Assenze decisive: maggioranza battuta La Camera cancella il decreto salvaliste

Decisive le assenze sui banchi del Pdl (mancavano 69 deputati) e della Lega (11 non presenti). Maggioranza e governo battuti dall'opposizione: decreto soppresso. Esulta l'opposizione, Bersani: "Arroganza punita". Il Carroccio attacca Bocchino: "Pensi a portare i suoi in aula invece di criticarci"

Roma - Governo battuto nell’aula della Camera sul decreto legge salvaliste, che è stato interamente rigettato. L’Aula ha infatti approvato l’emendamento Bressa che prevede la soppressione dell’articolo 1 del dl. In pratica, come ha spiegato il presidente di turno Rosy Bindi, tutto il provvedimento è da considerarsi decaduto. Il decreto era stato varato dall'esecutivo per la rimamissione della lista del Pdl della provincia di Roma nelle ultime Regionali. Dopo la votazione l’aula è stata sospesa.

Assenze nel Pdl Secondo le prime ricostruzioni sulle presenza in aula al momento del voto sul dl salvaliste, maggioranza e governo sono stati battuti soprattutto a causa delle assenze nelle file del Pdl, dove mancavano 69 deputati, fra assenze e missioni. Della Lega non risultavano presenti 11 parlamentari. In missione, compresi tra gli assenti, anche 31 esponenti del Pdl più 7 del Carroccio. Tra le assenze eccellenti del Popolo della Libertà ci sono quelle del capogruppo Fabrizio Cicchitto, del vicepresidente della Camera Maurizio Lupi, di Niccolò Ghedini e Denis Verdini. L’emendamento soppressivo è dunque passato per otto voti: 262 sì contro 254 no. Si trattava della prima votazione di un emendamento al decreto, cui si era giunti dopo che il Pdl aveva ottenuto (con una votazione) che si sospendesse anticipatamente la discussione sul complesso degli emendamenti. Quella sospensione era passata con con 261 sì e 244 no.

Esulta il Pd "L’importanza del voto che ha fatto decadere il decreto salvaliste sta nel fatto che si è evitato uno scasso senza precedenti delle regole costituzionali". Lo afferma il capogruppo del Pd in commissione Affari costituzionali, Gianclaudio Bressa, firmatario dell’emendamento soppressivo approvato in aula. "Con decreto legge - prosegue Bressa - non si possono cambiare le regole elettorali a competizione già aperta. Abbiamo sventato un vero e proprio attentato alle regole fondamentali di ogni democrazia. Ma, poichè riteniamo che la volontà popolare che si è espressa il 28 e il 29 marzo debba essere garantita, siamo disponibili da subito a votare un disegno di legge che salvi gli effetti del decreto. Questo a dimostrazione - conclude Bressa - della nostra responsabilità istituzionale e politica e a dimostrazione del fatto che le ragioni della politica sono in grado di prevalere sulla logica dei numeri". Il voto alla Camera che ha bocciato il decreto salvaliste è "una sconfitta politica per la maggioranza e il governo: aggiungendo pasticcio a pasticcio, finiscono vittime della loro stessa arroganza" commenta il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani.

La Lega se la prende con Bocchino "Ancora una volta il Pdl non è in grado di controllare i propri deputati". Lo afferma Raffaele Volpi della Lega riferendosi alla bocciatura in Aula alla Camera del decreto legge salvaliste. "L’onorevole Bocchino - sostiene Volpi - invece di occuparsi della Lega e dei suoi deputati, pensi a guidare i deputati di quel Pdl di cui risulta essere vicepresidente vicario. A meno che non sia talmente minoritario da non riuscire a farlo...". Le assenze nella maggioranza sono ormai un "problema endemico". Questa la replica del vice capogruppo del Pdl alla Camera, Italo Bocchino, commentando lo stop subito sul dl salva-liste. QC’è dispiacere per una votazione delicata - ha aggiunto - in cui nella maggioranza ci sono stati troppi assenti".