Anche la Cei si schiera a favore della foto choc del feto di Jennifer

Il quotidiano dei vescovi: «Non occorre essere nato per essere uomo». Il cardinal Tonini: «È una scelta giustificata»

Marino Smiderle

da Venezia

Quella foto divide, fa discutere, anche arrabbiare. Ma non lascia indifferenti. Il piccolo Hevan, il bambino mai nato, è stato fatto nascere dal Gazzettino, che ha pubblicato la sua foto in prima pagina col consenso - anzi - con la preghiera dei nonni che in un colpo solo avevano perso la figlia Jennifer e appunto questo nipotino che sarebbe dovuto venire al mondo tra pochi giorni. Luigi Bacialli, direttore del quotidiano di Venezia, ieri ha scritto un editoriale per spiegare e difendere la sua scelta: «È questa la peggiore punizione - sostiene - per l’assassino e per chiunque dovesse d’ora in poi attentare alla incolumità o alla vita di creature innocenti».
«Lo giustifico in pieno - dice il cardinal Ersilio Tonini - perché la misura del valore della vita ce l’hanno la madre e il padre che ci hanno messo al mondo. È difficile dare un giudizio; un conto è la fattispecie, che può far rabbrividire, ma se ci mettiamo nelle condizioni dei singoli soggetti, di quei genitori, le cose cambiano. Quei genitori, pubblicando la foto del bambino vogliono avere un ricordo del nipotino e della figlia, per tutta la vita. È spiegabile con l’amore materno. Non lo hanno fatto per denaro, dobbiamo metterci nelle loro condizioni».
Il cardinal Tonini si trova sulla stessa lunghezza d’onda del quotidiano della Cei Avvenire, secondo il quale la foto del bimbo mai nato viola un tabù, cioè che occorra essere nati per avere il titolo di uomo. «La mamma della ragazza uccisa - osserva Tonini - ha capito che non occorre essere già nati per esser considerati esseri viventi, uomini; non c’é differenza tra il fatto che quel piccolo fosse dentro oppure fuori del grembo materno: la realtà è quella. In questo caso si scoprono le ragioni del cuore, le madri e i padri hanno intuizioni che nessuno di noi ha».
E se la mamma di Jennifer Zacconi, Annamaria Giannone, si dice orgogliosa di aver fatto pubblicare quella foto («Andrò avanti in questa battaglia dentro e fuori il tribunale. Voglio che Hevan abbia giustizia, così come la deve avere sua madre»), Antonio Marziale, presidente dell'Osservatorio sui diritti dei minori, spiega invece i motivi della sua contrarietà alla scelta editoriale del Gazzettino: «Non condivido la scelta di pubblicare la foto sul giornale solo per un discorso di dignità della persona, perché tale Hevan era, ed anche perché sono certo che non tutti i fruitori del quotidiano siano emotivamente preparati a gestirne l’impatto».
E mentre si scatena la discussione, Antonio Bondi, l’avvocato di Lucio Niero, l’assassino, ha rivelato di aver rinunciato all’incarico. «Non ci sono ragioni etiche, ho visto Niero prostrato» si è limitato a commentare. Ora al mostro verrà assegnato un legale d’ufficio.