Arrestati a Kabul otto sospettati del rapimento

E nella capitale si moltiplicano gli appelli agli stranieri sul rischio di altri sequestri. Nel mirino soprattutto le Ong

Fausto Biloslavo

La polizia afghana ha arrestato otto persone sospettate di essere coinvolte nel rapimento di Clementina Cantoni, la cooperante italiana liberata giovedì dopo oltre tre settimane di sequestro. Lo ha rivelato ieri a Kabul, in una conferenza stampa, il ministro dell’Interno afghano, Ali Ahmad Jalali. Gli otto sono finiti nelle mani della polizia grazie alle operazioni di ricerca della banda di sequestratori scattate subito dopo la liberazione dell’italiana.
Nel frattempo la minaccia di rapimenti in Afghanistan rimane alta. Ieri l’Anso, l’agenzia di sicurezza delle organizzazioni non governative presenti nel Paese, è tornata a mettere in guardia tutti gli stranieri. «La minaccia di sequestri (...) non si è ridotta e la nostra euforia, relativa al rilascio di Clementina, non deve compromettere la sicurezza». Gli avvertimenti, che giungono via posta elettronica agli stranieri presenti in Afghanistan, erano molto particolareggiati solo sei giorni fa. «Minaccia di rapimenti nei confronti della comunità internazionale» era il titolo del comunicato di allarme. Il 5 giugno la sezione orientale dell’Anso rivelava di «aver ricevuto informazioni credibili, da fonti locali, su un aumento del rischio di rapimenti nei confronti di personale internazionale nella regione di Jalalabad (a est di Kabul, ndr), nei prossimi dieci giorni da oggi. Anche se non sono state nominate specificamente le Organizzazioni non governative, si deve presumere che possano essere uno dei possibili obiettivi».
Il timore di altri rapimenti era stato confermato il giorno dopo la liberazione di Clementina dal portavoce del ministero degli Interni afghano, Latfullah Mashal, che ha messo in guardia gli oltre tremila volontari, diplomatici e tecnici stranieri che vivono a Kabul invitandoli «alla massima vigilanza».
Poco prima della liberazione dell’italiana il dipartimento di Stato americano ha aggiornato gli «allarmi» per l’Afghanistan invitando i cittadini statunitensi a non recarsi in questo Paese. Il nuovo avvertimento sottolinea che «permane la minaccia di rapimenti e di assassini di cittadini statunitensi e di lavoratori di organizzazioni non governative» in Afghanistan, da parte di talebani o di simpatizzanti di Al Qaida.
Le segnalazioni dell’Anso e di altre agenzie di sicurezza sono ancora più precise. I cinque tentativi di sequestro di occidentali degli ultimi mesi, per fortuna falliti, erano stati preceduti da allarmi dettagliati. Dopo il rapimento di Clementina gli avvertimenti si sono moltiplicati, con segnalazioni di macchine sospette o di finti rappresentanti del fisco afghani, che chiedevano informazioni sulle Ong con la scusa del pagamento delle tasse. Uno dei dispacci recenti più allarmanti parla di un elevato rischio sequestro a Kabul da parte «non solo di bande di criminali, ma di fazioni politiche pronte a rapire degli stranieri». L’arma dei sequestri potrebbe infatti essere utilizzata anche da chi ha intenzione di destabilizzare l’Afghanistan in vista delle elezioni di settembre. Non solo talebani e Al Qaida, ma anche altre fazioni etnico-politiche, forse interne alle nuove autorità afghane, che hanno interesse a mestare nel torbido utilizzando come dei burattini i tagliagole come Timor Shah.