Aveva 11 anni, viveva in vico dell’Olivella

Edoardo Musicò

Le gesta attribuite al ragazzo chiamato Balilla, sono la conseguenza della guerra di successione, al trono austriaco. L'imperatore d'Austria Carlo VI non ha eredi maschi e abolisce la legge salica, permettendo alla figlia Maria Teresa di succedergli nel 1740. Prussia, Spagna e regno di Sardegna non riconoscono la legittimità dell'erede e scendono in campo contro l'Austria. Maria Teresa spezza l'accerchiamento antiasburgico, promettendo al Piemonte il Marchesato di Finale, che Genova aveva acquistato da Carlo VI, sperando che i genovesi si accontentino di un indennizzo. Per Genova significherebbe la perdita di uno sbocco strategico al mare in favore dei Savoia e il ridimensionamento della sua potenza mercantile. Ma la Francia convince Genova ad aderire ad un'alleanza che comprende anche Spagna e regno di Napoli. L'obiettivo francese è strappare la Lombardia all'Austria, mentre la Superba può rivendicare il controllo su Finale.
Negli ultimi mesi del 1745, francesi e alleati avanzano velocemente in Piemonte e Lombardia, occupando Milano. Ma il contrattacco austro-piemontese li ricaccia verso il mare. Nel 1746 Francia e Spagna, trattano il ritiro con l'Austria e abbandonano Genova al suo destino.
Gli austriaci guidati dal generale Antoniotto Botta Adorno - spiegazione a fianco ndr - occupano le valli del Bisagno e del Polcevera. La città si arrende e Botta Adorno la invade, imponendo il versamento all'Austria di tre milioni di lire genovine. La popolazione, stretta tra le angherie degli occupanti e lo sconquasso economico, è stremata. Botta Adorno, implacabile, impone arbitrariamente anche il pagamento di un quarto milione e requisisce anche 19 bocche da fuoco, tra cui alcuni mortai, posizionati sulle mura.
E il 5 dicembre 1746, uno dei mortai, con l'effige di S. Caterina da Genova, sprofonda durante il trasporto nella copertura del Rio Torbido, nel popolare quartiere di Portoria. Gli austriaci cercano di rimetterlo in carreggiata e pretendono l'aiuto degli abitanti, bastonando i recalcitranti. La reazione è fulminea e una fitta sassaiola li mette in fuga scatenando una rivolta che, dopo sei giorni di scontri, avrebbe liberato l'intera città dagli austriaci.
In questo frangente, si sviluppa la vicenda di Balilla che avrebbe scagliato il primo sasso. L'ambasciatore di Venezia Cavalli invia al suo governo un resoconto sui tumulti genovesi e scrive: «La prima mano onde il grande incendio s'accese fu quella di un piccol ragazzo». Analoga descrizione proviene da Gian Francesco Doria, senatore e uomo di governo che ha scritto: «Ed intesosi dalla voce di un ragazzo un motto (che l'inse) si vide una pioggia di sassi scagliati contro gli austriaci». Sul piano etimologico, Balilla equivale a ragazzo o monello ma, secondo alcune fonti, deriverebbe da Baciccia, diminutivo di Giovan Battista, usato nella Genova antica.
Le ricerche, svolte nell'800, hanno individuato in Giovan Battista Perasso l'eroe di Portoria. All'inizio, si pensava che fosse nato a Pratolongo di Montoggio nel 1729 e sulla sua casa era stata posta anche una lapide. Tuttavia, nell'Archivio di Stato di Genova è stato rinvenuto in seguito un documento che esclude questa possibilità, mentre si hanno notizie più precise di un Giovan Battista Perasso, nato a Genova in vico dell'Olivella il 26 ottobre 1735 e morto nel 1781. All'epoca dell'insurrezione, quindi, aveva 11 anni, età che giustifica l'espressione «Piccol ragazzo» dell'ambasciatore veneziano.
Il famoso motto di Balilla «che l'inse», deriva dal genovese insà, cioè iniziare a fare qualcosa che si consuma lentamente: insà o salamme oppure l'insà o pandöce, per indicare il primo taglio festoso del pandolce a Natale. In questo caso si tratta dell'inizio della rivolta, oppure, tradotto in termine più corrente su alcuni testi, «che io la rompa», riferito alle teste dei malcapitati. Lo storico Federico Donaver ha definito il monumento un omaggio «All'ardire generoso di un popolo che, giunto al colmo dell'oppressione, spezza le catene e si rivendica la libertà».
Ma, tornando alla Portoria dei giorni nostri, il monumento a Balilla, posto di fronte al Tribunale di via V Dicembre, è visibilmente degradato. Tra una recinzione danneggiata, erba quasi inesistente e corone commemorative appassite, la base del monumento è circondata da mozziconi e cartacce, mentre la dedica commemorativa si arrende, di giorno in giorno, alle intemperie, cancellandosi progressivamente. La lastra di marmo, posta sul terreno, nel punto in cui il mortaio si è impantanato è stata ripulita, ma si trova all'altezza del semaforo.
E i pedoni, attraversando in fretta nemmeno lo notano, anche per mancanza di un cartello indicatore nelle vicinanze, che risvegli l'interesse in chi, trovandosi in pieno centro della città, più che dalla storia della Superba, è colpito da scene di ordinario degrado.