Antagonisti che parlano da terroristi

Genova è la prima città in cui si fanno vive le Brigate Rosse con un messaggio diretto al Secolo XIX, il giornale più diffuso in città. E ricordo che a quel giornale giunse la prima lettera di Aldo Moro dal carcere delle Brigate Rosse indirizzata al «caro Francesco», cioè al ministro Francesco Cossiga.
Questa è la città in cui fu sempre forte l’idea di rivoluzione, cioè la non accettazione della Costituzione e della democrazia come uniche armi del comunismo italiano. Del resto, la «costituzionalizzazione» del Pci fu una cosa lenta e graduale; e sappiamo bene che una linea di scontro armato durò per molti anni dopo la fine della guerra. Nel quinto congresso del Pci (1945) Togliatti aveva dichiarato che insurrezione e democrazia erano le due armi del proletariato e che esso avrebbe scelto l’una o l’altra in risposta alle strategie del capitalismo. Quando Umberto Terracini, presidente dell’Assemblea Costituente, dichiarò che la Costituzione era la via maestra del Pci fu sconfessato con una dichiarazione della direzione del partito.
Ci fu una corrente, quella che faceva capo a Pietro Secchia, che non abbandonò mai l’idea della strada insurrezionale e quindi della vera rivoluzione. È grazie a questa tradizione che ci fu a Genova l’occupazione della prefettura dopo l’attentato Togliatti nel ’48. E l’occupazione della piazza, buttando la polizia nelle vasche della fontana nella piazza cittadina, avvenne durante i tumulti genovesi del ’60 per la presenza a Genova del congresso nazionale del Msi. L’attacco alle forze dell’ordine venne diretto da questa tendenza che costituì il movimento «Trenta giugno 60». In Liguria vennero fondate le Brigate Rosse e a Genova furono distrutte dal generale Dalla Chiesa.
Il gruppo che firma la lettera al Secolo sceglie come nome la data «24 febbraio 1979», il giorno in cui le Br uccisero un operaio dirigente del Pci, Guido Rossa. È dunque nella forma di un contrasto storico interno del Pci che si afferma l’identità del nuovo gruppo terrorista. Indica che sceglie come luogo di lotta la stessa terra in cui operano i partiti della sinistra e la Cgil per porsi come alternativi ad essi. Nella lettera manca l’armamentario ideologico delle tradizionali Br ma mantiene il loro appello insurrezionale. Per indicare la forza ideologica della sinistra a Genova, occorre ricordare che il candidato della sinistra antagonista, compresi i dissidenti che fanno capo a Fabio Mussi, ha dichiarato l’importanza dell’odio di classe e che la scissione dei Ds, non ancora avvenuta in Italia in occasione della prospettiva del partito democratico, è già avvenuta a Genova.
Ci si trova di fronte a nuove Brigate Rosse che non hanno bisogno di legittimarsi con nuove parole perché le trovano, e questo è il fatto nuovo, nel linguaggio di tutta la sinistra e evidentemente in modo diretto in Rifondazione e nei comunisti italiani.
Tutta la coalizione ha impiantato la sua lotta nel dipingere Berlusconi come berlusconismo, cioè come una variante ideologica del sistema sociale occidentale. È come un pericolo per la democrazia. Ritorna in mente quel che diceva Togliatti nel ’45: se il capitalismo abbandona la democrazia, anche il proletariato l’abbandona. L’antagonismo offre un linguaggio di alternativa a un sistema globale definito come ingiusto e sostiene l’illegalità diffusa in nome della giustizia e dei diritti delle comunità locali e della generazione del precariato. Il loro potere di andare non contro la legge ma oltre la legge. L’antagonismo giunge alla rottura di punti concreti della legge sostituendo alla rivoluzione l’illegalità diffusa. Di qui il passo al terrorismo diviene breve, anche se un salto di qualità. Ma l’antagonismo rende possibile al terrorismo di doversi motivare ideologicamente, può contare sulla trasposizione del linguaggio corrente sino all’uso estremo. Il linguaggio parlato da tutta la sinistra e soprattutto da quella antagonista oggi offre motivi al linguaggio insurrezionale e alla tradizione terrorista per ritornare in forma più legittimata ed agire ancora.
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