell’Unione europea, però, ha deciso che il vertice fra la Ue e l’Africa non è più rimandabile. Gli altri paesi africani non accettano l’invito se non viene esteso anche a Mugabe. Il ministro degli Esteri Massimo D’Alema si è schierato con i portoghesi, mentre Inghilterra e Olanda non ne vorrebbero sapere. «Il vertice è già stato fissato l’8 e 9 dicembre a Lisbona – spiega l’ambasciatore Bologna –. La questione è ancora aperta, ma penso che si dovrà invitare anche Mugabe. L’Italia è favorevole alla sua partecipazione perché le relazioni con l’Africa non possono rimanere ostaggio del caso Zimbabwe».