Aymé, il fantastico amico di Céline che rifiutò l'Accademia per deridere i miti di ieri e di oggi

Esce una raccolta di novelle in cui lo scrittore francese mette alla berlina il conformismo. Specie quello degli intellettuali

Marcel Aymé (1902-1967) è considerato «uno dei massimi scrittori fantastici europei e tra le personalità più originali prodotte dalla cultura francese del Novecento». Lo dice il risvolto della antologia di racconti Martin il romanziere, appena pubblicata da L'Orma (pagg. 206, euro 16). Si potrebbe pensare che l'editore tiri l'acqua al proprio mulino. Invece è la verità. Sarà forse per questo motivo, l'originalità irriducibile agli schemini dell'autore impegnato, che il lettore italiano, fino a qui, è stato tenuto quasi all'oscuro dell'esistenza di Aymé, nonostante in Francia sia stato accolto e dunque canonizzato nei volumi della Pléiade. L'editoria italiana è fondata sull'eterno ritorno (dell'ovvio): perché mai cercare qualcosa di sorprendente quando si può servire la solita minestra? Che tristezza. Almeno si venderà la minestra? Mah...

Di ovvio, nella carriera e nella vita di Aymé, «il migliore scrittore del mio tempo» secondo Georges Simenon, c'è nulla. Nato in un ambiente contadino, si trasferisce a Parigi per caso e per amore della letteratura. Nel 1926 pubblica il primo romanzo. Considerato autore di sinistra, durante l'occupazione nazista pubblica articoli sulla stampa collaborazionista, in particolare su Je suis partout di cui è caporedattore Robert Brasillach. Nonostante tutto, lascia l'impressione, secondo Carlo Mazza Galanti, autore dell'introduzione a Martin il romanziere, di non aderire all'orizzonte politico dei suoi nuovi compagni di strada. In ogni caso, si guadagna la disistima di personaggi del calibro di Jean-Paul Sartre e Louis Aragon. Un bel problema per chi vuole fare carriera a Parigi. Aymé è soprattutto un tipo fedele agli amici. Si batte inutilmente per evitare la condanna a morte di Brasillach e nel dopoguerra continua a frequentare l'appestato Louis-Ferdinand Céline. Proprio all'autore del Viaggio al termine della notte dedica uno dei suoi scritti più belli, Su di una leggenda. Dirà Lucette, la moglie di Céline: «In un piccolo studio che ha fatto su Céline (apparso nei Cahiers de l'Herne, ndt), Marcel dice tutta la verità. Ha parlato del vero Céline e ha detto tutto» (chi volesse leggere il saggio e l'intervista di Lucette, li trova nel fondamentale sito lf-celine.blogspot.com di Andrea Lombardi).

Dopo la guerra, proseguono i suoi atti anti-ideologici e di rigetto del sistema. Nel 1948 firma Uranus, un romanzo che allude alle epurazioni, apprezzato da Céline stesso. Allergico alle conventicole, nel 1949 rifiuta la Legione d'onore. Nel 1952 la commedia La Tête des autres, un manifesto contro la pena di morte, ottiene un grande successo ma fa infuriare la magistratura, che ne esce ridicolizzata. Nel 1959 viene invitato a far parte dell'Accademia di Francia, il massimo onore possibile per uno scrittore francese. Declina per coerenza, avendone preso in giro i membri, i cosiddetti immortali, in più d'una occasione. Spiega alla sorella via lettera: «Non vedo quale piacere ci possa essere nel far parte di una società dove si incontra una quarantina di persone che non si è scelto di frequentare». Ha scelto invece di frequentare Céline, esiliato in patria, a Meudon. Aymé fa tutto il possibile per riabilitare l'amico che considera «il più grande scrittore francese vivente e forse il più grande lirico che abbiamo mai avuto».

Aymé ha firmato 17 romanzi, una decina di pièce teatrali, qualche sceneggiatura cinematografica ma è forse più famoso come autore di novelle. Sette sono le raccolte pubblicate in vita, solo Le passe-muraille è stata tradotta per intero in italiano e pubblicata nel 1994 dalla Biblioteca del Vascello. Contiene Il passamura, ovvero Monsieur Dutilleul, che scopre di poter passare attraverso i muri e ne approfitta per prendersi qualche rivincita. Proprio il «Passamura» è stato immortalato a Parigi nel quartiere di Montmartre, con una scultura che esce dalle pareti di una abitazione tra rue Norvins e avenue Junot.

Martin il romanziere contiene sei racconti tra fantascienza e fantastico a partire da quello che regala il titolo alla raccolta, in cui i personaggi di un romanzo entrano ed escono a piacimento dalle pagine per fare irruzione nella realtà dove incontrano il loro sadico creatore. Aymé però rimane ancorato alla concretezza del quotidiano anche nei momenti in cui sembra prendere il volo. L'immaginazione è uno strumento per dissacrare i miti d'oggi e ridere delle mode culturali. Nella Carta del tempo, Aymé sogna cosa accadrebbe se venissero razionati i giorni di vita in base all'utilità sociale di chi dovrebbe trascorrerli. Vecchi e parassiti spariscono per primi. Tra i parassiti, sono subito debellati gli artisti (compare, in un cameo, anche un furioso Céline). La ricaduta invece mette in scena una guerra per il potere tra insopportabili vecchi ringiovaniti per magia e altrettanto insopportabili giovani che vorrebbero prenderne il posto. In Le Sabine, una ragazza scopre i vantaggi (e gli svantaggi) di essere ubiqua: sarebbe perfetta tra gli X Men, i mutanti resi celebri dai fumetti Marvel e dal cinema. Ne L'anima di Martin uno spietato assassino cerca di sfuggire al diavolo e di ottenere uno sconto in Purgatorio. Nella Grazia, un uomo pio si sveglia con l'aureola in testa e viene emarginato dai suoi vicini di casa. Per quanto provi a peccare, con gusto sempre maggiore, non riesce a evitare la santità. Forse...

C'è sempre da ridere e da pensare. Alla berlina finisce il conformismo in qualunque forma si presenti: la grettezza del borghese, il narcisismo degli intellettuali, il moralismo dei bigotti, l'ottusità dei burocrati. La commedia umana è eterna come i suoi protagonisti. Che siano rossi o neri o grigi in fondo ha poca importanza.