"La Antonelli impazzì per colpa dei giudici"

Accusata per droga l'attrice si ammalò: "Colpa del processo troppo lungo, va risarcita con 108mila euro"

In realtà Laura Antonelli era senza malizia. Ne avesse avuta, e non per fare polemiche, chissà dove sarebbe arrivata. Ci sono senatori a vita che sniffano per uso terapeutico e usano l’autista come pusher, leader politici che hanno fatto del pendolino spiritico un modello etico, imbonitrici televisive che hanno trasformato la loro condanna in un surrogato di professione... Lei no, lei ha sempre avuto questo fondo slavo e malinconico, è nata a Pola, anno di grazia 1941, questo fidarsi di tutti e questo lasciarsi andare un po’ russo che è proprio di chi dal dramma non riesce mai a passare alla tragedia, ma resta sempre in quella via di mezzo dove si soffre, certo, si soffre come delle bestie, ma resta sempre un che di grottesco, involontario, come no, eppure reale... Non so più chi disse una volta che i più napoletani di tutti sono i russi, e credo sia una verità.

Adesso a quella che fu la Divina creatura di un brutto film illuminato dalla grazia di quel suo fisico ancora da sballo, arriva un risarcimento di 108mila euri dal ministero di Giustizia: è per irragionevole durata di un processo subito per detenzione e spaccio di stupefacenti e che si concluse poi con un’assoluzione. Così dicono le agenzie di stampa, anche se le cifre variano quanto all’entità e c’è chi parla di 150mila euri, che è poi la stessa cosa, due o trecento milioni delle vecchie lire per mettere la parola fine a un’odissea durata nove anni prima che, per modo di dire, Itaca fosse all’orizzonte. Recita l’articolo sei della Convenzione europea che ogni processo va celebrato in un tempo ragionevole. Nove anni vi sembran pochi?

A dirla tutta, lei già sei anni fa aveva chiesto due miliardi come risarcimento, e lo Stato aveva controrilanciato sostenendo che l’equa riparazione fosse di diecimila euri... Questo per dire che da quel 1991 in cui tutto cominciò, di anni poi ne sono passati sedici, e scusate se è poco, e scusate se siamo ancora qui a fare di conto...

Di conto poi di cosa? C’era un’attrice ancora bella, certo, ma incalzata dalla paura d’invecchiare, dalla cupidigia dei produttori, dall’ansia distruttiva dei falsi amici. Era stata la regina di un ventennio, fra i Settanta e gli Ottanta, la regina di cuori e la regina degli incassi, Samperi, Festa Campanile, Risi, Visconti, Patroni Griffi, fra i registi, Lando Buzzanca, Alberto Sordi, Giancarlo Giannini, Enrico Maria Salerno fra gli attori. Qualche titolo? Il merlo maschio, L’Innocente, Peccato veniale, Sesso e volentieri, Malizia, naturalmente, Divina creatura, naturalmente. Si parlava di Altman, si parlava di Antonioni, la si definiva «un volto d’angelo su un corpo da peccatrice», c’era un superattico in via di Campo Marzio, il cuore del cuore di Roma, vestaglie di raso rosa, sorriso di velluto, un matrimonio sbagliato, molti flirt e questo amore con Jean-Paul Belmondo che era tutto uno straziami, ma di baci saziami...

Poi, quel 27 aprile del 1991, i carabinieri bussarono alla porta della sua villa di Cerveteri, la porta di una che era già angosciata dal proprio passato, dal telefono che non suonava più come un tempo, dalla paranoia di chi stava per compiere cinquant’anni e fra un film e l’altro vedeva sempre di più allungarsi i giorni. Trovarono la droga, 36 grammi ovvero 162 dosi, ovvero nove milioni di lire. La usava, certo, ma per sé: finì in carcere, sei giorni di cella, tre anni e sei mesi di condanna, la spada di damocle di tornare dentro... È da allora che la decadenza si trasformò in débâcle. Per tornare sullo schermo, sfruttando il clamore dello scandalo, le consigliarono un lifting casareccio che la sfigurò, arrivarono il prete congolese e la guaritrice laziale, gli esorcismi e gli amuleti, la «circonvenzione di incapace» di una che quella condanna ingiusta aveva ancor più denudato e rovinato, in cerca sempre del perdono, di qualcuno che la benedisse e quindi la emendasse di ogni colpa.

Era senza malizia, Laura Antonelli. E non era materia da Viale del tramonto. Di suo non sarebbe stata in grado di fare del male a nessuno. Del male che le è stato fatto, ci si può assolvere dicendo che in fondo lei stessa non vuole ricordare. «Laura Antonelli non esiste più» ha già detto una volta. Chi siamo noi per riportarla in vita?