Aviaria, controlli responsabili

Come già è accaduto negli anni passati, il Forum mondiale delle attività di tiro e caccia Wfsa, ha riunito i propri membri a margine della Fiera annuale Iwa di Norimberga tenutasi a marzo. La Face ha partecipato ai lavori con una relazione a cura del segretario generale Yves Lecocq che, anche in qualità di medico veterinario, si è concentrato sui possibili sviluppi dell'influenza aviaria. In effetti, questa patologia comporta potenziali conseguenze per i cacciatori soprattutto per due fattori: innanzitutto, un rischio sanitario indotto dal contatto con esemplari di volatili abbattuti nell'azione di caccia, per quanto non esattamente misurabile; in secondo luogo, un rischio di restrizioni legislative a scopo preventivo, benché nessuno abbia ancora dimostrato che la caccia contribuisca alla propagazione della malattia.
L'argomento di «disturbo» che sarebbe causato dall'attività venatoria, favorendo gli erratismi degli uccelli sul territorio, è veramente illusorio perché anche senza un tale presunto disturbo gli uccelli continuerebbero a spostarsi da un sito all'altro, in funzione dell'alimentazione disponibile, delle condizioni climatiche e dei fenomeni naturali della riproduzione e delle migrazioni. D'altro canto, la caccia potrebbe essere uno strumento utile per regolare la presenza degli uccelli, contribuendo a evitare delle concentrazioni localizzate ove la probabilità di trasmissione del virus è assai più elevata.
Tuttavia, se realmente l'aviaria dovesse condurre a una massiccia mortalità determinate specie, in particolare anatre e oche, le conseguenze sarebbero egualmente negative per la caccia, poiché non avrebbe senso prelevare tali popolazioni già messe a dura prova dalla malattia. Da tutte queste argomentazioni, deriva la priorità, sia per i cacciatori sia per i protezionisti, di incoraggiare e sostenere le ricerche appropriate, poiché è sorprendente constatare quanti siano, dal punto di vista epidemiologico, i quesiti per i quali ancora non si è trovata risposta. La chiusura dell'attività venatoria in assenza di ferree motivazioni, significherebbe venire meno l'attività di vigilanza prestata dai cacciatori sul territorio con un danno per tutta la collettività.