Arte e devozione lungo i santuari del Tigullio mariano

Il libro-guida di Baratta e Lavaggi sul culto dipinto e scolpito nei confronti della Madonna

Un pellegrinaggio. Un viaggio catartico. Un percorso di devozione paradigmatica che passa attraverso antropologia e arte. Francesco Baratta e Andrea Lavaggi ricompongono la «Storia, arte e fede nel Tigullio mariano». Un libro-guida, un passaggio a «nord-ovest», un confronto in esclusiva con la devozione dipinta, scolpita, scovata nelle lunghe giornate di speculazione. Oggi la presentazione a Rapallo, ore 20.45, nella Casa della Gioventù, come evento conclusivo dell'VIII edizione del Laboratorio della Fede: Storia, Arte e Fede. Il faretto acceso sui dipinti, le arcate che gridano miracoli e i semplici florilegi che profumano d'eternità Alla ricerca di un tempo perduto, quando le donne di Velva in fila indiana e con le ceste di sabbia sulla testa salivano al passo, e gli uomini tiravano su i muri del santuario. Un assaggio.
Il libro parte dal dunque, dai marmi o dalla pietra. Baratta e Lavaggi li approcciano visivamente e fisicamente, sono i tuoi occhi, le tue emozioni, i tuoi brividi, il tuo riflettere. Il documento diventata pietra angolare di ragionamento storico e cristiano. Il pretesto sono i 450 anni dall'apparizione della Madonna di Montallegro. In copertina il dipinto tardo quattrocentesco della Madonna dell'Orto a rappresentare la Diocesi di Chiavari: dal colonnato della Cattedrale, a crescere, le foto dei ventuno santuari. In quarta di copertina l'immagine della «Apparizione della Madonna di Montallegro a Giovanni Chichizola» di Andrea Barbino. «Mi viene quasi da correggere il titolo, affermando che il Tigullio è mariano-scrive nella prefazione il vescovo di Chiavari Alberto Tanasini-cioè vive un rapporto intenso con al Beata Vergine Maria, un rapporto che qualifica questo nostro arco benedetto di terra ligure». La riflessione sui santuari che «alimentano la devozione, anzi affermano un'identità che segna la vita nostra cristiana. Conoscere i santuari offre la possibilità di conoscere un patrimonio di fede, di vita cristiana, spesso di impegno personale nell'edificarli e abbellirli; patrimoni d'arte, storia e tradizione. Dio voglia che tutto ciò non si esaurisca nel ricordo o nell'invito a gesti ripetitivi, ma sia di interiorità vissuta, di senso ecclesiale che scaturiscono da fede genuina, come era ieri, come deve essere oggi».
Gli autori scavano, cercano le radici. La proiezione sono i livelli di lettura del tradurre la devozione mariana. Che è (per molti «era») familiare: l'annuale pellegrinaggio al Montallegro, con la torta di riso e i ripieni nel cestino e poi la via crucis. Una ritualità condivisa che fa il paio con la devozione concreta: «Papa Giovanni ospite in Francia dell'Abbazia di En Calcat, chiese una lucerna per esplorarla in cerca della statua della Madonna». Poi la devozione popolare: «Papa Giovanni Paolo II condivideva le tradizioni di religiosità popolare in onore della Madonna: processioni, pellegrinaggi». La devozione quotidiana della recita del Rosario e la devozione sobria «dei nostri vecchi attorno al focolare domestico». Da qui l'esplosione dei luoghi di culto, sorti per volontà della Madonna apparsa a persone semplici, al chiavarese Sebastiano Descalzo il 2 luglio del 1610 (Nostra Signora dell'orto a Chiavari); a Giovanni Chichizola il 2 luglio1557 (Montallegro); al pastore sordomuto Felice Olcese che stava raccogliendo funghi tra i cespugli: Maria gli donò la parola è indicò con un ramoscello di quercia le dimensioni del futuro tempio e il luogo dove erigerlo (Nostra Signora del Bosco a Pannesi). Poi l'apparizione a Missano ad un giovanetta sordomuta che per essere creduta chiese e ottenne la fioritura in pieno inverno d'un ramo di melo.
Ma i pretesti incalzano, sono icone o dipinti della Vergine trovati in aperta campagna, che non riesci a spostare in altre siti (santuari di Nostra Signora dell'Olivo a Bacezza e N.S. della Lettera a Santa Margherita Ligure). Navi che si bloccano e diventano mezzo per condurre l'effige mariana nel luogo indicato (santuario delle Grazie tra Chiavari e Zoagli). I siti di Nostra Signora della Rosa a Santa e N.S. dei Miracoli a Cicagna crescono per fatti straordinari accaduti intorno ad un'immagine sacra. La collocazione della secentesca chiesa di Favale di Malvaro, dal 2003 santuario, sarebbe stata «voluta» da uno stormo di rondini che trasportò i granelli di sabbia già depositati per la costruzione in altro sito, sul luogo della vecchia cappella perché gli abitanti edificassero lì. I santuari di N.S. del Carmine a Lavagna e Nozarego e N.S. del Soccorso a San Bartolomeo della Ginestra sono invece esempi di culto introdotto e gestito da ordini religiosi, Carmelitani Scalzi gli uni, Gesuiti gli altri.
Poi l'altra lettura, una pratica religiosa che si radica tenacemente nella semplicità dello spirito per contrastare la Riforma protestante. La Chiesa pesca da lì, si centra sulla Madonna e influisce in maniera esponenziale sull'evolversi delle devozioni popolari che facevano capo ai santuari mariani. La Liguria, in commercio sul bacino del Mediterraneo, era ad alto rischio contaminazione. I santuari diventano «baluardi inespugnabili e rocche di valida difesa». Nell'entroterra sono lungo le vie di comunicazione, legati alla vita popolare al quotidiano e ai cicli della natura. Apparizioni, ma anche esigenze devozionali che fanno crescere il santuario della Madonna del Caravaggio sul monte Orsena sopra Rapallo, o quelli di Gattorna e Velva intitolati alla Madonna della Guardia; quello della Madonnetta sulle alture di Zoagli dedicato a Santa Maria «Causa Nostrae Laetitiae». Tutti indagati dai nostri autori.
Dalla tradizione orale, ai testi che ne documentano l'itinerario nei secoli. Un anno di consultazioni bibliografiche che Baratta, giornalista e scrittore attento all'antefatto e al contesto, raccoglie a fine libro. E poi foto, tante (170) commoventi, didascaliche, poetiche, scattate ad hoc da Giampiero Barbieri e Andrea Lavaggi, da puntello ad arte e architettura, ad accostare opere, vedute d'insieme e dettagli. I tre hanno tradotto la tridimensionalità dei santuari sulla pagina patinata. A raccontarli viscerali nel prendersi un pezzo i terra e coprirsi di ex voto; a mostrali preziosi nelle tele del Piola, del Carloni e nelle sculture del Maragliano. A scoprirli nei siti accessibili e negli itinerari-scarpinata, il fazzoletto ad asciugare il sudore, il sole pieno ad ombreggiarli tra i rami e la percezione altra che Giovanni Descalzo scrisse del Montallegro: «Se il santuario è deserto, ciò che accade di rado, aggirarci nell'unica navata tra il lusso degli affreschi e l'addobbo vario degli ex voto, vuol dire scorrere la storia della chiesa, meta di pellegrini che non solo domandarono un'ora di sosta serena lungi dalle lotte di ogni giorno, ma un ausilio per superare dolori e angustie, non negato se la fede ha saputo essere semplice e salda».
Storia, arte e fede nel Tigullio mariano di Francesco Baratta e Andrea Lavaggi, Fratelli Frilli Editori, 288 pagine, 170 fotografie a colori, 24 euro.