Arriva la macchina che ci fa vedere i sogni

Grazie a una ricerca giapponese, presto potremo controllare cosa pensiamo durante la notte sullo schermo del computer

Londra I sogni adesso si possono vedere sullo schermo di un computer. Della loro interpretazione si era già occupato un secolo fa Sigmund Freud, ma fino a ieri nessuno era riuscito a rappresentare i nostri pensieri notturni graficamente nella loro completezza, come in una mappa vera e propria.
A essere riuscito nell’impresa è un gruppo di scienziati giapponesi che hanno creato un dispositivo in grado di riprodurre in immagini su un computer il processo di formazione dei pensieri e dei sogni. Il complicato esperimento sarà presto pubblicato sulla rivista specializzata americana Neuron, ma i suoi contenuti sono stati anticipati sul quotidiano britannico The Daily Telegraph.
In passato erano già riusciti a creare una tecnologia che poteva riprodurre singole immagini provenienti dal cervello, ma l’ultima sperimentazione apre una serie infinita di nuove possibilità di svelare i segreti dei sogni e di altri processi cerebrali. Il gruppo giapponese, guidato dal professor Yukiyaso Kamitani, ha focalizzato la propria ricerca sul processo di ricognizione dell’immagine nella retina dell’occhio umano. Quando si guarda un oggetto, la retina è capace di riconoscere un’immagine che in seguito viene convertita in messaggi elettrici inviati alla corteccia visiva cerebrale.
La ricerca si è quindi proposta di approfondire in quale modo questi segnali sono «catturati» e poi tradotti in visivamente. «Applicando questo tipo di tecnologia, sarà possibile registrare e ripetere le immagini che le persone percepiscono come sogni», ha spiegato Kamitani. In una parte dell’esperimento per esempio, i ricercatori hanno mostrato a volontari le sei lettere della parola «neurone» prima di usare la tecnologia che ha misurato la loro attività cerebrale e in seguito ha ricostruito la parola sullo schermo di un computer.
Utilizzando lo stesso processo gli scienziati sperano quindi di riuscire a dare una forma visiva al lavorio cerebrale di chi dorme e sogna. In futuro potrebbe quindi essere possibile alzare un velo sul mondo segreto in cui ci si addentra durante il sonno, tormentato o felice che sia. Sempre l’attività onirica è stata al centro lo scorso anno di un’altra ricerca scientifica condotta dal Telegraph e alcuni suoi risultati si erano rivelati sorprendenti. Si era scoperto ad esempio che, diversamente da quanto si pensa comunemente, i sogni sono più influenzati dagli eventi del passato recente che dai traumi subiti nell’infanzia. È quindi molto più probabile che l’incubo di una notte sia stato provocato da una spiacevole esperienza verificatasi la settimana prima piuttosto che da un abuso subito quando si era bambini. Ma i sogni sembrerebbero legati anche alla matematica, almeno questo insegna il fisico Roger Highfield. L’esperto ha infatti offerto una nuova lettura dei processi cognitivi del cervello utilizzando la teoria quantistica per spiegare i misteri della mente. Certo, visto che a collegare sogni e numeri ci ha già pensato la Cabala, sono molti a guardare con scetticismo questa teoria. «Il cervello è un oggetto macroscopico, non microscopico», ha dichiarato secco il professor Hugh Wilson dell’università di York che ha liquidato come «non significativi» i risultati dello studio del collega. La «mappa onirica» giapponese invece potrebbe aprire una porta su un mondo che ci è ancora quasi del tutto sconosciuto.

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