Assolto Luca Delfino: non uccise l'ex

Già in carcere per l’omicidio dell’ex fidanzata Antonietta, sgozzata nel centro di Sanremo, Luca Delfino è stato
assolto dalla Corte d’Assise per l'omicidio quasi
identico di un'altra ex fidanzata, Luciana Biggi

Genova - Assolto per non avere commesso il fatto. Già in carcere per l’omicidio dell’ex fidanzata Maria Antonietta Multari, sgozzata nel centro di Sanremo il pomeriggio del 10 agosto 2007, Luca Delfino, 34 anni, oggi è riuscito a farsi assolvere dalla Corte d’Assise di Genova per un omicidio quasi identico, quello di un altra sua ex fidanzata, Luciana Biggi, uccisa a colpi di cocci di bottiglia la notte tra il 28 e il 29 aprile nel centro storico di Genova.

L'omicidio di Antonietta Nel caso di Antonietta, Delfino era stato catturato da una volante della polizia a una quarantina di metri dal luogo del delitto, pochi minuti dopo avere colpito la ragazza con quaranta coltellate alla gola, al seno, all’addome e alla schiena. Grondante sangue, con il coltello ancora in mano, stava cercando di medicarsi una ferita ricevuta durante la colluttazione. Motivo dell’omicidio: lei non voleva più saperne di lui. Dopo mesi di persecuzioni, minacce alla ragazza e ai suoi genitori, il 10 agosto Delfino, rubati un motorino e un casco a Sanremo, si era diretto a Vallecrosia, dove la ragazza, residente a Ventimiglia, lavorava come commessa in un negozio di abbigliamento. L’aveva poi seguita quando lei da Vallecrosia si era spostata a Sanremo per servirsi di un centro estetico. Qui l’aveva attesa e aggredita.

Una ricostruzione poco chiara Nel caso dell’omicidio di Genova la ricostruzione non era stata così chiara e, anzi, aveva dato luogo a una violenta polemica tra l’allora capo della squadra mobile di Genova, Claudio Sanfilippo, e il sostituto procuratore Enrico Zucca, incaricato dell’indagine. Zucca è il pm che al processo ha chiesto 25 anni per l’imputato Delfino, ma allora aveva ritenuto che a carico del giovane indagato esistessero molti indizi ma non una prova decisiva. E lo aveva lasciato libero. Alla notizia dell’omicidio di Sanremo Sanfilippo aveva dichiarato che Delfino avrebbe dovuto essere sottoposto a custodia cautelare e che la morte di Antonietta avrebbe potuto essere evitata. Consegnando alla procura, tre mesi dopo il fatto, il rapporto finale sul caso Biggi, il capo della mobile aveva elencato "elementi gravi e circostanziati" a carico di Delfino, chiedendo nei suoi confronti la custodia cautelare e sottolineandone la pericolosità.

La ricostruzione dei fatti Nel rapporto venivano ricostruiti i movimenti compiuti la notte del delitto dall’accusato, ripreso dalle telecamere mentre litiga con Luciana Biggi una quarantina di minuti prima della sua uccisione, e si sottolineava il comportamento sospetto tenuto dal giovane il giorno dopo. La Biggi era stata scoperta stesa in una pozza di sangue, agonizzante, con la gola squarciata, alle 2.50 circa di venerdì 28 aprile, in mezzo a vico San Bernardo, da due ragazzi che tornavano a casa dalla movida nel centro storico genovese. Sanitari e polizia, subito accorsi, avevano trovato una donna alta poco più di 1 metro e settanta, carnagione chiara, capelli e occhi castano chiari, con addosso jeans, felpa nera e stivaletti. Niente borsa, cellulare e documenti. Il fendente alla gola era stato inferto con un coccio di bottiglia.

Il riconoscimento del cadavero Il riconoscimento della Biggi avvenne poi per mezzo della sorella gemella, Bruna, preoccupata perchè da due giorni senza notizie di Luciana, che assomigliava alla descrizione della donna assassinata riportata sui giornali. Il giorno dopo l’omicidio Delfino aveva fatto lavare vestiti e scarpe indossati la sera prima, si era tagliato capelli e barba e aveva lasciato l’abitazione, a Serra Riccò, nell’entroterra genovese, trasferendosi in una casa a Gorreto, al confine con il piacentino. Gli investigatori avevano anche messo a fuoco i precedenti del sospettato, tra cui l’aggressione a un’altra ragazza, prima minacciata e poi picchiata, e l’esplosione della caldaia in casa della Biggi pochi giorni prima della sua uccisione, avvenuta in coincidenza con una visita di Delfino e causata dalla manomissione di un tubo. Un profilo delineato da psicologi, e allegato dalla squadra mobile nel fascicolo, definiva Delfino "pericoloso". Invano. Delfino restò indagato, ma a piede libero, e fu scarcerato.

Carfagna: "L'assoluzione aggiunge dolore" L’assoluzione di Delfino "aggiunge dolore ad una tragedia di per sé dolorosa". Il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna spiega che "è una sentenza che aggiunge dolore ad una tragedia di per sé dolorosa. Un uomo violento, già condannato per l’omicidio di una donna, per molestie e per stalking, è stato assolto per mancanza di prove". "La magistratura - aggiunge la Carfagna - ha il compito di valutare l’oggettività dei fatti, quello delle istituzioni è di creare un clima che isoli la violenza e dia sicurezza alle donne. Sono fiduciosa che, nei successivi due gradi di giudizio, i famigliari della vittima troveranno la giustizia che attendono. I reati commessi contro le donne, come già previsto dal decreto antistupri, vanno trattati con la massima severità. Per questa ragione colpisce che la cronaca giudiziaria di oggi riferisca di una ragazza bolognese che, dopo avere denunciato uno stupro, rischia di vedere archiviato il caso, perché provato che conosceva chi ha abusato di lei. Non è attraverso queste decisioni che si crea una società più a misura di donna".