«Attenzione, niente gatti in lavatrice» Tutte le follie dei libretti d’istruzione

In un libro le etichette più assurde segnalate dai cittadini. Ma le aziende si tutelano così dalle cause per danni

È una specie di guerra e la giocano in tre: le aziende, gli avvocati e i cittadini comuni, stufi di leggere etichette così dettagliate da rasentare l’assurdo. Avvisi in caratteri minuscoli o anche cubitali, che ti dicono di non raccogliere un coltello mentre sta cadendo, o che la lavatrice, anche se pulisce bene, non va bene per lavare il gatto di casa. Avvertenze che mettono in guardia dall’ovvio ma che, per i produttori, a volte sono l’unico modo di evitare l’avversario numero due (quello davvero pericoloso): gli avvocati, chiamati in azione da qualche cittadino distratto o assai sfortunato (ma non sprovveduto al punto da ignorare i salvagenti legali).
E allora, per difendersi dalle citazioni per danni che, spesso, finiscono con perdite da centinaia di migliaia o anche milioni di dollari, le aziende americane scelgono la strada dell’etichetta a prova di causa: quella che dovrebbe tenerti lontano dalla tentazione di mangiare l’inchiostro della stampante o di ingollare il detersivo per i piatti come se fosse una pinta di birra. La fantasia e la paura hanno creato una letteratura e spinto all’esasperazione la terza parte, i consumatori che non credono ai loro occhi. Alcuni contrattaccano. Come Bob Dorigo Jones, che ha fondato il «Michigan lawsuit abuse watch» (un osservatorio sull’abuso della pratica del ricorso alle cause) e organizzato un concorso che da poco ha proclamato il vincitore della decima edizione. Il premio (500 dollari) è andato a un cittadino del Michigan che, in una lavanderia, allarmato dalla scritta Warning, accompagnata dal classico triangolo, ha letto le indicazioni e ha scoperto che - in cima alla lista - c’era quella di «non introdurre persone nella lavatrice». Chissà perché.
Il secondo posto è toccato a un appassionato di moto d’acqua del Minnesota: nel libretto d’istruzioni del mezzo, infatti, ha scovato l’avvertimento di «non usare fiammeri accesi o fiamme di alcun tipo per controllare il livello di benzina nel serbatoio». Le aziende produttrici, d’altronde, non possono permettersi di sbagliare. E cercano di prevedere ogni possibile colpo di testa dei consumatori. La burocrazia non risparmia nemmeno la fortuna: anche sul biglietto della lotteria c’è scritto «non stirare», un avviso che è valso a una cittadina della California il terzo posto, a pari merito con una signora della Pennsylvania che, fra le istruzioni del suo cellulare, ha trovato quella di «non asciugare il telefono nel forno a microonde».
La battaglia di Dorigo Jones è anche contro gli avvocati: perché la tendenza ai «ricorsi frivoli» - sostiene - rende il cittadino una specie di automa, che «prima fa causa, e poi si pone le domande». Uno che deve essere avvertito di non stirare l’abito quando è indossato. O che le Yellow pages, le pagine gialle d’America, non vanno sfogliate mentre sei alla guida di un veicolo. Il suggerimento ha una sua plausibilità: può succedere che, in auto, debba cercare una pizzeria, un negozio, un supermercato. Ma è meglio accostare e consultare la guida in tranquillità. E non sia mai che qualche incauto decida di cercare un indirizzo o un numero di telefono mentre è al volante, provocando un incidente: i poveri responsabili delle «Pagine gialle» potrebbero essere chiamati in causa, per qualche via traversa, da un avvocato con il senso dell’umorismo. Forse in futuro ci sarà un’avvertenza anche per i libri: perché potresti dire di aver tamponato perché stavi proprio per scoprire il nome dell’assassino, o che sei passato col rosso perché, mentre eri in fila, imbottigliato nel traffico, eri quasi arrivato alla fine del romanzo, e non ti sei accorto che la luce aveva cambiato colore.
Dorigo Jones si è sfogato con il Washington Post: «Questa faccenda è andata troppo oltre. Ho una canna da pesca, con tre grossi ami. C’è bisogno di avvisare che è pericolosa da ingerire?». Ma le aziende produttrici devono far lavorare l’immaginazione, possibilmente un tanto in più degli squali degli studi legali. Almeno da quando, nel 1992, Stella Liebeck, una signora di 79 anni, non ha messo paura a tutti, chiedendo a McDonald’s i danni perché si era ustionata rovesciandosi addosso un bicchierone di caffè. E scoprì che il caffè caldo era molto, molto caldo. Un giudice del New Mexico aggiunse: «Troppo». Riconoscendole un risarcimento da tre milioni di dollari.
Dorigo Jones della sua guerra ha fatto anche un libro, Remove child before folding: the 101 stupidest, silliest and wackiest warnig labels ever, ovvero «Togliere il bambino prima di richiudere: le 101 avvertenze più stupide, sciocche e assurde». Il titolo si riferisce alla vincitrice della prima edizione del concorso: l’etichetta di un passeggino. Perché anche le mamme, a volte, non sono abbastanza previdenti contro gli scherzi giocati dal caso.