Annozero, Santoro trasforma le tute blu in veline rosse

Scelti come in un casting i lavoratori di Pomigliano.
Voleva solo delegati Cgil.
Cisl e Uil lo costringono a cambiare idea: lui li invita, ma
niente spazio

In ogni puntata di Annozero, serata di ieri compresa, quando doveva occuparsi di Fiat, massacra Mediaset. La settimana scorsa si è scagliato contro le candidate-veline, le donne che entrano in politica soltanto perché giovani e belle. La tv spettacolo è il suo incubo, il Grande fratello il suo grande nemico, Striscia la notizia l’anti-televisione. E che cosa va invece a combinarti Michele Santoro, il Savonarola del piccolo schermo? Organizza i provini per gli ospiti in studio. Fa il «casting» alle tute blu di Pomigliano. Arruola gli operai-velina. Scrittura i più belli, i più giovani, i più magri, i più telegenici. Evvai Michele, forse crede di essere rimasto nelle tv di Berlusconi.
Che Santoro avesse la fissa dell’immagine, si sapeva. Abiti Armani, capelli tinti e cotonati, espressione studiata, modesta ma efficace abbronzatura. Anche gli attori che hanno impersonato in una improbabile fiction su azioni, scalate in Borsa e alchimie finanziarie i big di casa Agnelli, da Paolo Fresco a Galateri di Genola, erano molto glamour. Ma che scegliesse anche i suoi ospiti non in base a quello che devono dire, ma a come si presentano, questo nessuno poteva pensarlo. Invece è successo, eccome se è successo. Ed è capitato con una categoria di persone, gli operai, che il conduttore di Annozero dovrebbe considerare con grande riguardo. Le tute blu. La classe sociale di riferimento della sinistra. Il ceto più colpito dalla crisi, dalla cassa integrazione, dai licenziamenti. Elettori campani che cinque anni fa hanno mandato Santoro al Parlamento europeo. I protagonisti della trasmissione di ieri intitolata «Mi gioco la Fiat», naturalmente montata contro l’azienda torinese e in particolare Sergio Marchionne, il conquistatore di Chrysler e (forse) Opel presentato come manager ma soprattutto come giocatore d’azzardo. Ovviamente assente.
Gli operai, dunque. I produttori di Annozero si sono presentati martedì ai cancelli di Pomigliano d’Arco. Dovevano arruolare un battaglione di dipendenti Fiat incazzati da portare in studio. Come mai Pomigliano? Perché l’anno scorso hanno fatto 13 settimane di cassa integrazione e quest’anno 16, hanno protestato dal Papa, da Napolitano e a San Remo, hanno messo gli striscioni allo stadio di Napoli. E perché quello stabilimento rischia grosso, secondo le notizie che rimbalzano dalla Germania sul futuro del Lingotto. In febbraio, in una precedente puntata, le telecamere di Annozero erano andate a Tychy, in Polonia, per mostrare che lassù la fabbrica della «500» funziona a tutto gas mentre le linee di montaggio italiane erano ferme.
La troupe santoriana arriva con le idee chiare: un centinaio di tute blu da piazzare tra il pubblico e tre uomini Fiom scelti come portavoce. Ma le altre sigle si inalberano, Annozero innesta la retromarcia e ripiega su un rappresentante ciascuno per Fiom, Fim e Uilm. E qui viene il bello. Chi viene scelto come speaker? Il segretario della cellula sindacale? Il leader delle tessere? Quello che ha le idee più chiare? Quello democraticamente indicato dai lavoratori? No, i criteri dettati da Santoro sono altri. Le tute blu dicono un nome: bocciato perché troppo grasso. Secondo nome: bocciato anche lui perché poco telegenico. Buono il terzo, giovane e belloccio. Al quale viene affiancata una pasionaria dell’indotto molto carina.
I metalmeccanici credevano di partecipare ad Annozero, mai potevano immaginare di essere finiti nel «casting» del Grande fratello operaio o di essere trattati come nelle selezioni di Miss Italia. Si scandalizzano, si offendono, la gran parte rinuncia alla trasferta romana: infatti ieri sera non erano più di una quarantina le tute blu mescolate tra i giovani astanti della «generazione zero». Pochi ma buoni perché, come dice Gerardo Giannone, uno dei leader sindacali scartato dai provini, «chiunque parla di Pomigliano è un compagno operaio degno di stima e rispetto».
Purtroppo la beffa finale è proprio per loro, la «nutrita delegazione intervenuta a titolo personale». Santoro li utilizza come sfondo, li tiene sugli spalti, non li considera interlocutori adeguati agli ospiti «veri», cioè politici (Bersani, Castelli, Diliberto) imprenditori (Bombassei) e giornalisti. Sono un elemento di colore perché espongono lo striscione da stadio «Pomigliano non si tocca» e pronunciano quel «Berlusconi» come solamente un napoletano può fare. Il primo che apre bocca si chiama Francesco Percuoco. Rsu. Segreteria di fabbrica. Fiom. C’era dubbio?