Atene gioca le ultime carte per evitare il baratro

Il governo: tagli per 23 miliardi e privatizzazioni per 50. Ancora alle
stelle spread e rischio default. Tremonti: "Rischio contagio? Sembra non
ci sia". Klaus Regling (fondo salva-Stati): "In futuro la Grecia potrebbe non rimborsare"

I dettagli saranno resi noti dopo Pasqua, forse in segno beneaugurante di rinascita. Ed è proprio di una rinascita che la Grecia ha bisogno per evitare la catastrofe finanziaria. Nel rimbalzare continuo di voci su una possibile ristrutturazione del debito (ipotesi mortifera per l’intero sistema bancario greco, e non solo), e nel lievitare degli spread (oltre i 1.000 punti ieri contro il Bund tedesco) e del rischio default (a quota 1.147, nuovo record), il governo Papandreou prova a giocare le ultime carte rimastegli in mano: nuovi sacrifici sotto forma di risparmi per 23 miliardi di euro e privatizzazioni per complessivi 50 miliardi.

Un’alternativa non c’è, ha detto a chiare lettere il premier ellenico, se non quella che porterebbe a ristrutturare il debito con la conseguenza inevitabile di uno sganciamento del Paese dalla scena europea e mondiale, il suo «isolamento, fallimento e impoverimento». Ipotesi respinta, anche perché la Grecia è in grado di «gestire il suo grande debito grazie al meccanismo di aiuto», ovvero il prestito da 110 miliardi ottenuto lo scorso anno. E da Washington, dove si svolgono i lavori di G20 e Fmi, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, rassicura: «L’impressione è che il blocco dell’Europa tenga e che il rischio di contagio verso l’area del centro sembra che non ci sia». Quanto all’Italia, «va meglio di altri, non bisogna dar retta ai pasticcioni».

Papandreou promette di riportare entro il 2015 il rapporto deficit-Pil vicino all’1%. Più che un obiettivo, ora come ora, sembra un’utopia. Con ben altri numeri deve oggi convivere la Grecia (il disavanzo nel 2010 è arrivato al 10%), percorsa da crescenti tensioni sociali destinate con ogni probabilità ad esplodere non appena il governo, dopo aver già pesantemente sforbiciato stipendi statali e pensioni, alzerà il velo sulle prossime misure di austerity con cui punta a tagliare le spese a circa il 44% del Pil dal 53% del 2009.
Senza consenso sociale e con un’opposizione che paragona la maggioranza al Titanic, il socialista Papandreou è chiamato al miracolo. Lo stesso piano di privatizzazioni annunciato non è esente dal rischio di incassare una cifra inferiore alle attese, anche se secondo alcune indiscrezioni Deutsche Telekom sarebbe interessata a incrementare di un altro 20% la propria partecipazione nel gestore delle tlc Ote, di cui è già azionista di maggioranza. Tra le imprese candidate a uscire dall’ombrello pubblico, anche la società delle ferrovie Ose (in grave deficit), così come il gruppo dell’energia Dei (il gioiello), dove Atene ha più del 50% e intende scendere al 34%.
La Grecia gioca insomma il tutto per tutto. Ma potrebbe non bastare.

Klaus Regling, presidente del fondo salva-Stati Efsf, non nasconde il rischio che Atene in futuro non sia più in grado di rimborsare i propri debiti. Per il momento, però, non vi è motivo di pensare a «una rapida ristrutturazione». S&P ha già stimato come «probabile» una sforbiciata al debito «tra il 50 e il 70%».