Aviaria, altri casi sospetti: scatta la psicosi

Una donna ha chiamato l’Asl 3 di Catania: «Dottore, posso tenere il canarino in casa?»

Teodora Poeta

da Pescara

Il pericolo aviaria inizia a «risalire» l’Italia, ma la psicosi sembra precederlo. Nelle ultime ore, infatti, i centralini delle unità di crisi sul virus dei polli sono intasati da segnalazioni che arrivano da ogni regione.
È c’è chi addirittura ha ucciso quattro cigni domestici, che aveva in casa da anni, per poi consegnarli alla Asl di Messina e farli analizzare. Si tratta di un anziano agricoltore che ha sacrificato i quattro animali, prime vere vittime della psicosi aviaria, per paura di un possibile contagio.
Tra i più allarmati ci sono i proprietari di qualunque specie di volatile. «Dottore posso tenere il canarino in casa?». È solo una delle tante telefonate giunte, ieri, all’unità di crisi sull’aviaria della Asl 3 di Catania, che segnala la psicosi diffusa tra i cittadini, prontamente rassicurati da un’équipe di veterinari.
A chiamare sono soprattutto persone che vivono accanto ad allevamenti di polli o gli stessi allevatori. «Abbiamo rassicurato tutti - sottolineano i veterinari -. I controlli sono accurati ed estesi. Niente paura». Ma c’è anche chi chiede informazioni sui colombi che «riempiono la città di virus» o chi, invece, vuole sapere se «deve fare vaccinare il pappagallo» che ha in casa. «Nella maggior parte dei casi - confermano i medici - sono persone che hanno paura perché disinformate».
Sempre ieri, a Catania, un colombo morto ha bloccato piazza San Pietro di Riposto, transennata per alcune ore fino all’arrivo di sanitari, carabinieri e vigili del fuoco, che hanno rimosso la carcassa.
Il livello della psicosi da aviaria, però, è tale che molti vogliono anche sapere come comportarsi se recentemente hanno toccato qualche volatile. La risposta è tranquillizzante: «Basta lavarsi le mani con il sapone, un semplice gesto di igiene quotidiana».
Nel frattempo, mentre i casi di cigni morti in Italia per sospetta aviaria salgono a 24 (5 quelli sui quali è stato accertato il virus H5N1 ad alta patogenicità, che hanno interessato Sicilia, Calabria e Puglia) anche in Abruzzo è scattato l’allarme.
L’altro giorno, in provincia di Pescara, la forestale ha recuperato un cigno morto nel territorio del Comune di Collecorvino e, nell’ipotesi che si tratti di un caso di aviaria, è stata subito attivata, anche qui, un’unità di crisi. Il cigno è stato avvistato, giovedì, in campagna, in buone condizioni, da una donna, che ha subito contattato la forestale. Il giorno seguente, invece, l’animale è improvvisamente morto e la donna lo ha chiuso in un sacco. A quel punto si è messa in moto la procedura che prevede l’autopsia e gli esami di rito. Le prime analisi, eseguite dall’Istituto Zooprofilattico di Teramo, lasciano aperta ogni possibilità, anche se la «sentenza» definitiva arriverà nelle prossime ore dagli accertamenti effettuati dall’Istituto Zooprofilattico di Padova, incaricata di coordinare l’emergenza aviaria a livello nazionale.
Sempre in Abruzzo, sabato sera, la forestale ha trovato altri due cigni morti vicino al lago Capodacqua, nel territorio di Capestrano.
«Dobbiamo guardare ai fatti - commenta il direttore dello Zooprofilattico di Teramo, Vincenzo Caporale -. La psicosi da aviaria è legata alla disinformazione e alla pessima comunicazione del reale rischio. Sul fatto, poi, che il virus sia arrivato in Italia, era stato ampiamente annunciato. Nessuno ha mai negato questa ipotesi ed infatti si è verificata proprio perché legata agli uccelli migratori. Il rischio di contagio per l’uomo, invece, resta molto basso». Purtroppo, però, la stessa cosa non si può certo dire per la paura del contagio, che è già dilagante, nonostante gli esperti continuino a tranquillizzare.
«Io non mi fido affatto - replica un cittadino -. E non credo che comprerò più il pollo». Anche se, come confermano i fatti, in Italia il virus è arrivato portato dal cigno e non di certo, come tutti si sarebbero aspettati, dal pollo.