Arrestato un altro fedelissimo di D’Alema

Dopo il vicepresidente regionale Frisullo, finito in cella, dalla Puglia
arriva una nuova scossa per Baffino: il suo braccio destro Fasano, ex
sindaco di Gallipoli, è accusato di corruzione e abuso d’ufficio.
L’inchiesta è partita dall’omicidio di un boss della Sacra Corona Unita

nostro inviato a Lecce

Nel mare magnum delle malefatte pugliesi finisce nei guai un altro delfino del noto politico che invita ad andare a farsi fottere chi non la pensa come lui. Dopo l’arresto del suo braccio destro nonché vicepresidente della giunta regionale Sandro Frisullo (storie di escort e non solo); dopo le dimissioni dell’indagato segretario organizzativo del Pd, Michele Mazzarano, suo fedelissimo nel Salento (in rapporti con l’imprenditore Tarantini, quello della D’Addario a Palazzo Grazioli); dopo il coinvolgimento nelle inchieste baresi del suo amico-factotum Roberto De Angelis (quello degli incontri fra D’Alema e Tarantini); dopo l’iscrizione sul registro degli indagati dell’imprenditore Enrico Intini, suo intimo amico (nel medesimo filone sesso-sanitario); dopo tutte queste faccende disgraziate, insomma, un altro pesce pregiato del branco dalemiano finisce nella rete giudiziaria.

All’alba di ieri il Ros di Lecce ha infatti bussato alla porta di Flavio Fasano, ex sindaco di Gallipoli, ex assessore provinciale ai Lavori pubblici, da sempre uomo-ombra del Líder Maximo. I carabinieri gli hanno notificato copia di un’ordinanza d’arresto a suo carico, al pari di altri quattro coindagati, con accuse che spaziano dal concorso in «turbata libertà degli incanti e violazione del segreto d’ufficio», al «falso per induzione in errore determinato dall’altrui inganno», dalla «corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio» all’«abuso d’ufficio».
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, basata essenzialmente su alcune microspie piazzate nello studio legale di Fasano, il referente di D’Alema nel collegio ionico sarebbe stato il protagonista di conclamate irregolarità nella gestione degli appalti (cartellonistica pubblicitaria, costruzione del nuovo istituto nautico e del campus universitario), nella nomina di dirigenti di enti locali, nell’assunzione di personale da inserire nelle ditte vincitrici delle gare, nell’ottenere denaro per il Pd come corrispettivo ai favori prestati.

Il filone appalti nasce da una costola dell’inchiesta «Galatea» collegata all’omicidio del capo clan della Sacra Corona Unita, Salvatore Padovano, detto «Nino Bomba», ucciso dal fratello Rosario che appena tre giorni dopo l’omicidio venne sorpreso dal Ros al telefono proprio con l’ex sindaco Fasano (in passato era stato suo avvocato) mentre riceveva consigli su come muoversi e su cosa dire. Nelle telefonate vennero fuori anche dettagli inediti – per gli inquirenti - sul delitto. In quel primo troncone d’indagine si faceva anche riferimento al progetto del boss Rosario Padovano di far fuori un altro ex sindaco di Gallipoli, attuale parlamentare del Pdl, Vincenzo Barba. Indagato per gli appalti, nel mirino per i rapporti col boss, l’amico del cuore di D’Alema aveva pensato bene di rinunciare a candidarsi alle ultime regionali. Non è bastato: l’hanno arrestato.