Anche la Quercia taglia la strada di Prodi

Laura Cesaretti

da Roma

Dalla Quercia arriva un secco altolà a Romano Prodi e a quelli che al Botteghino vengono definiti «i suoi ultrà»: niente lista «del presidente», niente riesumazione delle primarie. Se questi sono gli spauracchi che il candidato premier intende agitare per punire o ricondurre a ragione la Margherita di Francesco Rutelli, sappia che i ds non ci stanno.
Fassino e D’Alema ieri erano a Tel Aviv per la riunione dell’Internazionale socialista, ma da Roma Vannino Chiti è stato incaricato di sparare il colpo di avvertimento: un’eventuale Lista Prodi «sarebbe un errore: abbiamo bisogno di unire, e se si moltiplica ciò che frammenta e divide è sbagliato. Non rafforzerebbe e creerebbe problemi». Tanto più, aggiungono in casa diessina, che un’ipotesi del genere «farebbe del male innanzitutto a Prodi: il futuro premier non può essere il rappresentante di una lista del 4 o 5%». Dunque, suggerisce Chiti, «togliamo di mezzo questa ipotesi, così come non dobbiamo complicarci la vita tornando a parlare di primarie. Prodi è il leader e nessuno lo mette in discussione, lavoriamo al programma e alle regole di vita dell'Unione».
Certo, lo stop a Prodi è condito anche da numerose bacchettate a Rutelli, che con la sua scelta di liquidare il listone unitario ha creato «sconcerto» tra i cittadini, e che «sbaglia» a pensare che la Margherita da sola «possa intercettare meglio» il voto degli scontenti della Cdl. Ma il dirigente della Quercia offre anche apprezzamento per l’impegno di Rutelli a rilanciare la Federazione dell’Ulivo: «È l’impostazione giusta».
Insomma, dopo il primo choc (Fassino era certo che l’assemblea federale dei Dl non sarebbe arrivata a votare il no al Listone, e l’ala prodiana della Margherita gli aveva assicurato che sarebbe passata la linea del rinvio), i Ds hanno deciso di fare buon viso a cattivo gioco, prendendo atto che quella della Margherita è una decisione irrevocabile: «Non si può tornare indietro», ha scandito ieri Rutelli. Così come al Botteghino si dà per scontato che i Dl faranno un patto elettorale con Mastella, puntando al primato elettorale nel Mezzogiorno d’Italia. E la Quercia si mostra pronta ad affrontare la competizione, sottolineando la debolezza elettorale dei Dl nelle regioni rosse e in molte zone del Nord.
Nel frattempo, però, «occorre contenere il danno - come spiega D’Alema - per evitare che una situazione già così negativa possa portare ad ulteriori lacerazioni che non sarebbe facile recuperare nel sentimento di chi ha creduto e continua a credere nell’Ulivo». Aprire una guerra contro Rutelli, soffiare sul fuoco della polemica contro di lui (come peraltro sta facendo l’Unità, lamentano dalla Margherita, e come vogliono fare i prodiani con le convocazioni di manifestazioni pro-Ulivo) finisce per danneggiare tutti, per dare il colpo di grazia all’immagine unitaria del centrosinistra e per indebolire ulteriormente il candidato premier. Che nessuno vuol mettere in discussione: «A questo punto proprio Rutelli, che è notoriamente il più ostile alla sua leadership, la deve appoggiare: ha fatto lo strappo più duro, non può andare oltre», ragiona un dirigente ds.
Prodi dunque rinunci ai propositi bellicosi, presieda senza rappresaglie la riunione del 25 per il rilancio della Fed e si occupi da leader dell’Unione del programma di centrosinistra, è l’invito dei ds. Pronti a garantire in cambio a Prodi «un’adeguata rappresentanza parlamentare», quando si tratterà di spartirsi i collegi, magari penalizzando la Margherita di Rutelli. Ad attaccare il quale ieri era ancora il socialista Enrico Boselli, assai vicino a Prodi: «Ha dato un colpo sonoro che fa vacillare tutto il progetto dell’Ulivo: è un guaio cui va trovato rimedio».

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