Da "automobile" a "pubblicità" manuale per veri marinettiani

Il movimento artistico tentò di rivoluzionare tutti gli aspetti della
vita moderna. E col Manifesto del 1909 spiegò come rinnovare cinema,
cucina, moda. E donne. La filosofia: <strong><a href="/a.pic1?ID=329096">gli allegri profeti dell'azione e della distruzione</a></strong>. Non c'era soltanto Effetì l'incendiario: <strong><a href="/a.pic1?ID=329097">ecco gli altri grandi 'aero-dimenticati'</a></strong>

Marinetti aveva una specie di venerazione per il numero 11. Il Manifesto, che si compone di 11 punti, è datato 11 febbraio 1909, benché sia stato pubblicato il 20. Ecco dunque 11 parole chiave del futurismo, fra le tante che si potrebbero scegliere in un movimento che si proponeva di rivoluzionare l’universo.

AUTOMOBILE Il futurismo l’ha eletta a emblema della modernità. La sua bellezza non teme confronti, nemmeno con la Vittoria di Samotracia, la cui armonia passatista è superata da un «cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo». La tecnologia ha imposto un’estetica nuova: è cambiata la percezione della realtà. La macchina, come una nuova divinità, guida l’uomo a esplorare l’ignoto. Non a caso il Manifesto ha come preambolo il racconto di un incidente automobilistico di Marinetti: finito in un fosso, inizia la sua immersione simbolica nell’avventura dell’avanguardia.

CINEMA «Il cinematografo ci offre la danza di un oggetto che si divide e si ricompone senza intervento umano». Non c’è mezzo migliore per costruire immagini mai viste e stimolare un linguaggio espressivo inedito. Il cinema è lo «strumento ideale di una nuova arte immensamente più vasta e più agile di tutte quelle esistenti». Peccato non poter vedere Marinetti e Balla nelle vesti di attori. Un film - oggi perduto - lo girarono anche loro, nel 1916. Si intitolava «Vita futurista» ed era un collage di episodi. Accontentiamoci dei loro titoli e lavoriamo di fantasia: «Balla s’innamora di una seggiola e ne nasce un panchetto», «Come dorme un futurista», «Discussione fra un piede, un martello e un ombrello» ecc.

CUCINA Basta con la pastasciutta, colpevole di ingenerare «fiacchezza, pessimismo, inattività nostalgica e neutralismo», trasformando l’italiano in «cubico massiccio impiombato». Al bando anche forchetta e coltello: fondamentale invece sarà assaggiare i nuovi sapori accompagnandoli con musiche, poesie e profumi. Quanto alle portate, un pranzo che si rispetti dovrà annoverare «antipasti intuitivi», «brodi solari» e l’immancabile «Carneplastico»: un cilindro di carne di vitello ripieno di undici qualità di verdura, sostenuto da tre sfere di carne di pollo e da un anello di salsiccia, e coronato da uno strato di miele. (Per una volta, meglio stare dalla parte della tradizione).

DONNA Il futurismo, che ha proclamato il «disprezzo della donna», ha auspicato per primo la completa emancipazione femminile. Suffragio universale, parità salariale e giuridica, libero amore: roba da fare impallidire suffragette e femministe ante litteram. Tuttavia Marinetti passa ancora per retrogrado misogino. La sua colpa? Aver deriso le languide e patetiche creature dei romanzetti d’appendice e proposto l’immagine volitiva di una donna libera dai pregiudizi e dai luoghi comuni. Con buona pace degli stereotipi della donna fatale e dell’angelo del focolare.

GUERRA Fanno bene molti docenti liceali a liquidare il «futurismo» con la - oggi - deprecabile equazione: «Guerra sola igiene del mondo»? È vero, per Marinetti e i suoi il bellicismo fu una costante della visione del mondo: prima per la Libia, poi per la Grande Guerra il loro interventismo fu aggressivo e incondizionato. Ma molti intellettuali europei furono presi dall’utopia di un conflitto che avrebbe prodotto un’epoca nuova. La guerra futurista, inoltre, non era fatta solo di cannoni e bombardamenti, era soprattutto quella - metapolitica ed estetica - che doveva trasformare la vita e l’arte grazie a un conflitto permanente e a un impegno totale e vitalistico.

LETTERATURA Distruzione della sintassi, immaginazione senza fili, parole in libertà. Il futurismo ha il merito di avere rinnovato la letteratura italiana, ferma ai classicismi carducciani e alle raffinatezze dannunziane. E la letteratura futurista non fu soltanto enunciazione di intenti. Il codice di Perelà, l’allegorico e geniale romanzo di Palazzeschi, è ancora noto e amato. Molto meno le poesie visive di Govoni, le suggestioni erotiche dei versi di Armando Mazza, la prosa lirica di Mario Carli, la fantascienza e l’onirico di Corra e Buzzi, senza contare Mafarka il futurista e Gli indomabili di Marinetti. La critica artistica ha aggiustato da decenni il tiro su Boccioni e compagni; quella letteraria ancora non lo ha fatto, ma lo dovrà fare.

LIBRO Caratteri diversi, numeri, parole disposte in verticale, diagonale, perfino lettere umanizzate: addio vecchio libro, grigio oggetto di pallide tirature ottocentesche. L’high tech della scrittura futurista coincide con la massima tecnologia tipografica: uno spettacolo fatto di copertine e pagine colorate, dove può accadere di tutto. Anche trovarsi tra le mani volumi imbullonati (Depero futurista) o litografati su latta, come le due mitiche «lito-latte», sogni proibiti di una legione di collezionisti, cultori delle invenzioni futuriste.

MODA Balla scrive che «Si pensa e si agisce come si veste», plateale sconfessione del vecchio «L’abito non fa il monaco». Dunque, colori violenti, stoffe fosforescenti, cappelli asimmetrici, ma sempre tenendo presente una necessità imposta dai tempi: la comodità. Ernesto Thayaht propone un abbigliamento economico e semplicissimo contro l’affettata eleganza dei salotti: è lui l’inventore della tuta, non adibita solo al lavoro e richiesta dai ritmi frenetici delle metropoli.

MUSICA Anche accademie e conservatori vanno archiviati. Come il verso in letteratura, la musica ha la sua gabbia nella quadratura. Da distruggere. Si trovino nuovi accordi e nuovi timbri: Luigi Russolo decreta la fine dei suoni armonici: spazio a rumori, ululati, rombi, stropiccii, gorgoglii, sibili e ronzii. I concerti dei suoi «intonarumori» finiscono sotto cumuli di ortaggi, ma Stravinskij si entusiasma e dalla ricerca futurista nasceranno anche sperimentazioni più recenti, come quelle di Edgar Varèse e John Cage.

PUBBLICITÀ
Marinetti intuì che l’arte, al pari dell’industria e del commercio, necessita della réclame per diffondere le proprie creazioni. Il futurismo non avrebbe avuto la forza dirompente che ebbe senza volantini, manifesti, serate, tourneé: il sofisticato battage indispensabile per coinvolgere i livelli più diversi della società. Nel mercato si sfonda sfruttando le potenzialità dei sistemi di comunicazione. Marinetti - in compagnia dell’amato-odiato d’Annunzio - è stato il primo a capirlo.

VELOCITÀ In un mondo in cui si è diffuso il motore, in cui proliferano treni sempre più rapidi, nascono ponti, tunnel e stazioni radiotelegrafiche, la velocità permette all’uomo di sentirsi simile a un dio, invincibile e immortale. Il futurismo suggella la nascita di un nuovo mito estetico e morale: la velocità brucia le distanze, accelera le sensazioni, apre prospettive psichiche e mentali rivoluzionarie all’uomo del nuovo secolo. Che non vive più la pacifica e ripetitiva esistenza del passato, ma è integrato nell’era della tecnologia.