Arte Tanti musei che non riescono a lasciare il segno

Nonostante le fragorose sparate dell'attuale amministrazione cittadina il settore musei d'arte della nostra città langue. Nessuna delle strutture espositive genovesi figura infatti entro i primi 30 posti per numero di visitatori nella classifica dei musei italiani (come risulta dai dati del ministero e da quelli in possesso del Touring Club - ultima stesura: giugno 2009). Di ben altro tono sono i risultati riguardanti i musei scientifici: Acquario, Città dei bambini, Museo di Storia naturale e Galata costituiscono nell'insieme il polo museale scientifico - didattico più visitato del paese. Per altro la nostra Genova, nei rankings citati, non è neppure presa in considerazione come città d'arte in grado di attirare masse di visitatori, nonostante l'imponente patrimonio storico-artistico-culturale di cui dispone. Ricordiamo che il capoluogo ligure possiede un polo di grandi dimensioni ricchissimo e collocato in sedi di grande prestigio architettonico come quello di via Garibaldi, comprendente Palazzo Bianco, Palazzo Rosso e Palazzo Tursi, comprensorio che, sia Vittorio Sgarbi che Philippe Daverio, ebbero a definire tra i più interessanti del paese sotto ogni punto di vista. Anche Palazzo Reale e Palazzo Spinola dicono la loro e nulla hanno da invidiare a molti altri musei che, in varie parti d'Italia, attirano un numero di visitatori di gran lunga superiore. Che dire infine del nutrito gruppo di contenitori riservati all'arte moderna e contemporanea: la Galleria d'arte moderna di Nervi, la Woolfsoniana, che tante città ci invidiano, relegata in una sede triste e irraggiungibile; la villa Luxoro e le raccolte Frugone, con le loro quadrerie e gli splendidi oggetti preziosi; l'Accademia ligustica, sede di una sontuosa collezione che racconta le nostre radici; il bistrattato museo di Sant'Agostino che racchiude eccellenti sculture e opere d'arte medievali; Villa Croce, nei cui fondi, invisibile, giace una delle più belle collezioni sull'astrattismo pittorico italiano. Nei musei citati i biglietti si staccano con il contagocce, le mostre tematiche sono episodiche, avventurose, molti genovesi non ne conoscono neppure l'esistenza.
Un caso a parte riveste il tanto chiacchierato Museo d'arte orientale Chiossone, per il quale, dopo anni di abbandono, sembrerebbe affacciarsi nuova giovinezza, almeno secondo le promesse (da marinaio?) dell'assessore alla cultura del comune Ranieri. Ricordo che un giorno chiesi all'amico e grande fotografo giapponese Eiko Osoe (suoi tutti i più famosi ritratti del celeberrimo scrittore Yukio Mishima) se conoscesse Genova: lui, nel suo stentato inglese, mi rispose che sì, conosceva la nostra città in quanto sede del museo con la maggior raccolta d'arte antica del Sol Levante fuori dal Giappone. Noi questa perla l'abbiamo lasciata ammuffire per decenni.
Comunque i problemi di tutti i musei d'arte genovesi si riassumono essenzialmente in tre punti: gravissima carenza nel marketing, bassa qualità e rarità delle mostre tematiche, scarsità di servizi collaterali offerti al visitatore. Una visione arcaica della struttura espositiva vizia l'amministrazione comunale e alcuni direttori di museo, si crede ancora nel bell'edificio che attira solo per le preziosità che contiene; salvo casi particolari (vedi Villa Croce) non si investe nella mostra singola di valore che promuove a latere tutta la struttura. Infine come detto, e qui sta il dramma, si è incapaci di promuovere adeguatamente gli eventi e i musei stessi. E dire che oggi tramite la rete si ottengono risultati eccellenti spendendo poco o nulla. Ma il difetto sta nel manico: ci vogliono funzionari, assessori e direttori che siano anche promoter, veri e propri manager, non solo storici dell'arte o figliocci della politica.
Se Genova vuol diventare una vera città d'arte e turistica, come è nelle ambizioni, deve porre rimedio a questa sconcertante situazione. Gli italiani e gli stranieri che amano l'arte vanno dove li si chiama e dove sanno di poter trovare l'intelligenza nelle proposte. Non verranno mai in grande numero se regna il silenzio nella comunicazione e la calma piatta delle iniziative. Il grande critico d'arte Federico Zeri diceva sempre che la grande arte deve gridare e stupire: questo dovrebbe fare Genova per i suoi straordinari musei.