Aumenti insostenibili: costo 4 miliardi

Abbandonate le promesse di rigore, il candidato democratico insiste con i "botti". Ma gli assegni previdenziali continueranno a perdere valore

E bravo Veltroni! Il Partito democratico ha cominciato la campagna elettorale esibendo rigore (la riduzione delle tasse sarebbe stata ancorata al corrispondente contenimento delle uscite correnti); a metà percorso il suo leader tira fuori dal cilindro magico (secondo la regola di «un botto al giorno toglie il medico d'attorno») una grande abbuffata fiscale per i pensionati, senza badare a spese. Basterà avere 65 anni (un requisito in possesso della stragrande maggioranza delle persone in quiescenza, eccezion fatta per le donne che saranno ingiustamente discriminate), mentre nessuno farà caso all'importo del trattamento, sia esso d'argento o dorato.

Saremmo portati a dire che il Pdl lo sgambetto del superWalter se lo è quasi meritato. Nello schieramento di centrodestra - a partire dal momento della elaborazione - vi è stata una certa sottovalutazione dei contenuti del programma (erano in preparazione documenti preliminari ben più ricchi e puntuali di quello che poi ha visto la luce). Manon ci faremo incantare (confidiamo che neppure i pensionati ci caschino) dall'ultima beffa dell'ex sindaco diRoma(in quale è pur sempre l'esponente politico del Pd che più assomiglia a Silvio Berlusconi e che è competitivo con il Cav. sul terreno della comunicazione). È troppo facile servirsi del fisco come di un attaccapanni a cui appendere le aspirazioni degli italiani. Anche perché il Pdl non si fatto mancare nulla a questo proposito.

Quando Berlusconi promette di cancellare l'Ici sulla prima casa parla pur sempre a milioni di pensionati che sono proprietari dell'appartamento in cui vivono; quando promette una graduale introduzione del quoziente familiare si rivolge pure a quegli anziani - non sono pochi - che hanno delle persone a carico. E quando assume l'impegno di ridurre, nell'arco della legislatura, la pressione fiscale sotto la soglia del 40%, è evidente che intende abbracciare una vasta platea di contribuenti, pensionati compresi.

Basterebbe chiedere al Pd come intende finanziare quei 2,5 miliardi l'anno (in verità, visto il numero degli interessati servirebbero almeno 3,5/4 miliardi) occorrenti per rendere credibile l'operazione. Si tratta forse di ripescare, in una prospettiva economica volta a peggiorare, un «tesoretto» che quasi sicuramente non ci sarà o risulterà tanto esiguo da consentire interventi di qualche euro, da spartire, per giunta, con i miglioramenti promessi ai lavoratori dipendenti? I pensionati hanno bisogno di ben altro. Pochi sanno, ad esempio, (anche i sindacati tacciono in proposito) che ben 5 dei 7 punti di Pil che le riforme pensionistiche faranno risparmiare, a regime intorno al 2030, deriveranno dai tagli apportati ai sistemi di rivalutazione automatica dei trattamenti.

In sostanza, le pensioni sono destinate a perdere valore nel tempo non solo rispetto all'andamento del costo della vita, ma anche e soprattutto nei confronti della dinamica delle retribuzioni dei lavoratori attivi. È su tali aspetti che occorre agire in modo strutturale per tutelare i redditi degli anziani, senza ricorrere ai fuochi d'artificio di promesse fiscali chiaramente inesigibili.