Anziani intossicati, due le vittime a Trieste

Dopo la prima vittima, un altro morto fra i sette anziani della casa di riposo "Bartoli" ricoverati in ospedale. In corso accertamenti, analisi e indagini

Trieste - Salgono a due le vittime della sospetta intossicazione alimentare che ha colpito ieri una quarantina di anziani ospiti della casa di riposo "Bartoli" di Trieste. Nell'ospedale di Cattinata del capoluogo giuliano - si è saputo da fonti dell'amministrazione comunale, proprietaria della casa di riposo - è deceduto stamani uno dei sette anziani ricoverati nel corso della giornata di ieri. Un primo decesso - anche in quel caso di un uomo - era avvenuto ieri mattina. Nello stesso ospedale di Cattinara restano gravi le condizioni di una donna, di 103 anni, che aveva avuto i sintomi di diarrea e vomito, accusati anche dalla quarantina di ospiti (su 210) della casa di riposo.

Non destano, invece, particolari preoccupazioni le condizioni degli altri quattro anziani che sono tuttora ricoverati, in osservazione, nell'ospedale triestino. Per accertare le cause dell'intossicazione alimentare l'Azienda Sanitaria ha avviato accertamenti, analisi e indagini i cui primi risultati dovrebbero essere noti nel pomeriggio. Un'inchiesta è stata avviata anche dalla Procura della Repubblica di Trieste.

Microbi sospetti Sono centinaia e di solito senza grandi conseguenze per la salute, i microrganismi responsabili delle tossinfezioni alimentari, ma sono appena 6-7 quelli più frequenti nelle comunità e nell'ambiente domestico. Tuttavia se le persone colpite sono anziani, bambini, malati, immunodepressi, si possono avere danni molto seri per la salute, come è accaduto nella casa di riposo per anziani di Trieste. "I germi più frequenti in questo tipo di infezioni - spiega il professor Carlo Signorelli, ordinario di Igiene all'università di Parma - sono la salmonella enteriditis ( che rappresenta circa il 90% dei casi ) coinvolti soprattutto nella produzione e nella conservazione di cibi a base di uova e maionese; il campylobacter ; lo stafilococco aureo per panne e creme; l'Escherichia Coli; il bacillus cereus, per riso, patate e cereali lasciati per lungo tempo a temperatura ambiente; la lysteria". La contaminazione dei cibi può avvenire in molti modi: frutta e verdura possono contaminarsi se lavate con acqua contaminata da feci animali o umane; la salmonella può contaminare le uova dopo aver infettato il sistema ovarico delle galline; i batteri del genere vibrio infettano le acque e sono filtrati dai frutti di mare; le infezioni possono essere trasmesse anche dagli operatori alle cucine durante la fase di preparazione degli alimenti. "Il pericolo maggiore - ha sottolineato Signorelli - deriva dal fatto che questi germi e le tossine da essi prodotti provocano diarrea, vomito e cioé perdita di liquidi che portano a disidratazione e scompenso anche grave le persone colpite; e se esse sono già in uno stato di malattia o debolezza si instaurano seri problemi di salute". Per queste malattie, ha aggiunto l'igienista, è obbligatoria una notifica alla Asl entro 12 ore in modo che si possano attuare indagini epidemiologiche e batteriologiche, risalire all'agente infettante ed espletare i controlli di legge sull'igiene degli alimenti. Secondo l'esperto i batteri che danno sintomi di nausea, vomito, diarrea e dolori addominali in poche ore dall'infezione sono lo stafilococco aureo (1-6 ore), il bacillus cereus (1-6 ore), la lysteria (6-12 ore), la salmonella e l'Escherichia Coli (6-48 ore).