Azimut, via alla missione Asia Il bilancio 2010 batte le attese

Utile netto pari a 90-95 milioni. L'ad Giuliani: "Distribuiremo sicuramente il dividendo". Pronto un bond che rende il 2,5% per i risparmiatori più prudenti

Azimut batte le stime degli analisti e chiude il 2010 con un utile netto «compreso tra 90 e 95 milioni». A dirlo è stato il presidente e amministratore delegato Pietro Giuliani annunciando anche l'espansione in Asia del gruppo attivo nel risparmio gestito, uno dei pochissimi realmente indipendenti dal sistema bancario italiano. I ricavi totali del 2010 sono stimati tra i 340 e i 350 milioni e la posizione finanziaria netta in attivo di circa 100 milioni. Nel 2011, meno di nuovi tracolli delle Borse, «riusciremo ancora a generare risultati migliori per clienti e azionisti», ha promesso Giuliani. Il 2009 aveva visto il record storico di profitti per Azimut (118,2 milioni).
Il top manager ha poi aggiunto che Azimut darà «sicuramente» il dividendo ordinario mentre valuterà «se e quanto dare» una cedola straordinaria «perché questo è un momento in cui ci possono essere acquisizioni». Al momento tuttavia, per quanto riguarda il possibile shopping, il gruppo «non ha trattative, ma solo contatti» in Europa, «in un Paese vicino all'Italia», ma l'attenzione resta forte anche sulla Penisola.
A cavallo dell'estate sarà invece operativo il nuovo polo per l'Asia e l'Australia: in Cina sono previsti due centri a Hong Kong e Shanghai, in entrambi i casi Azimut ha individuato alcuni senior partner locali provenienti da istituzioni finanziarie cinesi. «A tre anni dalla partenza un dipendente di Azimut su tre lavorerà all'estero», ha detto Giuliani secondo cui in prospettiva circa il 70% dei fondi collocati dal gruppo sia della casa e il 30% di gestori terzi.
Il primo polo a partire, appunto entro settembre, sarà quello di Hong Kong per un investimento previsto in Cina, in fase di start-up, di una decina di milioni; a cui aggiungere l'impegno per eventuali acquisizioni.
L'obiettivo di Azimut è comunque quello di trasformarsi da realtà di respiro europeo a mondiale, con una presenza soprattutto nei mercati emergenti, dove servono «gestori che conoscano aziende e mercati da vicino». Alla Cina seguirà comunque l'America, anche se non è ancora stato deciso se il gruppo aggredirà prima quella del nord o del sud.
Giuliani ha infine ribadito l'obiettivo di raddoppiare le masse in gestione entro l'inizio del 2015, dai 13,5-14 miliardi dell'autunno 2009 a 27-28 miliardi, con la raccolta all'estero, tra 4 anni, «di almeno il 10% delle masse del gruppo». Nonostante abbia una posizione finanziaria netta in attivo, Azimut da metà gennaio propone poi un bond a 5 anni con tasso fisso del 2,5% e garanzia di riacquisto da parte della società in qualsiasi momento. Giuliani ha sottolineato che si tratta di un'emissione nata per soddisfare le esigenze della clientela più prudente: «Il bund tedesco a 5 anni dà circa il 2% ma l'obbligazione Azimut è più sicura», vista la salute e la trasparenza dei conti del gruppo finanziario italiano rispetto alla situazione più complessa che sta attraversando il più forte degli Stati europei.