Autorizzato l'arresto di Papa Ma il Senato salva il Pd Tedesco

La Camera decide per il sì alla
richiesta di arresto per Papa. Subito dopo il via libera, il deputato ha lasciato l'Aula nell'assoluto silenzio dei presenti. In serata si stava recando al carcere di Orvieto (Terni) per costituirsi ma il Gip ha disposto di condurre l'indagato nel carcere di Poggioreale. Il voto
è stato preceduto da uno scontro incandescente sulla scelta di ricorrere al voto segreto. Il Carroccio ha votato a favore. E Maroni difende la scelta: "Siamo coerenti". Ma il premier avverte: "C'è il rischio di tornare al clima del '92". Soddisfatta l'opposizione, anche se al Senato l'esponente del Pd è stato graziato. La sfida del leghista Monti a Tedesco: "Se sei un uomo, adesso devi dimetterti"

Roma - Ha gelato la Camera il "sì" all’arresto di Alfonso Papa. Nessuno, né dai banchi della maggioranza né da quelli dell’opposizione, ha proferito parola, né tantomeno ha applaudito. E alla fine la Camera ha detto "sì" alla richiesta di custodia cautelare nei confronti di Papa. Dopo un lungo pomeriggio segnato da scontri incandescenti, l'Aula di Montecitorio ha dato il via libera all'arresto con 319 "sì" e 293 "no" approvando il parere della Giunta per le autorizzazioni. Il primo ad alzarsi in piedi e ad uscire dall’aula è stato proprio il parlamentare del Pdl inquisito, cui è andato incontro il collega Renato Farina, che gli ha messo una mano sulla spalla e lo ha accompagnato fuori dall’Aula. "Mi sento prigioniero politico - ha commentato Papa - sono vittima di un grandissimo abuso". Risultato completamente diverso a Palazzo Madama, dove è stata respinta la richiesta di arresto avanzata dalla procura di Bari per il senatore Alberto Tedesco con 151 "no", 127 "sì" e undici astenuti. "E' una cosa inaudita - ha commentato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi - quanto accaduto in Aula è una vergogna".

Berlusconi: "Noi i veri garantisti" Il premier Silvio Berlusconi non nasconde l'amarezza per il risultato del voto alla Camera. "Noi siamo dei veri garantisti, e infatti abbiamo votato contro l’arresto di Tedesco - avrebbe detto il Cavaliere subito dopo il voto - continueremo sulla nostra linea, anche se quello che è successo oggi è una vergogna". Nel pomeriggio, prima di andare a Montecitorio per votare, il presidente del Consiglio aveva lanciato un messaggio molto chiaro: "Dobbiamo fermare il rischio di una ulteriore escalation di arresti preventivi da parte della Magistratura perchè di questo passo si rischia di minare i numeri della maggioranza e di tornare al clima del 1992". Nel corso dell’incontro a Palazzo Grazioli con i coordinatori regionali del partito, Berlusconi aveva poi spiegato che non avrebbe mai votato "per mettere le manette a qualcuno  e aveva parlato di rischio "escalation" da parte di una magistratura che parte dalla inchieste e arriva agli arresti preventivi. "Un rischio che - a giudizio del Cavaliere - si deve contrastare proprio attraverso un voto negativo all’arresto del parlamentare del Pdl". Altrimenti, aveva aggiunto il premier, di questo passo i magistrati arriveranno a minare i numeri della maggioranza e torneremmo al clima del 1992.

Un arresto per colpire il Cav "Sono pazzi" è tutta una follia, pur di colpire me e buttare giù il governo rinnegano principi che dovrebbero difendere nel totale disinteresse per le persone. Berlusconi ha fatto esplodere tutto la sua rabbia e la sua delusione commentando il voto di Montecitorio con diversi ministri e dirigenti del Pdl in una saletta attigua all’Aula. Il capo del governo si è scagliato soprattutto contro Pier Ferdinando Casini (è una vergogna, una cosa inaccettabile quello che ha fatto, ha detto) ma anche contro i Radicali e in particolare l’ex radicale Benedetto Della Vedova ora in Futuro e Libertà che a suo dire sono sempre stati garantisti e ora hanno cambiato idea.

La richiesta del voto segreto Il voto su Papa è stato segreto. "Abbiamo presentato una richiesta di voto segreto - aveva detto Silvano Moffa, capogruppo di Popolo e Territorio - perché il tentativo di strumentalizzare questo tema per fini politici che nulla hanno a che fare con la vicenda Papa è la dimostrazione che stiamo dando una dimostrazione del degrado assoluto della politica". Dai banchi dell’opposizione, non appena Moffa aveva annunciato la richiesta di voto segreto, l'opposizione aveva gridato: "Vergogna, servo, vai a casa". Nelle ore che avevano preceduto il voto, il clima alla Camera si era fatto sempre più incandescente. Lo scontro sulla scelta di ricorrere al voto segreto. Con l’opposizione che accusava la Lega di avere deciso di "salvare" il parlamentare coinvolto nell’inchiesta sulla cosiddetta P4 in cambio del ritiro del contestato decreto sull’emergenza rifiuti a Napoli. Un "patto scellerato" siglato con il Pdl, avevano denunciato Pd e Idv a Montecitorio.

Papa lascia l'Aula in silenzio "Vivo questa giornata con grande serenità perchè sono innocente e lo dimostrerò", aveva assicurato Papa ostentando serenità a poche ore dal voto dell’aula di Montecitorio. Prima in aula per il voto sul decreto rifiuti, poi in cortile per una sigaretta, qualche scambio di parola con i colleghi di partito: "Sono innocente, lo dimostrerò nel tempo, dimostrerò al processo la mia innocenza rispetto a tutte le accuse". In serata, Papa aveva poi lanciato un appello a tutti i deputati: "Mi affido a voi". "Non ritengo dover fare appello alla difesa del Parlamento, perchè sono innocente ed estraneo nel merito a tutte le accuse - aveva detto Papa - davanti alla mia coscienza, a dio, agli uomini, ritengo che la verità non abbia bisogno di difensori, ma si manifesta da sè nel tempo". L'appello è però caduto nel vuoto. E i deputati hanno votato contro accogliendo così la richiesta della Giunta: subito dopo il voto, Papa ha infatti lasciato l'Aula. "Sono fiero ed orgoglioso di avere goduto della fiducia di Berlusconi - è stato il primo commento del deputato del Pdl - Berlusconi è una persona straordinaria, eccezionale. Mi è stato vicino dall’inizio di questa storia".

Trasferito nel carcere di Poggioreale L'avvocato Giuseppe D' Alise, difensore dell'onorevole Alfonso Papa ha dichiarato che il suo assistito si sta recando in carcere per costituirsi. Dopo il voto dell'Aula gli uffici di Montecitorio si sono subito attivati per la comunicazione formale del pronunciamento favorevole alla richiesta di arresto del parlamentare. Il gip di Napoli, ricevuta la comunicazione della Camera di Deputati di autorizzazione all'arresto, ha disposto che Papa sia catturato e condotto presso la casa circondariale di Napoli. Se, pertanto, il parlamentare si costituirà in un'altra casa di reclusione, dovrà essere trasferito nel capoluogo campano. La Guardia di Finanza ha eseguito  dunque l'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Papa. Il parlamentare - secondo quanto si è appreso - era intenzionato a costituirsi nel carcere di Orvieto (Terni), dove stata dirigendosi: quando la Finanza lo ha informato che il Gip aveva disposto di condurre l'indagato nel carcere di Poggioreale, Papa ha accettato di consegnarsi ai finanzieri che gli hanno notificato il provvedimento dell'autorità giudiziaria e lo stanno ora trasferendo a Napoli.

Il Pdl contro il "voto liberticida" Due foto che ritraggono Alfonso Papa sul retro della Camera, mentre parla con altre persone. Era stata questa l’ultima carta del Pdl per convincere la Camera della necessità di negare l’arresto del deputato, a poche ore dal voto. Le foto erano state inviate a tutti i componenti dell’Assemblea, per dimostrare che nei confronti di Papa è stato disposto un vero e proprio pedinamento, e che dunque l’indagine "non ha rispettato le garanzie minime dei parlamentari". Il segretario del Pdl Angelino Alfano aveva spiegato di non essere "favorevole all’impunità, ma ad un uso più saggio della custodia cautelare". Subito dopo il via libera della Camera, il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto ha parlato di "voto liberticida" e ha sottolineato che così facendo "la Camera si è assunta una grossa responsabilità".

La Lega vota per l'arresto "Siamo coerenti". Così il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha commentato uscendo dall’Aula il voto. Ai cronisti che gli chiedevano di certezze sulla decisione dei lumbard, il titolare del Viminale ha replicato: "Assolutamente sì, come avevamo detto". Il capogruppo della Lega alla Camera, Marco Reguzzoni, ha voluto invece far luce sulle spaccature interne all'opposizione: "La richiesta di rinunciare al voto segreto è l’ennesimo tentativo di coprire le difficoltà interne di Pd e Udc". L'esponente leghista ha voluto, infatti, far notare che i deputati del Carroccio "votano secondo coscienza", mentre "i problemi sono di Casini e Franceschini".

L'opposizione festeggia Subito dopo il via libera all'arresto, l'opposizione ha salutato positivamente la decisione di Montecitorio. "Si è votato in modo serio valutando nel merito - ha detto l segretario del Pd, Pier Luigi Bersani - la Camera ha votato con coerenza e questo rassicura perchè dimostra che i tentativi di richiamo all’ordine hanno dei limiti. C’è un risvolto politico in questo voto, la maggioranza rifletta". Bersani ha, quindi, evidenziato che "in altri tempi il richiamo al vincolo di maggioranza avrebbe funzionato ma in questi tempi è evidente che qualcosa si è rotto". Massimo D’Alema ha detto di non essere stupito dall’esito del voto: "Ci sono stati una trentina di voti da parte della maggioranza per il sì all’arresto". Molto soddisfatto anche il leader dell'Idv Antonio Di Pietro: "Papa deve essere trattato come tutti gli altri cittadini, se ci sono sospetti gravi sui reati per cui è necessario procedere con l'arresto".

Rissa sfiorata in Transatlantico Poco dopo il voto il deputato del Pdl Enzo D’Anna ha fermato il collega dell’Udc Angelo Cera. E gli ha chiesto: "Guarda che nelle carte di Bisignani è citato più volte il nome di Cesa (il segretario dell’Udc, ndr). Quando arriverà la richiesta per lui come voterete?". A quel punto Cera si è innervosito e si è lanciato contro il collega. Sono intervenuti i commessi e nello stesso momento è arrivato anche Pier Ferdinando Casini che ha trascinato via il deputato del suo gruppo. "Casini, imparagli l’educazione a questo qua", lo ha apostrofato D’Anna. 

Il Senato "salva" il Pd Tedesco Mentre Montecitoriuo ha dato il via libera all'arresto di Papa, il Senato non ha autorizzato l’arresto del senatore Alberto Tedesco, chiesto dal gip di Bari nell’ambito dell’indagine sulla corruzione nella sanità pugliese, per fatti che risalgono agli anni in cui Tedesco era assessore regionale alla sanità nella Giunta Vendola. I "sì" sono stati 127, i "no" 151, le astensioni undici. A favore dell’arresto e del voto palese si era pronunciato lo stesso Tedesco, oltre che, in dichiarazione di voto, i gruppi del Pd, dell’Idv, del Terzo polo e della Lega. L’assemblea si è espressa direttamente a favore o contro la richiesta dei magistrati, non avendo la Giunta immunità di Palazzo Madama approvato in precedenza alcun parere nei termini previsti. Nel primo commento dopo la decisione dell’aula, Tedesco ha difeso la "coerenza" del Pd, ed ha bollato come "tardive" le prese di posizione "degli esponenti del centrodestra" che oggi in aula hanno parlato di fumus persecutionis. Nel clima concitato del dopo voto, nel salone Garibaldi di palazzo Madama Tedesco è stato affrontato a brutto muso dal senatore leghista Cesarino Monti, che gli ha detto: "Se sei un uomo ti devi dimetter". "Dillo ai tanti tuoi colleghi", è stata la replica dell’esponente di centrosinistra.

Il voto al Senato su Tedesco Il senatore Alberto Tedesco è intervenuto nell’Aula del Senato per chiedere all’assemblea di rispondere affermativamente alla domanda della magistratura di arresti domiciliari. Il senatore del Gruppo misto ha anche chiesto che non si ricorra al voto segreto, ma al voto palese. "Sommessamente ma fermamente vi invito a dire sì alla richiesta di arresto che la magistratura barese ha avanzato nei miei confronti e vi chiedo di farlo in modo trasparente, mettendoci le facce, senza ricorrere al voto segreto". Tedesco ha chiesto, in aula al Senato, che i colleghi si esprimano a favore della richiesta di arresto nei suoi confronti: "Siamo coscienti di rinunciare oggi ad un pezzo dei nostri diritti ma questi risalteranno maggiormente quando si sarà chiuso questo iter". "La sede naturale per dimostrare la mia estraneità ai fatti contestatimi è la sede del processo", ha concluso il senatore del gruppo misto.