Annuncio ungherese: «Abbiamo trovato il vaccino per l’aviaria»

Monica Marcenaro

In Ungheria sono pronti a produrre su larga scala un vaccino contro l'influenza aviaria efficace sull'uomo. Lo ha annunciato ieri il primo ministro, Ferenc Gyurcsany, visitando lo stabilimento produttore, ma parte del mondo scientifico occidentale che da mesi sta lavorando per combattere H5N1 si dichiara perplessa.
La notizia della sperimentazione del vaccino era stata annunciata in Ungheria già nei mesi scorsi. Stando a quanto ha fatto sapere il primo ministro, il nuovo prodotto arriva dallo stabilimento della ditta Omninvest, a Pilisborosjenoe, 40 chilometri da Budapest, dove si lavora a pieno ritmo per arrivare a commercializzarlo già alla fine di questo mese. L'azienda infatti è riuscita a elaborare una tecnologia speciale per la produzione su larga scala. All'incontro con la stampa, Ferenc Gyurcsany ha fatto vedere ampolle di vaccino, contenente il siero, con sei microgrammi di agente attivo, capace di immunizzare l'uomo contro il virus H5N1, contagioso finora solo fra animali. Le prove cliniche hanno dato risultato positivo, e l'omologazione del prodotto è stata fatta in questi giorni. «Questo vaccino serve per evitare che la malattia si sviluppi nell'uomo in caso di contatto con animali malati, in Ungheria saranno vaccinate circa 20mila persone: veterinari, produttori di pollame ed altri soggetti», ha precisato ancora Gyurcsany. La ditta Omninvest ha ricevuto un credito speciale di due miliardi di fiorini (otto milioni di euro) per la produzione in serie, e il 14 per cento del fatturato della commercializzazione andrà allo Stato. Scettici alcuni scienziati occidentali.
Il vaccino ungherese è vecchio e fatto con una tecnica diversa da altre. È questa l'opinione di Giuseppe del Giudice del centro di ricerche Chiron Vaccini di Siena (la casa farmaceutica che ha avviato la sperimentazione sull'uomo di un proprio vaccino, dopo i risultati positivi ottenuti sugli animali) e dell'immunologo Francesco Lefoche, direttore del day hospital di Infettivologia del Policlinico Umberto primo di Roma. «Stando alle prime e parziali informazioni - risponde Del Giudice - il vaccino ungherese si basa sul virus intero che viene neutralizzato e poi iniettato nel soggetto: noi, invece, usiamo le sole proteine del virus purificate e rafforzate con l'adiuvante “MF59” che potenzia la risposta immunitaria». A marzo dunque la Chiron testerà su soggetti sani, cioè che non hanno contratto la malattia, il proprio ritrovato.
«Non ha non senso farsi prendere dalla corsa sfrenata al vaccino - sottolinea immunologo Lefoche - perché vanno attentamente valutati i costi e i benefici per non distrarre fondi e risorse da patologie reali che hanno un grosso peso sulla sanità pubblica, penso all'Hiv, al diabete, all'obesità, alle allergie». Lefoche invita «a non cedere al panico perché le premesse della pandemia non ci sono: mi pare eccessivo avviare una vaccinazione a tappeto di tutti gli animali dal momento che la contagiosità non mi pare così elevata. Figurarsi rispetto a un programma di vaccinazione dell'uomo». In sostanza, per lo specialista romano, il virus H5N1 potrebbe rivelarsi anche una «bomba-carta».
Molte attese ci sono anche dal vaccino messo a punto in America, all'università di Pittsburgh, dal gruppo dell'italiano Andrea Gambotto. Si è dimostrato efficace al 100 per cento su polli e topi e potrebbe essere sperimentato sull'uomo entro l'anno. La scoperta americana, che ha conquistato le pagine del Journal of Virology, a differenza di altri vaccini, ha dimostrato una capacità immunogenica che, nelle aspettative dei ricercatori, dovrebbe proteggere anche contro la possibile e temuta variante umana di H5N1. L'arma segreta sta nella doppia risposta immunitaria scatenata dal vaccino, prodotto con la tecnologia del Dna ricombinante.