Aprite i negozi agli animali: è un affare

Fino a pochi anni fa era usuale vedere, al di fuori degli esercizi commerciali o dei grandi centri della distribuzione, cani legati sommariamente a qualche transenna, in attesa che i proprietari, impegnati nello shopping, li venissero a riprendere. Inutile dire che qualche volta trovavano un biglietto con scritto «grazie», specie se il cane era di razza (...)
(...) e giovane. Da qui l'espediente di andare al supermercato con un amico, incaricato di accudire il cane. I maggiori supermercati hanno costruito box dove potere temporaneamente «parcheggiare» Fido. Il sistema non ha però funzionato. Il cane mal si adatta a un box chiuso, con scarsa aerazione, mentre il proprietario stesso, dal punto di vista psicologico, non fa la spesa volentieri, continuamente in pensiero per quel cane non abituato a vivere chiuso e quindi soggetto a crisi d'ansia e claustrofobia.
Che qualcosa sia profondamente cambiato ce lo dicono i dati dell'Aidaa, l'associazione di Lorenzo Croce che si batte per i diritti degli animali, dati che vanno di pari passo con quelli sul drastico calo dell'abbandono di cani (-45%) nel nord del paese, frutto anche del lavoro assiduo che il ministro al Turismo, Michela Vittoria Brambilla, da noi intervistata recentemente, porta avanti con puntiglio e senza badare alle critiche di chi vuole che i problemi degli animali siano marginali. Economia (quindi turismo) e civiltà di una nazione, si misurano anche dal livello di benessere che viene riservato ai nostri «fratelli minori» e, se politici o amministratori non lo capiscono, peggio per loro. L'ignoranza e l'incoscienza sono cattive compagne di chi deve gestire la res publica.
Veniamo dunque ai dati dell'Aidaa che rappresentano la sintesi di una ricerca portata avanti sul 3.500 esercizi commerciali e 500 supermercati. Le indicazioni raccolte dai volontari dell'associazione mostrano che, negli ultimi cinque anni, l'accesso dei cani nei negozi è aumentato del 76%. Nel 2005 su 3.500 negozi il divieto di accesso ai cani era esteso a 2.600 negozi di varie tipologie, tra cui tutti i negozi alimentari e quasi tutti i bar, ma non mancava il divieto di ingresso ai cani nei negozi di abbigliamento ma anche in negozi di mobili o ferramenta e addirittura in cartolerie. La situazione oggi è drasticamente cambiata. Da un controllo effettuato sullo stesso numero di negozi nelle maggiori località turistiche del paese, ne esce un'Italia finalmente più allineata agli standard del nord Europa. Mantengono il divieto di entrata per cani «solo» 694 negozi, quasi tutti bar ed esercizi con vendita di alimentari, mentre ammontano a 103 i negozi di altra tipologia.
Siamo diventati più bravi e tolleranti o magari cominciamo a capire che questo ostracismo del tutto ingiustificato, nei confronti dei piccoli quattro zampe domestici, comporta anche risvolti economici che, in tempo di vacche magre, è bene prendere in considerazione?
Un dato interessante è che i centri commerciali più tolleranti con i cani sono quelli appartenenti a gruppi esteri.
Ancora una volta l'economia si fonde, per una nazione come la nostra, con il turismo ed è molto probabile che la pesante crisi di molti settori commerciali, abbia aiutato a modificare comportamenti troppo rigidi e obiettivamente ingiustificati, tenuti da proprietari di esercizi finalmente meno inclini, guardando la cassa vuota, a preoccuparsi di malattie o pericoli inesistenti causati dagli animali nei confronti degli uomini. Sono le malattie e la violenza degli uomini che all'uomo devono far paura.