La ballerina e l’operaio che conducono il Tg in mutande

Giada Martelli e Mauro Puntoni. Li ha arruolati il pioniere delle televendite, del decoder e delle pay
tv hard. "Ma se Armani o Versace ci sponsorizza, siamo pronti a
rivestirci subito". Lei è la star della lap dance, lui è ufficialmente disoccupato. Le sole notizie serie del loro "Macchetiggì" sono per gli immigrati e a leggerle è un filippino

La classe operaia non andrà in paradiso, ma talvolta ne ha un anticipo qui sulla terra. Il Puntoni Mauro, per esempio, uomo di fatica fino a ieri tutto malta e cazzuola, una terza media conquistata alle scuole serali a prezzo di supremi sacrifici, «e anche di conigli e tacchini regalati agli insegnanti», da qualche mese è stato promosso anchorman di Reporter Tv e va in onda col suo telegiornale tutti i giorni, domeniche comprese, dalle 20.30 alle 20.50, nelle province di Pisa, Livorno e Lucca. A rendere perfetto il suo riscatto sociale, gli hanno affiancato una anchorwoman, Giada Martelli, 29 anni, cliccatissima star del calendario online 2008 di Italy Media, qualche comparsata da Maria De Filippi e in Beato tra le donne, capelli biondi, occhi verdi, fisico bionico messo in risalto dal fatto che conduce il tiggì indossando soltanto culottes di pizzo, tacchi a spillo e un reggiseno che sfida le leggi della statica: due conchiglie appese ai capezzoli. Non volendo essere dammeno dell’avvenente collega, Puntoni si presenta in studio così abbigliato: ciabatte da spiaggia, calzino corto proletario, mutande hawaiane. Null’altro. A parte la cravatta a fiori che pende desolata sulla panza glabra, un espediente inventato dal cameraman, che non se l’è sentita di pinzargli il microfono sulla pelle.
Poi dicono che c’è la crisi. Ma quale crisi? Il Puntoni Mauro ufficialmente sarebbe da due mesi disoccupato. A licenziarlo, sia pure a malincuore, è stato Roberto Artigiani, l’amico di una vita, che lo aveva assunto come operaio tuttofare a soli 15 anni. Ritrovarsi sulla strada a 53, dopo aver dato il meglio di sé nel tirar su il Green park di Calcinaia (Pisa), cittadella dei divertimenti di proprietà di Artigiani, è stata una doccia scozzese. Ma ecco che Puntoni ha dovuto solo attraversare la strada, via del Marrucco, e bussare alla porta del Roberto Artigiani imprenditore televisivo, sempre la stessa persona, per essere proiettato verso la celebrità. È lì, proprio di fronte al Green park, che ha sede Reporter Tv, nata da una costola di Telemondo, televisione storica della Toscana captata fino nell’Umbria e nelle Marche e appartenuta per molti anni allo stesso Artigiani, il talent scout del Quarto Stato, il paladino della nuda verità, l’ideatore del primo telegiornale senza veli. Che s’intitola Macchetiggì, e non si vede come altro avrebbe potuto chiamarsi.
Il destino del patron di Reporter Tv è quello di anticipare i tempi. Fu Artigiani, nel 1978, a inventare le televendite: su Canale 55, emittente pisana oggi defunta, piazzava per 90.000 lire le borse di coccodrillo fatte produrre in proprio da una conceria di Cremona. Fu ancora Artigiani a lanciare i mobili di Aiazzone e di Semeraro, i tappeti dell’Oriental quality, i brillanti di Gioielli Valenza: «In pratica ho insegnato il mestiere ad Angiolino Calestani, a Guido Angeli, a Giorgio Mendella, a Robertino Da Crema e anche a Wanna Marchi, purtroppo». E fu sempre Artigiani, nel 1990, a farsi venire per primo l’intuizione che avrebbe rivoluzionato le serate degli italiani: la pay per view. O, meglio, il decoder. Quello che una ditta piemontese si apprestava a installare nelle case degli oltre 70.000 telespettatori che l’avevano già richiesto a Telemondo e che invece all’ultimo momento fu rimesso nel cassetto per non meglio precisate «lacune tecniche». Artigiani sospetta un sabotaggio: «Mi erano stati offerti 6 miliardi di lire perché cedessi lo sfruttamento del brevetto. Sarà mica un caso se al posto mio sono poi arrivati i colossi Telepiù, Stream e Sky?».
L’imprenditore pisano aveva annunciato, anche qui in anticipo sui tempi, che la sua pay Tv dalle 23 in poi avrebbe acceso la luce rossa. Il parroco di Bientina saettò dal pulpito contro lo «schiaffo morale», il sindaco comunista e il segretario della Dc locale si trovarono almeno per una volta d’accordo, l’onorevole scudocrociato Mario Biasci sollevò il caso in Parlamento. Del resto il palinsesto non lasciava scampo: la posta dei cuori solitari, a seguire la rubrica per i fotoamatori del nudo e l’angolo del sessuologo, a chiudere il film hard. «Erotico, non porno», corregge Artigiani. È la stessa ricetta che Giada Martelli e Mauro Puntoni ripropongono vent’anni dopo, con diverso dosaggio, a Macchetiggì: allusioni sessuali, notizie a doppio senso dai giornali locali, gossip piccanti dalle riviste.
Giada, dov’è nata?
«Devo proprio dirlo?».
È un posto così brutto?
«No, no. A Livorno. Ma, sa com’è, i pisani...».
«Meglio un morto in casa che un pisano all’uscio».
«Qui le due tifoserie picchiano duro». Lui: «Secondo me l’è tutta invidia. Colpa delle repubbliche marinare. Abbiamo contro i livornesi, i fiorentini, i lucchesi, tutti».
Dov’è nato?
«A Pisa. Ma abito a Cecina. Mia moglie Cinzia è infermiera nel reparto di ostetricia dell’ospedale locale». Lei: «Io sono nubile e sulla carta d’identità mi hanno scritto “casalinga”. Madre tedesca, padre italiano. A 18 anni sono andata a vivere da sola perché non volevo seguirli a Londra, dove fanno entrambi i cuochi in un ristorante. Ho frequentato la scuola di cinema Immagina a Firenze. Sono diventata campionessa di body fitness, nonostante il mio fidanzato, Massimo Benedetti, sia contrario. Lui è istruttore di body building, fa il carrellista alla Piaggio e il buttafuori nei locali notturni».
E non è geloso?
«No, anzi. Tiene la mia foto in topless come sfondo del telefonino. Gli amici credono che l’abbia scaricata da Internet. Ho un buon rapporto col mio corpo. Mi sono sempre guadagnata da vivere come modella di nudo. La sera vado a ballare la lap dance nelle discoteche». Lui: «Neanche mia moglie è gelosa di Giada. Erano anni che Artigiani mi diceva: “Ti voglio portare nudo in televisione a leggere il tiggì”. Credevo scherzasse».
A chi s’ispira nel leggerlo?
«A David Sassoli del Tg1. L’è bello magrino».
Fra i conduttori dei tiggì nazionali chi vedrebbe bene in mutande?
«Valeria Marini». Lei: «Ma che c’entra? “Conduttori”, ha chiesto! Io Lamberto Sposini. Nudo sarebbe buffissimo».
E lei, Giada, a chi s’ispira?
«A Lilli Gruber. Lo so che non c’incastra niente. Io sono più spiritosa. E poi non mi presento di tre quarti: mi offro tutta intera».
In che cosa consiste la vostra comicità?
Lui: «Andiamo a braccio, senza scaletta, pescando notizie curiose da Tirreno, Nazione, Corriere della Sera, Repubblica, Chi, Novella 2000, Visto. Io scelgo solo quelle che hanno i titoli belli grossi, perché senza occhiali non riesco a leggere». Lei: «E sbagli lo stesso. Salti persino le righe. Una volta sei riuscito a parlare per cinque minuti delle dimissioni di Enrico Mentana da Canale 5 senza dire il nome del giornalista. Adesso l’hai imparato, almeno? Men-ta-na». Lui: «Ecche vo’ farci? E com’è quella di Confindustria, Massigaglia, Massaglia, Sinigaglia... Non mi viene il nome». Lei: «Mar-ce-ga-glia».
Non siete mai tristi?
Lei: «La scorsa settimana ho portato dal veterinario Speedy». (È il suo cane, un pinscher nano che ha trovato per strada a dicembre). «Tossiva sempre. Dalle lastre è risultato un tumore alla tiroide con cinque metastasi ai polmoni. Ne avrà per poco. Non avevo mai avuto esperienze di morte». Lui: «Io invece ho perso un fratello nel 1966. È affogato per salvare un amico che era caduto in Arno».
Che cos’è il comune senso del pudore?
Lei: «Non scadere nella volgarità».
Girerebbe un film porno?
«Mai. Lo vedo come un limite superato. La Excelsior cinematografica mi ha notata a Macchetiggì e mi ha scritturata. Reciterò in Pierino torna ancora con Alvaro Vitali».
Un grande ritorno.
«Lavorerei volentieri anche con Tinto Brass, che fa film erotici ma non pornografici».
Brass giudica da dietro.
(Interviene Artigiani, il proprietario di Reporter Tv: «Ti scatto io qualche foto da mostrargli. Tranquilla, tanto l’anno scorso ho avuto un infarto...»). «Ma le foto del fondoschiena le ho già fatte. Conosce Brass? Magari potrebbe recapitargliele».
La pornografia che cos’è?
«L’atto sessuale». (Puntoni annuisce con ampi cenni del capo).
Non temete di scandalizzare le vecchiette?
«Siamo vestiti come al mare». Lui: «Svolgiamo una funzione sociale. Ospiteremo dentro Macchetiggì le notizie, stavolta serie, lette da un filippino e destinate ai suoi connazionali immigrati».
Non sarebbe meglio se vi faceste sponsorizzare da qualche casa d’abbigliamento?
Lei: «Se chiama Armani o Versace, ci rivestiamo subito».
Quanto pesate?
«Con la palestra e tante proteine, 49 chili. A pranzo riso integrale con macinato di manzo magro. A cena uova al tegamino, ma solo l’albume, niente tuorlo. L’ultima lasagna l’ho mangiata a Natale». Lui: «Sono 74 chili per un metro e 62 di altezza. Faccio molto movimento e mangio di tutto. All’occorrenza, indosso la pancera di Artigiani».
La pancera di Artigiani?
«Con la “p” maiuscola. È fatta di neoprene, derivata dalle mute dei sub. Scalda e scioglie il grasso».
Ma funziona davvero?
«Funzionicchia. In 28 anni di televendite Artigiani non è mai stato denunciato e non è mai finito a Mi manda Raitre, segno che vende roba seria. Come Magic Harry».
Sarebbe?
«Non conosce Magic Harry, il pettinino prodigio? E sì che Artigiani lo reclamizza su 200 stazioni televisive! È prodotto da una ditta svizzera. Fra i denti ha una lama regolabile. Mentre ti pettini, accorcia la zazzera».
Giada, quando s’è accorta d’essere bella?
«A 18 anni. Mi sono fatta iniettare l’acido ialuronico nelle labbra e ho cominciato a ballare la lap dance sul cubo nelle discoteche. A parte gli occhi verdi che ho ereditato dalla nonna materna, prima ero molto brutta. Ho avuto un’infanzia difficilissima. Tutti mi prendevano in giro per i denti storti. A scuola ero isolata».
Chi ha avuto l’idea di coprirle i seni con i gusci delle capesante?
«Io. Artigiani avrebbe voluto usare le vongole, che sono più piccole. Mi sono rifiutata».
Con che cosa le tiene su?
«Biadesivo».
Non fa male?
«Il silicone sarebbe peggio».
Lo sa che la conchiglia di San Giacomo si chiama capasanta perché è il simbolo dei pellegrini che si recano a piedi al santuario di Santiago de Compostela?
«Non lo sapevo». (Artigiani: «L’avevo detto che erano meglio le vongole»).
Benedetto XVI non sarà molto contento: quella conchiglia figura nel suo stemma insieme con un orso e una testa di moro.
(Artigiani: «Da domani te le togli, si fa come dico io»). «No che non me le tolgo».

La conchiglia ha un significato teologico: vedendo un bimbo sulla spiaggia che la usava per mettere l’acqua del mare dentro una buca nella sabbia, Sant’Agostino intuì quanto fossero vani i suoi sforzi per far entrare l’infinità di Dio nella limitatezza della mente umana.
(Artigiani: «Due cozze e non se ne parla più»). «Al massimo due cuoricini rossi».
E lei, Puntoni, quando s’è accorto d’essere bello?
«Guardi che io una volta ero secco secco, sa? Ho giocato a pallone nel Campo, nel Calci e nell’Uliveto. Ero una grande ala sinistra. Di soprannome mi chiamavano Eusebio, come il portoghese Da Silva Ferreira del Benfica».
Nel nudo esibito c’è qualcosa di male?
«Nooo!». Lei: «È come la natura ci ha fatto».
Allora perché la gente non va nuda per strada?
«Ormai ci siamo quasi».
E perché vi proteggete i seni con le conchiglie e i genitali con le mutande?
«Ci sono persone che potrebbero non vederci di buon occhio».
Ipovedenti.
«Se fossi sicura che nessun telespettatore si offende, non avrei problemi a condurre il tiggì nuda».
Sarebbe disposta anche a fare la telefonista o gli spot per le linee a luce rossa?
«No, perché pagano poco: appena 60 centesimi a telefonata».
Quanto vorrebbe?
«Almeno 2 euro al minuto».
Pensate che ci sia qualche nesso di casualità fra licenza nei costumi e aumento delle violenze sessuali?
Lui: «La mi’ mamma mi ha fatto gli occhi per guardare». Lei: «Un pochino c’è». Lui: «C’è, c’è».
Mettiamo che Artigiani vi offra come benefit un ritocchino dal chirurgo plastico. Da dove vorreste cominciare?
«Mi farei togliere un po’ di pancetta». Lei: «Dal seno. Mi piacerebbe tornare a una quarta. Col body fitness sono scesa a una seconda abbondante».
Che cosa guarda in un uomo al primo incontro?
«Le mani. Devono essere grandi per darmi sicurezza».
E gli uomini che cosa le guardano?
«Il sedere, mi dicono tutti».
La sua prima volta come fu?
«A 14 anni. Non ne ho un brutto ricordo. Era il primo fidanzamento in casa. Ci siamo lasciati dopo un anno e mezzo». Lui: «A 23 anni, con mia moglie. Di rapporti prematrimoniali neanche parlarne. Da fidanzati ci mettevano sempre qualcuno alle calcagna, o la suocera o la nipotina».
Giada, ho visto che Divina organizzazione, la scuderia per cui lavora, propone anche sexy show di Cicciolina. Ammappete! Va per i 60.
«Si vede che è ancora richiesta».
Lei come s’immagina a 60 anni?
«Davanti alla Tv con mio marito. Ho imparato che ci sono due tipi di uomini: quelli sposati che dopo lo spettacolo di lap dance vorrebbero portarti a letto con la scusa di un invito a cena e quelli di cui non si può fare a meno».
E quali sarebbero?
«Gli uomini dediti alla famiglia. Con loro sì che vale la pena di diventare una cosa sola».
(452. Continua)
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