Apparve nuda: l'Ordine punisce la giornalista

La cronista Rai Mariaceleste De Martino era stata nominata esaminatrice del concorso per l'accesso all'Albo. Poi l'esclusione, tutta colpa di alcuni scatti piccanti di una decina di anni fa...

Roma - Nel nostro Paese la cronaca politica recente racconta che una lunga carriera nel cinema hard non preclude l’ingresso in Parlamento; e che qualche scatto osé molto appeso sui muri dei carrozzieri italiani viene ricordato quasi con affetto da un’attuale ministra. Ma tanta disinvoltura, tanta apertura mentale non vale per l’ordine dei giornalisti: al punto che un calendario en deshabillée prodotto dieci anni fa è un marchio di infamia tuttora attivo, che impedisce la partecipazione a una commissione di esame, pur in presenza di tutti i requisiti necessari.
Se n’è accorta sulla sua pelle Mariaceleste De Martino, che vive a Roma ma è nata a New York 45 anni fa, giornalista professionista dal lontano 1992, con trascorsi in molte testate cartacee e televisive e un presente al Televideo Rai. Dopo molti anni di domande cadute nel vuoto Mariaceleste quest’anno riesce finalmente a vedersi inserita nella commissione esaminatrice dell’esame per giornalisti (108esima sessione), composta come da regolamento da due magistrati designati dal presidente della Corte d’appello di Roma e da cinque giornalisti professionisti da almeno dieci anni. La notizia le viene comunicata con un telegramma il 20 maggio scorso firmato dal presidente nazionale del consiglio dell’ordine, Enzo Iacopino: «Informoti che insediamento commissione est fissato per lunedì 13 giugno 2011 at ore 16,30 presso sede ordine nazionale Roma via Parigi 11 stop. Cordialità et auguri buon lavoro», va sul pratico l’amichevole messaggio. Mariaceleste esulta e si organizza per tenersi libera dal 13 giugno per diversi giorni, cosa non agevole dal momento che da qualche anno il ruolo di commissario per l’esame da giornalista non dà diritto a un’assenza giustificata dal lavoro. Poi il fermi tutti: Mariaceleste pochi giorni dopo, il 25 maggio, riceve un altro telegramma, inviatole stavolta direttamente da Iacopino, con un brusco dietro-front: «Causa ridefinizione componenti 108esima sessione - si legge - Sua nomina quale commissario effettivo est sospesa. Sua convocazione per riunione insediamento 13 giugno 2011 est annullata. Distinti saluti».
Che cosa è successo in cinque giorni? Pare che qualcuno, nel Consiglio nazionale dell’ordine, abbia messo gli occhi su un vecchio calendario piuttosto esplicito realizzato nel 2001 da Mariaceleste e ancora visibile su internet. Una serie di scatti in bianco in nero realizzati da Riccardo Schicchi (il demiurgo di Cicciolina) nei quali Mariaceleste mostra tutto quello che può umanamente mostrare (tranne il viso) in contesti nei quali il suo corpo, lungi dall’essere semplice oggetto di esibizionismo, denuncia i mali del mondo: tipo guerra, terrorismo, inquinamento, globalizzazione. Insomma: un calendario con intenti più sociali che porno, e comunque realizzato dieci anni fa. In via Parigi evidentemente però il moralismo non ha data di scadenza. Voci di corridoio narrano di un dibattito - anzi, una vera spaccatura - tra bacchettoni e garantisti con vittoria finale dei primi. Vade retro, commissaria a luci rosse.
Un sorprendente caso di bigottismo fuori tempo massimo che lascia di stucco Mariaceleste. Che è dotata di una personalità sulfurea, di link con il mondo dell’arte, di una predilezione per il situazionismo e anche di una buona dose di autoironia. Il classico personaggio di cui si dice che una ne fa e cento nel pensa: nel 1998 arrivò a sponsorizzare personalmente la squadra di calcetto dei tecnici Rai, fornendo loro una divisa con la scritta: «Sono Mariaceleste ma vorrei essere Assunta» che riassumeva il suo desiderio di porre fine a un lungo precariato all’ombra della tv di Stato. Un curriculum, insomma, ricco di ogni genere di esperienze. Le mancava quella della strega sul rogo dell’inquisizione giornalistica. «Strano destino - commenta amareggiata - per me che vesto come una scolaretta, castigata». Castigata, appunto.