Ballo rigorosamente liscio

Francesco Guzzardi

Si chiama Vogue, 15 anni fa si chiamava Push Pull e quando è stata costruita si chiamava «Sala Primavera». Stiamo parlando del tempio del liscio, nato nel 1938 in via Rosata a Struppa e divenuto subito, anche e soprattutto per amore dei fondatori, la famiglia Spallarossa, protagonista incontrastata degli anni sessanta. In quel periodo la sala da ballo era frequentata dalla Genova bene, intrattenuta dagli spettacoli di famosi e importanti artisti dell'epoca. L'attività s'interrompe momentaneamente durante la guerra, ma si tratterà solamente di un breve periodo infatti, poco dopo, riprenderanno le danze che da oltre 50 anni continuano ininterrotte.
A Giuseppe, figlio del titolare Aldo e giovane dalle indubbie capacità imprenditoriali, mentre racconta qualche aneddoto, brillano gli occhi: è fiero di portare avanti quello che i suoi genitori hanno costruito e mantenuto fino ai nostri giorni. «Dal 1999, esordisce Giuseppe, abbiamo deciso di smettere con la disco music, adesso ci dedichiamo solamente al ballo liscio e al revival». Dal giovedì alla domenica, dopo le ore 21, intere compagnie e coppie di ogni età occupano i 500 posti a sedere (ufficialmente la sala da ballo più grande di Genova) e pare che le antiche tradizioni abbiano il sopravvento sulle nuove; a tempo di valzer, mazurche, tanghi e rock and roll, sembra di tornare indietro nel tempo quando, a suon di nomi eccellenti, la Sala Primavera era un punto di riferimento. Tanto per capire l'importanza e il segno che questa balera ha lasciato a Genova, Aldo Spallarossa snocciola alcuni importanti nomi che si sono esibiti: «Adriano Celentano, Don Backy, i Dik Dik, i Camaleonti, Nilla Pizzi, Mia Martini, Mal, Sandro Giacobbe, i Ricchi e Poveri, Gino Paoli, Tullio Solenghi, i fratelli Franco e Pippo Nastaso, Little Tony e, ciliegina sulla torta, negli anni sessanta si organizzavano le selezioni regionali e nazionali dell'allora famoso concorso canoro “Voci Nuove”, presentate prima da Pippo Baudo e in seguito da Corrado». Capisco l'anziano patron quando dice che sono passati troppi anni per ricordare tutti gli artisti e credo anche di capire, adesso, perché da sempre la Sala Primavera, sia considerata «il tempio del liscio».