Anche Indesit ristruttura il frigo

Paolo Stefanato

da Milano

Dopo l’avvio di ristrutturazioni più o meno pesanti da parte di Whirlpool e di Electrolux - i due colossi mondiali degli elettrodomestici con importanti posizioni in Italia avendo rilevato, in passato, Ignis e Zanussi - anche Indesit Company sta «ripensando» il futuro dello stabilimento di Melano, frazione di Fabriano. L’azienda ha impostato un confronto con i sindacati per riconvertire in prodotti di cottura la fabbrica dalla quale oggi escono circa 350mila frigoriferi, non più competitivi in termini di costi; rappresentano circa l’8% della produzione complessiva di frigoriferi del gruppo. Il piano, a grandi linee, è quello di spostare la produzione negli stabilimenti dell’Est Europa (Polonia, Russia) ma senza tagli di occupazione a Melano, dove oggi lavorano 580 dipendenti; la trattativa sarà, per quanto possibile, «morbida», tesa soprattutto a discutere livelli di produttività e modalità organizzative che diano al lavoro una competitività duratura. In un settore, quello degli elettrodomestici, caratterizzato da una concorrenza crescente e aggressiva proveniente soprattutto da Corea, Cina e Turchia e da una pesantissima pressione sui prezzi operata dalle grandi catene distributive, il frigorifero soffre più del lavaggio e della cottura: è un prodotto maturo, sostanzialmente povero (un compressore e una scatola metallica) e sconta costi di trasporto proporzionalmente elevati; conviene quindi produrlo vicino ai mercati di sbocco e la domanda nella Nuova Europa cresce vistosamente. Il gruppo Indesit, oltre ai due grandi poli del freddo in Polonia e in Russia, ha uno stabilimento di frigoriferi a Carinaro (Caserta), dove una maggiore standardizzazione di processo rende il prodotto ancora competitivo; da qui sarà servito il mercato italiano.
La riconversione di Melano dovrebbe essere realizzata nell’arco di un anno. I prodotti di cottura, soprattutto da incasso, che sostituiranno i frigoriferi sono più «leggeri» e «scomposti» (quindi meglio trasportabili), hanno un alto contenuto di design e una tecnologia altamente innovativa. In altre parole, fabbricarli in Italia dà ancora margini sufficienti.
Dei mille tagli annunciati in Italia dal gruppo Whirlpool entro il 2007, in un’ottica di delocalizzazione, il 40% interessa la produzione di frigoriferi; proprio la produzione di frigoriferi è oggetto di una coraggiosa ristrutturazione da parte di Electrolux che, dopo aver effettuato un’«analisi competitiva» di tutte le fabbriche occidentali, ha deciso - tra l’altro - un taglio di 250 dipendenti (su 800) nello stabilimento di Scandicci (Firenze), dove si fabbricano circa 800mila frigoriferi. Saranno sostanzialmente abbandonate le produzioni più aggredibili dai concorrenti «low cost» (i frigoriferi piccoli, ad altezza tavolo), mentre saranno mantenute le linee per i 500mila pezzi da incasso, più pregiati e più profittevoli anche perché slegati dal turbolento universo del consumo finale e legati, invece, al rapporto con i produttori di cucine. Il rovescio (positivo) della medaglia è che le ristrutturazioni di stabilimenti spagnoli e svedesi del gruppo porteranno maggiore produzione di frigoriferi nello stabilimento di Susegana (Treviso), che già aveva perso il «basso di gamma», trasferito in Ungheria.
Anche il gruppo Candy (famiglia Fumagalli) non vede alternative all’Est: ha appena raddoppiato la capacità dello stabilimento di Podborany, nella Repubblica Ceca, dove il costo orario di un operaio è di 3 euro contro i 21 in Italia; in parallelo, nello stabilimento bergamasco di Cortenuova sono stati annunciati 185 esuberi. Il gruppo Candy, circa un miliardo di fatturato, ha forte necessità di aumentare la propria massa critica: ha in corso un’acquisizione in Russia ma per ben due volte ha mancato l’acquisto della francese Brandt, finita alla spagnola Fagor.