Il bacio gay non fu un bacio: atti osceni in luogo pubblico

Allora persino tre ministri accusarono i militari di discriminazione. Il pm di Roma conferma la versione dei carabinieri sui due giovani fermati al Colosseo a luglio

Roma - Si è trattato «inequivocabilmente» di un rapporto orale. La conferma di quanto successo tra i due gay al Colosseo la notte del 26 luglio («un semplice bacio», raccontarono all’epoca i due ragazzi) arriva dal pubblico ministero di Roma Pietro Pollidori. Che ha dato pieno credito alla versione fornita dai carabinieri e, conclusi gli accertamenti, ha depositato gli atti. Una procedura che di norma anticipa una richiesta di rinvio a giudizio. Atti osceni in luogo pubblico il reato ipotizzato, come da denuncia dei militari dell’Arma.

Tanto rumore per nulla, verrebbe da aggiungere. Non fosse che la questione, da semplice fatto di cronaca, si trasformò in poche ore in una vicenda politica. Gonfiata dall’Arcigay e dal circolo di cultura omosessuale «Mario Mieli», che organizzarono due «kiss in» di protesta, e dall’intervento dei ministri del governo Prodi che non si limitarono a difendere i due ragazzi, Roberto L. e Michele F., ma arrivarono ad attaccare duramente i carabinieri. Il ministro della Salute Livia Turco aveva chiesto le scuse per i due omosessuali perché «in un Paese normale non possono accadere cose di questo tipo».

Sullo stesso tenore il ministro della Famiglia Rosy Bindi che aveva parlato di «eccesso di zelo da parte delle forze dell’ordine». Addirittura il ministro per le Pari opportunità Barbara Pollastrini aveva annunciato proprio per settembre l’inizio di una campagna contro le discriminazioni sessuali («Ovunque si calpestino i diritti degli omosessuali si abbassa la soglia della civiltà», le sue parole), mentre quello della solidarietà sociale Paolo Ferrero aveva parlato di «elementi di arretratezza in Italia».

Tutto per una questione che più passa il tempo e più sembra inconsistente. «Dopo la conclusione dell’inchiesta sul presunto bacio del Colosseo - ha attaccato il capogruppo Udc alla Camera Luca Volonté - in realtà un vero e proprio atto osceno in luogo pubblico, ci attendiamo le scuse del presidente dell’Arcigay Mancuso, che ci ha accusato di omofobia per aver semplicemente detto quanto era chiaro fin dall’inizio e ora confermato dalle indagini. Analoghe scuse dovrebbero arrivare da gran parte della stampa italiana e dai ministri Pollastrini, Bindi e Turco, non solo nei confronti dell’opinione pubblica nazionale ma anche dell’Arma dei carabinieri».

Ma da sinistra solamente silenzio. A parlare sono l’Arcigay e il legale dei due ragazzi. Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma, invita l’opinione pubblica «ad attendere lo svolgimento del processo e le dichiarazioni della difesa che proveranno in modo certo l’innocenza di Roberto e Michele, dichiarazioni che verranno rese pubbliche solo dopo i procedimenti. Le notizie circolate in queste ore sembrano tese solamente a screditare i due ragazzi e la solidarietà arrivata da parte di tanti ministri». Anche l’avvocato di Roberto e Michele, Daniele Stoppello, si è affrettato a precisare che esisterebbero prove a sostegno della tesi dei due ragazzi: «Si è trattato solo di un bacio e nulla più. L’attività difensiva comincia ora e depositerò un’istanza di archiviazione del procedimento. Al pm chiederò di interrogare i miei assistiti». I due rischiano, in caso di rinvio a giudizio, una condanna da tre mesi a due anni. La difesa adesso avrà venti giorni per presentare la sua memoria difensiva o chiedere, appunto, di proseguire l’attività istruttoria con l’interrogatorio dei due indagati.