Apartheid nel metrò, anche la Lega si dissocia: "Salvini non parli più"

Il deputato del Carroccio vuole carrozze per soli italiani Fini: "Offensivo". Berlusconi: "Provocazione senza fondamento"

Roma «Avanti di questo passo fra dieci anni se non si interviene ci saranno posti o vagoni riservati ai milanesi e alle persone perbene. Se non si mette un limite all’immigrazione arriveremo a questo». Se Matteo Salvini, deputato leghista e consigliere comunale meneghino, non avesse reso queste dichiarazioni giovedì scorso, si sarebbe risparmiato la mitragliata di critiche piovutagli addosso.
Improponibile una difesa visto il clima surriscaldato, si sono sprecati i paragoni con il Ku Klux Klan e con l’apartheid sudafricano. Alla fine, una delle dichiarazioni più equilibrate è stata quella del premier Silvio Berlusconi, il quale si è limitato a ricordare che «lo stesso Matteo Salvini ha detto che si trattava di una battuta, di una provocazione che non ha alcun fondamento».
Molto più duro il presidente della Camera, Gianfranco Fini. «Se si legge la Costituzione certe proposte non si fanno perché sono lesive della Costituzione stessa e delle persone, qualsiasi sia il colore della pelle, la razza e la lingua», ha affermato rilevando che la sortita leghista «viola anche il principio di non discriminazione sancito dalla Carta dei diritti universali dell’uomo». Per il ministro delle Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, è solo una «inaccettabile sciocchezza». Non meno indignato il vicecapogruppo del Pdl alla Camera, Italo Bocchino che ha alzato i toni: «O è una becera provocazione o è una bestialità politica. Chi ha responsabilità nello stesso partito del ministro degli Interni farebbe bene ad essere prudente su questi argomenti».
Il segretario del Pd, Dario Franceschini, che già non aveva lesinato fendenti giovedì, è tornato alla carica parlando di «segnale gravissimo, una cosa che non si può sottovalutare». E se la collega Giovanna Melandri ha espresso il desiderio di regalare al leghista un libro di Martin Luther King, l’astrofisica e candidata all’Europarlamento per il Prc, Margherita Hack, non si è persa in giri di parole. «Apartheid allo stato puro», ha detto. «Basta con questo uso strumentale ed elettorale del problema dell’immigrazione», ha tuonato il segretario generale Cisl Raffaele Bonanni.
Pure il sottosegretario agli Esteri, Stefania Craxi, ci è andata giù pesante. «Spiace che una stüpidada simile provenga dal partito del ministro degli Interni», ha chiosato. «Nel caso si prendessero sul serio tali affermazioni si cadrebbe in un baratro fatto di intolleranza», ha commentato l’eurodeputato del Pdl, Mario Mauro.
Nemmeno il Carroccio, alla vigilia degli Stati generali di Vicenza, si è prodigato, anzi. «Salvini ha proprio esagerato. Per due giorni è meglio che non parli. Adesso il caso è chiuso», ha tagliato corto Giancarlo Giorgetti, segretario della Lega Lombarda. Solo Mario Borghezio ha cercato di attutire i colpi: «È una proposta-provocazione, ma certamente nasce da una segnalazione insistente che abbiamo dappertutto».
Ma Salvini, che in beata solitudine ha già combattuto contro la Chinatown di via Paolo Sarpi e contro il campo rom di via dei Missaglia, non ha deposto le armi. «La maggior parte di coloro che ci hanno criticato non ha compreso il senso della nostra proposta, proprio perché non utilizza i mezzi pubblici», ha detto ricordando che «nessuno ha mai parlato di extracomunitari, quella sui milanesi era solo una battuta» e che «Berlusconi, che è uomo di mondo, l’ha capito subito ed ha evitato di alimentare la polemica». Certe critiche però non gli sono garbate affatto e così nella sua rubrica «Arancini padani» su Affaritaliani.it Salvini ha riportato la voce dei suoi elettori del mercato di via di Rudinì. Franceschini? «Ch’el vegna chì a vedè come vivomm in mezz a tutta ’sta gent che la fa ’n casso tutt’el dì», dice uno. Fini? «Votavo per lui ma c’ha proprio rotto le balle con ’ste difese di clandestini, islamici e zingari». Vox populi...