Assistenti sociali bocciati Milano li rispedisce a scuola

Poco obiettivi nelle relazioni sull’affidamento dei figli E il Comune organizza corsi per riqualificarli

da Milano

Dovrebbero essere figure super-partes, delicati e fondamentali intermediari tra famiglie e Tribunali, tra bambini e istituzioni. Ma i 100 assistenti sociali del comune di Milano che si occupano del Sostegno alla famiglia, alla materia «imparzialità e indipendenza» hanno ricevuto una sonora bocciatura, e ora dovranno tornare dietro ai banchi. Per imparare quella materia autorevole che va sotto il nome di «Obiettività». E che in alcuni campi, come il loro, diventa caratteristica imprescindibile per poter svolgere il lavoro.
Siamo in Largo Treves, ufficio Servizi sociali. Da qualche mese a dirigere il settore è arrivata Carmela Madaffari. È lei ad accorgersi che qualcosa non va. Il telefono squilla in continuazione. Madri che si lamentano. Padri che minacciano denunce. Madri e padri insieme che supplicano di rivedere il proprio caso. C’è da capirli. Il settore è quello che si occupa di affidi. Da lì passano le relazioni da consegnare al Tribunale sui genitori che divorziano e litigano su chi debba tenere i figli, da lì transitano le perizie sui minori maltrattati o abbandonati. Perizie e relazioni tanto più fondamentali perché è su quelle che poi è chiamato a decidere il giudice.
Carmela Madaffari, anni di esperienza alle spalle, sa che molti di quei genitori sono esasperati e frustrati da situazioni comunque difficili da affrontare. Ma lei va oltre. E di fronte all’ennesima richiesta comincia a spulciare il lavoro dei suoi assistenti sociali. Il risultato non è confortante.
«Alcune relazioni erano palesemente sbagliate - racconta la dirigente -. In alcune mancavano elementi che sarebbero invece stati fondamentali per decidere a quale dei due genitori affidare il figlio».
Per non parlare dei 1.706 minori tolti solo lo scorso anno alle famiglie e affidati tout-court agli istituti. «Troppi, innegabilmente troppi», dice. «A Milano c’è stata un’istituzionalizzazione di massa. Perché è più facile mandare un bambino in istituto che seguirlo direttamente magari in un affido. Ma ora stiamo lavorando per arginare anche questo fenomeno».
Il controllo si intensifica. «E in alcuni, pochi - sottolinea la dirigente - casi è costretta a sollevare l’assistente sociale dall’incarico e a correre ai ripari». Perché c’era anche quello che affidava più volentieri i figli ai padri, o quell’altra che aveva litigato con uno dei due genitori e aveva scritto una relazione a favore dell’altro.
Per il momento i rimedi sono stati tutti presi all’interno del settore. «Nessuna denuncia - spiega la dirigente -. Ma in alcuni casi gli assistenti sociali sono stati dirottati ad altre mansioni».
Ma intanto tutti ora dovranno tornare dietro ai banchi e studiare. «Abbiamo organizzato dei corsi per il nostro personale - racconta Carmela Madaffari -. Gli assistenti sociali, anche quelli che lavorano nei 18 consultori della città, devono imparare a lavorare con maggiore obiettività. Senza parteggiare per l’una o l’altra parte».
Parteggiare? «Guardi è l’atteggiamento culturale che è sbagliato. Gli assistenti sociali hanno una formazione culturale che li fa sentire sicuri, troppo sicuri, come se loro avessero la verità in tasca. Invece la verità va cercata. Soprattutto quando si tratta di situazioni delicate come i minori e i problemi della famiglia». Qualcuno potrebbe anche sospettare che si siano consumati casi di errore anche clamorosi. «Alcuni ragazzi sono senz’altro rimasti condizionati, magari da un genitore più prepotente dell’altro, senza che noi siamo riusciti ad evitarlo. E certo in qualche caso le conseguenze sui minori non sono state positive. Ma vorrei sottolineare che ci sono anche tanti assistenti sociali che invece hanno operato per il verso giusto lavorando con scrupolo e attenzione. Purtroppo, molto spesso, un lavoro così importante e delicato è stato lasciato in mano a loro, senza nessun controllo». Un fatto grave. Obiettivamente.