Andrea Doria, il duca annoiato che inventò la nave-bordello

Sull'argomento «luci rosse», che continua ad alimentare il dibattito in città, in passato fiorirono a Genova le iniziative più diverse ed in particolare è curioso ricordare quanto venne in mente ad un giovane rampollo discendente dell'illustre condottiero genovese Andrea Doria.
Sul finire del Seicento, quindi oltre trecento anni fa, quando le sorti della città erano rette dal Senato dell'antica Repubblica, viveva a Genova un discendente di Andrea Doria, anch'egli Andrea, che aveva il titolo di Duca di Tursi; un Ducato che era stato assegnato nel 1552 dall'Imperatore di Spagna Carlo V al suo illustre antenato Andrea, quale riconoscimento della fedeltà alla Corona di Spagna. Tursi era uno di paesi più popolosi della Basilicata e i Doria mantennero il possedimento sino alla seconda metà del Settecento quando i terreni, furono acquistati dalle famiglie Donnaperna, Picolla, Panevino. Dal duca di Tursi viene anche il nome dell'attuale Palazzo del Comune che Giovanni Andrea Doria, figlio di Giannettino, aveva acquistato a fine Cinquecento dai Grimaldi.
Ma tornando all'Andrea di fine Seicento, possiamo pensare che fosse probabilmente annoiato della vita cittadina avendo avuto la bella pensata, raccontata anni or sono da Michelangelo Dolcino, di adibire ad uso di un perfetto bordello un'intera galea, battente bandiera spagnola ed ormeggiata in Darsena. Il successo fu enorme, ma il fatto suscitò lo scandalo e le ire della Repubblica, che tuttavia non poteva in nessun modo intervenire. Si succedettero per diversi anni i vari Dogi biennali senza che si potesse far nulla per porre fine alla vergogna. Solo ne 1716, durante il dogato di Lorenzo Centurione, con un notevole sforzo finanziario la repubblica acquistò dal Duca la nave, liberando così la città da questa situazione che era considerata una vera e propria piaga.
Ma la fama dell'impresa del Doria forse varcò i confini della Repubblica e trovò imitatori nei tribunali di Sua Maestà nell'Inghilterra di Giorgio III. Nel 1789, infatti, la nave «Lady Julian» imbarcò 237 tra prostitute, borseggiatrici, vagabonde e altre donne condannate all'esilio, diretta in Australia verso la futura Sidney, per offrire ai coloni servizi sessuali e assicurare una discendenza. Racconta diffusamente la storia Sian Rees nel suo romanzo storico «Il bordello galleggiante», pubblicato qualche anno fa, che, partendo dal fatto storico, romanza le avventure sentimentali di queste donne sulla «Lady Julian» ed il loro approdo su una terra lontana e inospitale facendole diventare protagoniste di una pagina poco nota nella storia di un grande paese.
Per concludere nella signorile Albaro, quasi a Boccadasse, esiste una scalinata chiamata Via alla Torre dell'Amore che conduce appunto ad una torre, e c'è chi sostiene che in un lontano passato essa fosse teatro di boccacceschi convegni, che ne avrebbero originato il nome. Altri attribuirebbero il nome alla Famiglia Finamore che l'abitò nel XVII secolo, ma lo stemma che appare sulla torre non è quello della famiglia. Quando San Francesco d'Albaro era comune a sé stante, sino al 1874, nella torre i sindaci celebravano i matrimoni, interpretando in chiave augurale l'antica leggenda.
Oggi la torre, elegantemente restaurata, è di proprietà privata.