Anche Di Girolamo temeva: "Qui finiamo come Fiorani"

Le intercettazioni tra Mokbel e i suoi uomini: "I nostri 43 milioni
come li spartiamo?". Quattromila euro anche a "Nic", il senatore

Lo slang dei protagonisti dell’inchiesta Fastweb-Telecom è da «Romanzo Criminale», o da «Wall Street». Manager della telefonia e maniscalchi della razzia da centinaia di milioni di euro. I traffici di pietre preziose che emergono dalle intercettazioni ricordano le gesta di Leonardo Di Caprio in «Blood Diamond». Così gli ordini impartiti ai politici rimandano al «Padrino». E che dire dei contorni internazionali della frode tricolore più grande del secolo consumata fra giganteschi flussi di denaro sporco che appaiono e scompaiono fra San Marino e Londra, da Managua a Hong Kong, passando per le Cayman e finendo il giro dell’oca nelle anonime filiali di istituti di credito romani? Sono a metà strada fra «La Stangata» con Paul Newman e «Il genio della truffa» con Nicholas Cage. Purtroppo, però, non è un film quello che per anni sarebbe andato in onda grazie a finanzieri d’assalto e a un gruppo di «spalloni» supportati da divise infedeli, mafiosi calabresi, politici eletti al solo scopo di servire l’organizzazione. Per avere un’idea di quello che per i pm è un capolavoro delinquenziale da 2 miliardi e mezzodi euro riciclati basta scorrere i titoli di coda. Qua sotto.
GMC-MMO

«SAI CHI M’HA CHIAMATO? GIANFRANCO FINI»
Appena Di Girolamo viene eletto, Franco Pugliese, per i magistrati esponente del clan Arena che aveva «lavorato» per il successo del candidato, chiama Gennaro Mokbel e si lamenta di non essere stato informato. Mokbel gli risponde che l’ha appena chiamato Fini. Poi spiega che in realtà non ha chiamato lui, ma il neosenatore. Mokbel: «Oh, Franco!». Pugliese: «Ah bello mio... io da sabato che non dormo... ho perso la voce pe ste cazz e votazion... e voi non mi chiamate manco a dirmi “fratello mio tutto apposto”». M: «No! T’ha chiamato Paolo (Colosimo) m’ha detto!!». P: «Eh! Lo so! Ma non basta solo Paolo (Colosimo)...». M: «No! Ma io non ci sto... io sto a fa un cul... tu ’nsai che... poi te spiego... mi ha chiamato Fini... stamattina, Fini... Gianfranco Fini...». P: «T’ha chiamato Fini? Gianfranco Fini». M: «Ha chiamato Nicola... e l’ha convocato... mo nun se sa quando esce questo... Fra’!!... Pe cui... io sto come un coglione in un ufficio... pieno de persone... aa... aa... Roma...». P: «E lo so, lo so...». M: «No! No! Nun te lo immagini... Franco!».

I QUADRI DI VESPIGNANI IL RAGGIRO ALLA VEDOVA
Nei business ideati da Mokbel, per il tramite di Di Girolamo, anche una partita di opere d’arte del pittore Vespignani. Mokbel: «Vieni con Luchino a via del Babuino presso la fondazione dell’archivio della scuola romana dell’Arte per contattare la vedova dell’artista Vespignani, se po’ fa un’operazione che la prendiamo noi... una megaoperazione, so... 80 quadri!».

LA SPARTIZIONE DEGLI UTILI A «GIRAFFA» E «AR SOMARO»
Mokbel definisce con la moglie la spartizione degli utili ai soci dell’organizzazione. «Allora, 43 milioni è il totale che abbiamo incassato, è questo, di questi 24 per il Somaro (Focarelli Carlo, ndr) trenta e… dieci al Giraffa (Panozzo Dario, ndr) dieci dipendenti, poi ce stanno i dieci per Ciccio (Murri Augusto, ndr) sette per Dolce e Braghi, seimila a Kieram, 4mila a Nic (Di Girolamo, ndr)».

DIAMANTI E PIETRE PREZIOSE DIVENTANO SOLO «SERCI»
Molte conversazioni tra gli indagati vicini a Mokbel fanno riferimento all’acquisto di «serci», locuzione dialettale romana per indicare diamanti e pietre preziose. Mokbel: «Vi ho rubato 40 milioni di euro a te e Ciccio». Arigoni: «Be’ ma allora non sta bene con la capoccia». M: «Perché io mi so’ comprato 15 milioni de serci!».
Altro riferimento in una telefonata tra Luca Breccolotti e Silvio Fanella, col primo che chiede: «Senti, ti ricordi che c'erano due cose gemelle? Quei due sercetti gemelli?». In un’altra telefonata Mokbel e Massoli parlano dei diamanti di Hong Kong, custoditi nelle cassette di sicurezza. Mokbel: «So salvi i diamanti?». Massoli: «No, manca un milione e sei». Mokbel: «In che senso?». Massoli: «61 pietre mancano dall’inventario, pietre grosse, certificate (...)».

«ME VOI MANNA' I KILLER DELLA MAGLIANA?»
Discutendo animatamente con Fabio Arigoni, Gennaro Mokbel parla di soldi e amicizie. M: «Sentimi bene, io da domani mi prendo i soldi da Paolo, mantieniti tu la tua famiglia perché a me non mi interessa. Non è una questione di soldi, è di principio, li regalo a qualcuno». Arigoni: «Vabbe’». M: «Me voi mena’? Me voi da’ na capocciata in bocca?». A: «Ma io non voglio mena’ nessuno». M: «Me voi spara’? Me voi manna’ i killer? Me voi sobilla’ Magnafoco?». A: «Ma a chi? A chi?» M: «Er Rosso? I Nicoletti? Er bassetto che stava lì da voi? Er vecchio?». A: «Ma falla finita». M: «Quanno tu me voi fare questo, fammelo. Hai detto troppe zozzerie, troppa merda hai buttato, sei cattivo nell’anima, sei troppo imbufalito sui soldi. Tu pe’ li quatrini non guardi in faccia a nessuno».

«VI PARIAMO IL CULO CON I GRIGI, NO COI NERI»
L’organizzazione godeva di coperture istituzionali, pubblici ufficiali infedeli tra i «grigi», uomini della Guardia di finanza. Mokbel: «Noi vi pariamo il culo con i grigi, fino al momento in cui però non arrivano i neri, quelli brutti, che mo stanno rompendo il cazzo». Il riferimento ai neri è ai carabinieri che hanno iniziato a indagare. L’inchiesta prosegue e uno degli indagati dice: «Quei brutti so arrivati stamattina alle sei e mezza. E quello s’è dovuto anna’ a cambiare le mutande, non è una battuta, s’è fatto mezzo chilo di merda sotto».

IL TESORO È NASCOSTO SULL'ISOLA CARAIBICA
Fanella dice a Toseroni che arrivano soldi «da un isola caraibica». Fanella: «Ti confermo, allora che ti faccio quel coso». Toseroni: «Sì». F: «Da quell’isola, te la mando sulla tua... solita, la piccoletta (Ricci Giorgia, ndr) sa, da quell’isola arrivano, da quella dell’Anziano (Arigoni, ndr)». T: «Sì». F: «D’Anti’, capito? (Antigua, ndr)». T: «Perfetto». F: «Da un’isola caraibica ti arriva due punto cinque (2.500.000,00 euro, ndr), te lo faccio fare lunedì, martedì o mercoledì».

I SOLDI NON RIPARTONO: «CE STANNO L’ALLARMI»
Mokbel, Fanella e Arigoni hanno problemi a far rientrare una somma da Antigua a causa della stretta dei controlli delle Fiamme gialle. M: «Senti ’na cosa, me spieghi perché per ricevere sti soldi è stata così facile e per farli ripartì non è così facile?». A: «Eh, ci stanno difficoltà perché hanno messo l’allarmi». M: «Hanno messo?». A: «L’allarmi». M: «Senti, i soldi stanno a Antigua?». A: «I soldi stanno tutti là, dalla A alla zeta». M: «Ecco allora prendi i soldi, i soldi della gente e li spedisci, er Bilaro non po’ venì perché ce l'hanno tutti appresso (...). Qui bisogna mandare questi cazzo di soldi (...) ti mando la Contessa (Barbara Murri, ndr), e gli fai bonificà a nome suo da ‘ndo stai te, e poi lei da là sa dove te manna i soldi… va bene così?».

VOTO PORTA A PORTA? NO, SCHEDE A PORTAR VIA
Il gruppo di Mokbel investe un’ingente somma economica per la pubblicità del candidato Di Girolamo, ma soprattutto è inquietante l’accordo preso con soggetti legati alla ’ndrangheta di Crotone, la famiglia Arena, che determina in maniera evidente la raccolta illecita di voti tra gli immigrati calabresi. In uno di questi incontri due appartenenti del gruppo andato in missione, uno romano e uno calabrese, raccontano: «... Siamo entrati in una casa di disperati italiani, con il cane che abbaiava, la ragazzina che cacava, ci siamo presi una ventina di voti, ma io non ci ho voluto mettere piede in quella casa perché mi faceva schifo. È entrato er sor Giovanni con la sua verve calabrese, si è preso i voti e se ne semo annati. Er Sor Giovanni, qui, è er capo della direzione germanica».

UNO YACHT DI LUSSO PER RICAMBIARE IL FAVORE
Franco Pugliese, referente degli Arena, il 23 marzo 2008 chiede a Colosimo e Mokbel un favore in cambio del servizio elettorale svolto in Germania: ha bisogno di un prestanome che si intesti la barca che sta per ritirare dal cantiere Stabile di Trapani. Mokbel: «Dobbiamo intestare ’na barca a zi’ Franco». Di Girolamo: «Va bene, ma quella che si è comprato adesso?». M: «Certo. E ogni mese gliela affitti».
Poi il senatore chiama Pugliese e gli dice che è tutto ok: «T’ho telefonato perché il nostro comune amico mi ha detto che per l’intestazione di questa non ti preoccupare, risolviamo tutto noi».

IL CLUB DEI TIFOSI DELL'INTER RACCOGLIE VOTI PER IL CLAN
«Nella corsa al procacciamento di voti in Germania con il reperimento delle schede in bianco avvenute attraverso il pagamento di somme in denaro o di minacce implicite o esplicite - scrive il Ros - emerge il controllo capillare del territorio anche all’estero che la famiglia Arena è in grado di esercitare. Un componente dell’organizzazione spiega: «Stanno scendendo da tutta Stoccarda, da Francoforte, abbiamo fatto un punto di raccolta qui al club dell’Inter, stanno venendo dappertutto, dappertutto, dappertutto».

I SOLDI ALL’ESTERO? NASCOSTI DA HARROD’S
Insiste il Ros: «Grazie al monitoraggio degli indagati è stata individuata la disponibilità da parte degli stessi di alcune cassette di sicurezza financo all'interno dei magazzini Harrod’s di Londra. L’autorità giudiziaria britannica procedeva cautelativamente al sequestro del loro contenuto corrispondente a una somma di 888.675,00 sterline inglesi». Le cassette erano intestate a Fanella, Breccolotti e Cherubini. Che si ritrovano coinvolti in un procedimento civile avviato dalle autorità britanniche. «Allo stato ancora pendente», annotano i carabinieri del Ros.

I CONTI A HONG KONG «AMO’, SO PEDINATO»
Dopo il sequestro di Londra, Breccolotti e D’Ascenzo volano a Hong Kong per prelevare altri capitali nascosti. I due però si accorgono di essere pedinati, e cominciano a girare a vuoto avanti e indietro nella lobby del Central building dell’Oriental hotel della città cinese per confondere gli agenti. Una volta capito di essere pedinato, si muove con attenzione e cautela. Telefona alla sua fidanzata Maria Vittoria: «Ho passato una brutta mattinata amore, poi ti spiego a voce, sai com’è, ci avevo delle persone che mi facevano compagnia... ».

SINGAPORE, BLOCCO DEI CONTI E CACCIA AL «CUCUZZARO»
Di Girolamo parla con Fanella e si dice preoccupato del fatto che Augusto Murri aveva bloccato i conti da lui aperti a «sing sing», ossia Singapore. Fanella a Briccolotti. F: «C’è una cosa grave». B: «Eh...?». F: «Rintraccia quello al volo, subito, fuori, mandagli un messaggio, “mi chiami, ce dovemo vede’ subito”, che er conte giovane, Murri, sta a fa’ na caciara. È ito a mettere mano sul cucuzzaro». B: «Vabbe’, io sto a anna’ a prende er ginecologo». F: «Fatte spiega’ bene la situazione, fatte richiama’, perché è ’na caciara, mamma mia. Io non vorrei che mo quello che è successo a noi dipende da quel pezzo di merda, infame lurido... ».

LA COPERTURA PER I SOLDI SEQUESTRATI DA HARROD’S
Per evitare l’incriminazione per riciclaggio degli intestatari delle cassette di sicurezza di Harrod’s (Fanella, Breccolotti e Cherubini), Toseroni contatta i suoi referenti a Hong Kong e Singapore per «reperire un soggetto - scrivono i Ros - che dietro lauto compenso fosse disposto anche a farsi arrestare per riciclaggio dalle autorità inglesi qualora non avessero creduto alle sue dichiarazioni relative alla paternità e provenienza di questo denaro». Toseroni contatta un certo mr. Lee, parlando di due associati di un fantomatico cliente a cui hanno sequestrato i soldi. Il «cliente», spiega Toseroni, teme che il Soca (Serious organized crime office) possa incriminarli, e così sarebbe disposto a pagare 600mila euro a qualcuno «che vada davanti al Soca - dice il Ros - in Uk e specifichi che il denaro è stato dato da lui a queste due persone per investimenti». Toseroni: «Il mio cliente mi dice: “Se sei in grado di trovare qualcuno che sia disposto anche ad andare in galera per uno o tre anni o qualsiasi cosa, sono disponibile a pagare 600mila euro”». Ma i soldi non sono solo per il capro espiatorio, come spiega a mr. Lee Toseroni: «Fondamentalmente c’è da trovare qualcuno che sia disposto per esempio a prendere 100mila o 200mila, due persone dalla Cina a cui noi daremmo 200mila euro e che sia disposta a rischiare di andare in galera, e noi terremmo la differenza, non so, 200, 300mila, e noi ne terremmo la metà, tre quarti o quello che sia».

«QUI FAREMO LA FINE DI COPPOLA E FIORANI»
Marco Castiglioni chiama Di Girolamo e gli rappresenta le difficoltà provocate da alcuni dirigenti di Egobank in merito ad alcuni finanziamenti. DG: «Quindi a sto punto è n’attimo, perché c’hanno l’arma del ricatto in mano, perché poi non ti dico, anzi te lo dico quando ti vedo a voce, perché se poi lei non lo fa a questo punto è una problematica». C: «Porca troia!». DG: «Quindi è costretto per lei e poi è anche un problema per l’avvocato, cioè è tutta una situazione a catena». C: «Madonna mia!». DG: «Che cazzo fai? Allora quello mi guarda come pe dì, ma che m’hai portato uno prima che è ok, m’ha detto è ok, tutto a posto, mo ariva quest’altro e mi fa così, io ne ho visti tanti così. Oddio va a finì come Coppola o come Fiorani o come uno di questi».

I MANCATI CONTROLLI DI FASTWEB E TELECOM
Scrivono i pm: «Il coinvolgimento a livello apicale della dirigenza delle due società nonché l’assenza o l’assoluta insufficienza dei modelli di controllo adottati (la Beverly Farrow per Fastweb riferiva del suo passaggio all’Audit interno soltanto in occasione del controllo richiesto dal comitato di controllo interno, in quanto prima del 2003 Fastweb non aveva un servizio di controllo interno precostituito, mentre per Telecom Italia Sparkle emerge con evidenza che il servizio Audit interno della controllante Telecom Italia Spa si è mosso soltanto a seguito degli accessi disposti dal pm presso la società) rende superfluo anche il riferimento all’ultimo comma dell’articolo 6 dello stesso d.lgs n° 231/2001».

NEI CONTI DELL’ANCONA SPUNTA UN AGENTE DEL SISDE
Intercettando un maggiore delle Fiamme gialle, Luca Berriola, che era sotto inchiesta per una presunta estorsione ai danni dell’Ancona calcio in seguito a una verifica fiscale (l’ipotesi era la sottrazione di una pen drive con la contabilità «in nero»), salta fuori che il finanziere contatta il legale del presidente della squadra Pieroni utilizzando un cellulare intestato a un certo Aiese, con precedenti per truffa. «A specifica domanda su come mai utilizzasse l’utenza (...) riferiva che in quel periodo utilizzava un’utenza che gli fu data da un funzionario del Sisde, “...del quale posso solo riferire il nome di battesimo, Alessandro”, da utilizzare in casi in cui non riteneva di usare la sua utenza personale». Ma Berriola dice di più: in occasione di un incontro con l’avvocato di Pieroni racconta di esserci andato con «lo stesso Alessandro, funzionario del Sisde, e tale Daniele anche lui persona vicina ai servizi segreti, di cui non poteva riferire né i loro cognomi né procedere alla loro identificazione. Inoltre, l’autovettura utilizzata per andare all’incontro, venne procurata dallo stesso funzionario del Sisde, anche se fu lui a pagare le relative spese».