Arbitri, ascoltate gli scienziati

Annullare un «gol» può avere conseguenze enormi, in quanto il gioco del calcio è caratterizzato dalla probabilità estremamente piccola di realizzare un gol. Per lo stesso motivo è errore gravissimo concedere un rigore inesistente. La preparazione atletica dei giocatori, la elaborazione delle strategie di attacco e di difesa che un allenatore studia per giorni e giorni, settimane, mesi, cercando di raggiungere il traguardo giustamente sperato - seguendo con rigore e onestà le regole del gioco, come ha dimostrato di saper fare Donadoni - vengono distrutte da «sviste» di arbitri e guardalinee che l'impiego di tecnologie moderne permetterebbe di evitare.
Lo sport più popolare del mondo dovrebbe agire da esempio su come l'impegno in una attività, che riesce a interessare milioni e milioni di persone, possa essere premiato con vera giustizia e senza errori (commessi in buona e in malafede). Il presidente Abete dovrebbe farsi promotore di una azione forte per convincere i vertici delle federazioni sportive a introdurre le moderne tecnologie negli stadi, al fine di dare alle grandi masse fiducia nell'esistenza effettiva di una volontà sportiva che vuole premiare i migliori in campo.
La violenza negli stadi (esclusa quella endemica) ha come molla l'ingiustizia flagrante. Introdurre le moderne tecnologie vuol dire controllare «in tempo reale» gli «errori». Telecamere opportunamente disposte, con una regia centrale controllata da tre esperti, permette - in caso di errori - un intervento immediato per rendere «giustizia» al grande pubblico, in tempo reale. Che siano necessarie le tecnologie elettroniche ce lo dicono i tempi in gioco. Basti un esempio. In un tiro in porta ben assestato il pallone viaggia a 120 chilometri l'ora. Se il calciatore si trova a dieci metri dal portiere, il tempo di volo è di un terzo di secondo. È in quella frazione di secondo che il portiere deve muoversi per evitare che il pallone entri in porta. Anche mettendocela tutta un arbitro non riuscirebbe a vedere cosa accade quando la palla tocca il suolo e rimbalza. Il tempo di questo «rimbalzo» è infatti di appena 8 millisecondi. Questi risultati sono ricavati da calcoli in cui entrano in gioco le caratteristiche essenziali del pallone usato: la sua massa (450 grammi), la sua circonferenza (70 cm) e la pressione dell'aria che tiene gonfio il pallone (poco meno del doppio, 1.85, della pressione atmosferica). Dotando i giocatori di monitor appositamente progettati e usando macchine fotografiche ad alta velocità è possibile studiare tutti i dettagli evitando errori.
E di errori sono pieni tutti i campionati di calcio. Uno dei più clamorosi fu il famoso «gol» di pugno che Maradona fece, sperando nella svista dell'arbitro: svista da campionato mondiale. Altri errori clamorosi accaddero nella prima fase dei campionati mondiali del 2002. Per esempio, due correttissimi gol vennero annullati all'Italia nella partita contro la Croazia. Il portavoce della Fifa - Keith Cooper - ebbe il coraggio di dire che la qualità degli arbitraggi era stata più che soddisfacente. Potremmo continuare a elencare errori prima di arrivare allo scorso venerdì 13: all'Italia è negato un rigore e così pure alla Francia. Come se non bastasse all'Italia viene annullato un gol perfettamente valido. Sono sviste arbitrali che le moderne tecnologie saprebbero evitare.
E adesso la domanda da diversi miliardi di euro. Perché la giustizia sportiva non vuole dotarsi delle tecnologie che eviterebbero le sviste arbitrali? È come se nei tribunali non fossero stati accettati i test con tecnologie moderne che permettono di scoprire la verità: liberando un innocente ingiustamente accusato o costringendo un criminale a essere posto dinanzi alla certezza di una prova.
L'arbitro in campo è da età della pietra. L'arbitro dovrebbe stare in regia televisiva per seguire nei minimi dettagli tutto ciò che avviene in campo. I giocatori potrebbero essere dotati di «sensori» elettronici in grado di stabilire dove, come e chi per primo tocca l'avversario. Il problema del «fuorigioco» non può essere più affidato all'assistente dell'arbitro che sventola la bandiera «sbagliando». Dove si trova il calciatore rispetto ai difensori saranno gli strumenti a dirlo, senza alcuna possibilità di errore.
Un campionato viziato da sviste non va considerato una fatale realtà impossibile da correggere. Gli errori degli arbitri danno al pubblico l'idea che il gioco del calcio non è quella gara sportiva in cui devono eccellere le qualità esclusivamente legate alla forza fisica e alle eccezionali doti del campione che ce la mette tutta per vincere. Il messaggio che viene dall'annullamento di un gol legittimo o dalla decisione arbitrale di un rigore inesistente è di sfiducia nella giustizia sportiva. Non c'è motivo di negare a questo grande pubblico il diritto a credere che, nello sport, vincano veramente i migliori. Non quelli che vengono gratificati dalle sviste arbitrali. Che questi campionati europei siano l'inizio della fase in cui il gioco del calcio abbandoni l'età della pietra e adotti le tecnologie più avanzate per garantire ai migliori in campo di vincere.
Lo sport più seguito al mondo non può continuare a ignorare l'esistenza delle tecnologie utili per dare a chi merita la giusta vittoria. E infatti. Gli errori continuano a falsare i valori autentici di questo sport. È il calcio a dirci che non si può ignorare il senso istintivo di giustizia che hanno le masse di tifosi: le regole non possono essere infrante dagli errori di arbitri e guardalinee.
Antonino Zichich