Avatar, il film più costoso di tutti i tempi

Budget da 300 milioni di dollari, effetti speciali in 3D Così il regista prova a battere il suo record d’incassi. I terrestri incontrano gli umanoidi sul pianeta Pandora popolato di mostri

Roma - Si chiama Avatar, ma il mondo virtuale di Second Life, dove ci si mostra agli altri on line attraverso una propria rappresentazione, non c’entra. Dodici anni dopo Titanic, il titanico James Cameron s’è rivolto al senso più nobile della parola in lingua sanscrita, originaria della tradizione induista: e cioè «Colui che discende», ossia la materializzazione in forma umana della divinità suprema. Film circonfuso da un’aura mitica, perché lungamente meditato, scritto nel 1995, dunque prima di Titanic, poi messo da parte per via delle difficoltà tecniche, ripreso in mano nel 2005, col titolo alternativo Project 880, e finalmente entrato in produzione come Avatar sotto il marchio 20thCentury Fox. Un budget pazzesco, il più alto della storia del cinema: ufficialmente 250 milioni di dollari, ma in realtà sarebbero oltre 300 (con il lancio 400). Una sfida, anche personale, per Cameron, regista solitario e aspro, patito di fantascienza ammonitoria, con derive fantasy-epiche di gusto filosofico (Terminator, The Abyss), e tuttavia inchiodato al successo forse irripetibile della più romantica storia mai raccontata, appunto Titanic: 1 miliardo e 850 milioni di dollari al box-office, un record assoluto.
Dopo due rinvii imposti dal complesso lavoro di post-produzione sugli effetti digitali, Avatar uscirà in tutto il mondo il 18 dicembre, a mo’ di strenna natalizia. Naturalmente in 3D, con il sostegno delle nuove tecniche di animazione digitale impiegate sugli attori in carne ed ossa, già sperimentate nella trilogia Il Signore degli Anelli ma oggi ancor più prodigiose. Tanto che Cameron, invece di motion capture, preferisce parlare di e-motion capture, il movimento intrecciato all’emozione.

Inutile dire che attorno al super giocattolone - per molti versi l’evento cinematografico dell’anno - è andata crescendo l’attesa spasmodica dei fan, con relativo moltiplicarsi in rete di finti «teaser», locandine fasulle, disegni taroccati. Il trailer ufficiale, con corredo fotografico, è previsto per il 21 agosto, primo di una serie di Avatar-Days destinati a svelare facce, situazioni, trucchi, effetti speciali. Ma intanto, dopo un passaggio al Comic-Con di San Diego e uno ad Amsterdam, la Fox ha mostrato ieri mattina a Roma un antipasto del film: venti minuti in 3D, una selezione mirata di sette scene per far ingolosire giornalisti ed esercenti.

In effetti lo spettacolo c’è. Immaginate un mix di Apocalypto e L’ultimo dei Mohicani in chiave fantasy, il tutto ambientato - siamo in un futuro ravvicinato - sul pianeta Pandora, ricoperto da foreste pluviali con alberi alti fino a trecento metri. È qui che vive, combattendo mostri e bestiacce, il popolo dei Na’Vi: umanoidi alti tre metri, dalla pelle bluastra e striata, il viso felino. S’intende, Pandora fa gola anche ai terrestri invasori, che per facilitare le cose hanno sviluppato geneticamente una sorta di ibrido, mezzo uomo mezzo indigeno, ovvero l’Avatar del titolo. Quando l’ex marine paraplegico Jake Sully si trasforma in Avatar, recuperando l’uso delle gambe, scatta in lui dilemma morale: da che parte stare, con gli invasori della sua stessa specie o con la tosta e sensuale amazzone Neytiri che lo crede una sorta di Messia?

Se lo spunto viene dalla saga letteraria di Edgar Rice Burroughs incentrata sull’eroico John Carter di Marte, Cameron vi ha poi trasfuso molto di suo: il conflitto uomo-macchina, il Paradiso perduto, la prepotenza degli Stati. Sostiene il regista nelle interviste: «Credo che il segreto, per questo tipo di film, stia nel creare mondi alieni che siano tali e insieme riconoscibili dal pubblico. L’alieno «puro» non guarda come noi, non pensa come noi, non si emoziona, vive, ama e combatte come noi. Il trucco sta dunque nel rintracciare l’umano, il riconoscibile, dentro l’alieno».

Vedremo se Avatar riuscirà nell’impresa di bissare Titanic. Intanto il regista ha richiamato all’opera James Horner, che tanto merito ebbe nello strappare palpiti e lacrime con la sua accattivante colonna sonora. Dopodiché sarà difficile che i protagonisti Sam Worthington e Zoe Saldana, così vistosamente truccati, con tanto di coda e tratti somatici felini, scaldino i cuori femminili quanto i giovani Kate Winslet e Leonardo Di Caprio di Titanic (è in arrivo la versione 3D). Ma non si può mai dire. Nel cast anche Sigourney Weaver, Michelle Rodriguez e Giovanni Ribisi.