«Attentato» a Fede. Ligure a processo

Attentato. Si tratta di attentato. Inevitabile che ci sia di mezzo Emilio Fede, ovviamente come vittima. Stavolta però non della pungente satira di Zelig. Il direttore del Tg4, come il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, era davvero vittima di un attentato. Solo immaginato, auspicato, o promesso, ma pur sempre un attentato serio. «Uccidiamo Berlusconi ed Emilio Fede», c’era scritto sulla e-mail spedita a Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia. E nonostante il mittente fosse «mascherato», una rapida ricerca informatica ha permesso di risalire all’autore della minaccia. Che abita a Zoagli e che dovrà rispondere del reato di minaccia al giudice di Milano.
Anche perché Emilio Fede non ha certo gradito il messaggio. Di pacchi bomba ne ha già ricevuti sul serio e la differenza tra mitomani e veri attentatori nel suo caso si è già rivelata più volte molto difficile da individuare. Se ad essere «impallinato» dai comici non ha mai avuti grandi problemi, in passato si è trovato costretto a difendersi da chi aveva scelto armi meno innocue. Senza peraltro avere le scorte che magari potrebbe avere il premier. Anche per questo forse Fede ha presentato querela contro il trentatreenne ligure Massimiliano A., mentre Berlusconi ha evitato di replicare alle minacce con le carte bollate. Resta il fatto che il processo per la mail del 20 luglio 2001 è appena partito a Milano, l’imputato non si è messo in viaggio per comparire davanti al giudice, e la pratica andrà avanti con un avvocato d’ufficio. Prossimo appuntamento il 6 ottobre, quando l’autore delle minacce dovrà essere interrogato per chiarire cosa volesse fare. La speranza di raggiungere la scadenza dei termini per la prescrizione ci sta tutta. Ma a far da contraltare c’è il rischio che le minacce al premier possano essere perseguite d’ufficio dai magistrati perché rivolte al rappresentante di un’istituzione.