Atene, terroristi all’attacco: bomba al ministero degli Interni

Un attentato esplosivo, che ha provocato la morte di un uomo, un dipendente del ministero dell’Interno, ha scosso ieri sera il tranquillo tran tran di Atene, riportando il sinistro rincorrersi delle sirene delle autoambulanze nelle strade della capitale greca. Una città ancora scossa dai fatti di sangue delle settimane scorse e scatenati dalle proteste di piazza in contestazione alle draconiane ma indilazionabili misure decise dal governo per evitare il collasso finanziario del Paese.
In base alle prime informazioni diffuse dalla polizia, a perdere la vita nell’attentato (che ha causato anche un ferito) è stato un ufficiale di polizia che svolgeva le funzioni di aiutante dello stesso ministro Michalis Chrisochoidis. L’uomo è stato travolto e dilaniato da una violentissima esplosione che ha di fatto sfondato il muro che divideva l’ufficio dove si trovava da quello, attiguo, dello stesso ministro.
Una dinamica dei fatti che oltre alla gravità dell’evento in sé stesso, qualora venisse definitivamente confermata getterebbe oltretutto una preoccupante ombra sulle condizioni di sicurezza - o per essere più precisi sulla loro quasi totale ed allarmante assenza - esistenti all’interno degli stessi palazzi governativi della capitale greca.
Un quadro che si delinea peraltro ancora più allarmante considerato che, se la mano assassina degli attentatori è riuscita a entrare con tanta facilità fin dentro le più alte stanze del potere greco - e addirittura proprio di quelle del ministero deputato a governare la pubblica sicurezza - non è difficile che il pensiero corra alla possibilità dell’esistenza di una quinta colonna terroristica, o quantomeno di un nucleo di fiancheggiatori, proprio all'intero del Palazzo. Il ministro Chrisochoidis, l’evidente vittima designata del gesto terroristico, si è salvato probabilmente soltanto per un caso fortuito, dato che in quel momento non si trovava all'interno dell'edificio. Forse si è trattato un cambio di agenda dell'ultimo momento (ipotesi che rafforza ancor più la possibile esistenza di una «talpa» nel ministero) che ha mandato così in fumo il progetto criminale di chi ha collocato l'ordigno, pare un pacco-bomba.
Ieri, del resto, il clima di tensione sociale era tornato a farsi spesso, nella capitale greca, in seguito a un'ennesima picchiata della Borsa ateniese (trascinata in particolare dai titoli bancari, è scesa in giornata del 3,71%, riportando l'indice generale del listino ben sotto la soglia critica dei 1500 punti) e con nuovi record del rischio di default per i conti pubblici del Paese. Sulla base dei contratti credit default swap, quelli che permettono di assicurarsi dall'eventualità di una insolvenza sul debito sovrano greco, i succitati contratti hanno raggiunto ieri, per la prima volta i 970 punti di base, portando quindi il livello d'allarme a quei livelli record appena ricordati.
Anche il fronte politico-sindacale, del resto, non sembra aiutare a tenere calme le acque del Pireo. Il Kke, il partito comunista, e il suo sindacato di riferimento, il Pame, hanno annunciato sempre ieri l'adesione allo sciopero generale del 29 giugno prossimo. Si tratterà di una manifestazione di lotta, hanno annunciato gli organizzatori (Adedy e Gsee) contro la riforma delle pensioni e del lavoro decisa dal governo di Giorgio Papandreu. Il governo, dal canto suo, ha risposto annunciando che non consentirà più il blocco del porto del Pireo attuato da una minoranza di lavoratori.