Una babele fatta apposta per i furbi

Anche se può apparire paradossale, la politica agricola comune - concepita in origine per aiutare i contadini - è ormai divenuta un affare formidabile per Lord e famiglie regnanti: dagli Windsor ai Grimaldi. La cosa suscita scandalo, ovviamente, ma tale vergogna è solo la punta di un iceberg. Oltre a prendere ai poveri per dare ai ricchi, l'Unione Europea ha in effetti costruito un meccanismo redistributivo e protezionistico che danneggia tanto la nostra agricoltura come quella dei Paesi più arretrati: a partire dall'Africa.
Per poter sussidiare la regina Elisabetta d'Inghilterra, infatti, è necessario fare anche un ampio utilizzo di barriere doganali, le quali impediscono a molti prodotti del Terzo Mondo di essere venduti da noi.
E se un tempo la battaglia contro il protezionismo era appannaggio di pochi liberisti, oggi vi sono organizzazioni umanitarie di varia tendenza che comprendono la necessità di aprire i mercati, offrendo ai più diseredati l'opportunità di guadagnarsi onestamente da vivere lavorando nei loro Paesi.
Non bastasse tutto ciò, tale sistema di aiuti è distruttivo anche delle economie rurali europee.
Quando si predispone un sistema di trasferimenti basato su sovvenzioni e incentivi, è fatale che prima o poi si arrivi a limitare la produzione: per non gravare troppo sui conti pubblici. Basti ricordare la vicenda delle quote-latte, che prima ha visto le stalle italiane ricevere cospicui finanziamenti e poi, però, subire rigide limitazioni alla produzione. Ma ciò danneggia le imprese più dinamiche, spingendo tutti a cercare l'aiuto della politica assai più che il favore dei consumatori.
In un quadro così, prima ci si libera della politica agricola europea e meglio è.
Senza dimenticare che questa malagestione è moneta corrente negli uffici di Bruxelles. A tale proposito è opportuno ricordare quell'altro grave scandalo, in grado di competere con le sovvenzioni alla Corona britannica, rappresentato dagli sprechi colossali determinati dal Parlamento europeo.
In Italia si sente spesso ripetere quanto sia ingiustificabile il trattamento principesco, per restare in tema, riservato ai nostri eletti a Bruxelles. Tutto vero: ma non ci si sofferma mai a sufficienza su quanto sia assurda la gestione del Parlamento stesso, il quale è un monumentale baraccone continuamente trasferito dalla capitale belga a Strasburgo, e poi da Strasburgo di nuovo a Bruxelles. Si spostano i parlamentari, certo, ma pure i funzionari, gli addetti alle pulizie e via dicendo. E, certamente, anche i traduttori: i quali sono ormai un vero e proprio esercito, chiamato a garantire a tutti i parlamentari dei 27 Paesi membri la facoltà di esprimersi nella loro lingua e a ogni collega di capire ciò che viene detto.
Una Babele davvero troppo costosa, sulla cui utilità varrebbe la pena di riflettere.
Carlo Lottieri