Auto blu e benefit: così il Csm divora 35 milioni all'anno

Altro che tagli, il Consiglio superiore della Magistratura è il più ricco al mondo: stipendi da 110mila euro per lavorare 12 giorni al mese

Roma - Malgrado la dieta dimagrante imposta dalla manovra di luglio, sembra che il nostro Consiglio superiore della magistratura rimanga il più ricco e affollato d’Europa.
Alla faccia della trasparenza, non è facile ottenere notizie aggiornate e precise sul budget di Palazzo de’ Marescialli, ma le risorse finanziarie messe a disposizione annualmente dallo Stato nel 2011 sono state 35 milioni e 374 mila euro. Quest’anno, solo per la formazione delle toghe, capitolo delicato per la nascita della nuova Scuola della magistratura, si parla di oltre 6 milioni. Cifre considerevoli, anche se al Consiglio lamentano di aver fatto per la crisi economica risparmi e tagli del 20 per cento e di non avere più tanti privilegi. Al bilancio vanno aggiunti tutti gli stipendi che non sono pagati con fondi del Consiglio, cioè quelli dei magistrati e dei componenti laici già professori universitari.

I consiglieri sono 24, più i 2 di diritto (Primo presidente e Procuratore generale della Cassazione), 18 togati e 8 laici. Lavorano 3 settimane al mese perché una è «bianca» e per 4 giorni a settimana dal lunedì al giovedì: il venerdì si riunisce solo la sezione disciplinare. A fare bene i conti, la maggioranza di laici e togati se la cava con 12 giorni al mese.

Palazzo de’ Marescialli ha una struttura imponente e dispendiosa, con una pianta organica di dipendenti che conta 270 persone: 19 magistrati segretari fuori ruolo, 144 funzionari addetti a funzioni amministrative di vario livello, 64 autisti e 22 uscieri. A questi si aggiungono 24 assistenti dei singoli componenti elettivi del Consiglio. Inoltre, c’è un numero imprecisato di persone a contratto, retribuite per specifiche prestazioni o «comandate» da altre pubbliche amministrazioni.
A che servono tutti questi autisti, che per giornate intere stazionano nel cortile del palazzo di piazza Indipendenza? Naturalmente alle auto blu, cui ha diritto ogni consigliere. E tra le tante spicca la fiammeggiante Maserati del vicepresidente Michele Vietti.

Attenzione, un taglio è stato fatto e ora i membri del Csm ne hanno diritto solo per girare a Roma e non più a casa loro. A febbraio, infatti, il plenum ha abolito l’assegnazione di auto di servizio nelle sedi di provenienza e buoni-carburante per i viaggi legati all’incarico: così, le vetture di rappresentanza sono state ridotte da 31 a 23.

Capitolo stipendi. Quelli più alti, naturalmente, sono quelli del vicepresidente che è equiparato al Primo Presidente della Cassazione e prende di base 305mila euro lordi all’anno e dei due membri di diritto della Suprema Corte. Entrare al Csm conviene. In particolare, ai magistrati che spesso raddoppiano la retribuzione. I membri togati, infatti, sommano a quella originaria che varia in base al loro livello (tra i 4.600 e i 6.500 mila netti) una cifra che va dai 3.500 ai 4.600 euro netti al mese di gettoni di presenza in commissioni e plenum. Anche su questa voce c’è stata una riduzione l’anno scorso e se si supera il 10 per cento delle assenze c’è una decurtazione. Si parla di 102 netti per le sedute in commissione, 116 per il Comitato di presidenza, 188 per il plenum e 231 per la sezione disciplinare.
Poi, c’è la diaria per rimborsare l’alloggio a chi viene da fuori Roma, un forfait di 209 euro netti al giorno, un’indennità di missione tra i 200 e i 300 netti giornalieri e per i viaggi da e per casa è il Consiglio direttamente a fare i biglietti.

Entrare a Palazzo de’ Marescialli conviene anche ai laici, che percepiscono di base circa 111mila euro netti l’anno, soprattutto se sono professori universitari. Perché, oltre ai benefici che abbiamo detto, i docenti fuori ruolo vedono il loro stipendio equiparato a quello di presidente di sezione della Cassazione (circa 7mila euro netti al mese): l’ateneo continua a pagare la retribuzione originaria e il Csm si occupa del resto. Ma quando scade il mandato e il professore rientra all’università o va in pensione conserva il livello retributivo maturato. Per i laici avvocati lo stipendio è lo stesso, ma dovendo rinunciare all’attività professionale, se lo studio è florido possono invece rimetterci.

Quanto ai dipendenti, il loro stipendio lievita di qualche centinaia di euro rispetto a quello del normale ministeriale, perché ingloba un’indennità per gli straordinari e prevede anche i buoni pasto. Uno dei maggiori esperti internazionali di ordinamento giudiziario, il professor Giuseppe Di Federico, che è stato laico del Csm fino al 2006, ha messo a confronto i diversi sistemi di autogoverno della magistratura del vecchio continente e, nel capitolo sul Csm del Digesto delle Discipline Penalistiche (Utet), aggiornato al 2010, scrive: «Dalle analisi comparate risulta con certezza che tra i consigli della magistratura europei il Csm italiano è di gran lunga quello con più personale e con maggiori risorse finanziarie a disposizione». Pur con tutti i distinguo tra i vari consigli europei, Di Federico ricorda che quello con meno personale dai suoi studi risulta il francese: 11 dipendenti, di cui 8 amministrativi e 3 autisti. L’unico consiglio con personale amministrativo paragonabile a quello italiano è quello spagnolo (il Consejo General del Poder Judicial), che però svolge un servizio che in Italia è dell’Ispettorato generale del ministero della Giustizia.