Bambini "drogati" di telefonino in clinica

I ragazzini
hanno 12 e 13
anni. I medici:
"Andrebbero
vietati
agli under 16". Due adolescenti spagnoli dovranno
rimanere in cura un anno per disintossicarsi<br />

Il business è enorme. E corre di pari passo con una forma di irresponsabilità sociale incardinata sulla famiglia. I primi bambini «drogati» di telefonino appaiono come il frutto marcio di genitori assenti, ormai sostituiti da martellanti campagne pubblicitarie che puntano alla quota di mercato con più potenziale: gli adolescenti, appunto.
Una storia-limite arriva dalla Spagna dove due ragazzini di 12 e 13 anni sono finiti in un centro di salute mentale per lo «smodato uso di cellulari e instant messaging». È accaduto nella cittadina di Lleida, dove due coppie di genitori hanno ottenuto il ricovero dei loro figli. Disperato l’appello ai medici: «Non riescono più ad avere una vita normale, vanno male a scuola e rubano soldi a casa per pagarsi il vizio del quale sono diventati schiavi». Un tunnel che non si chiama droga o alcol, ma ha la luce apparentemente innocua di un display su cui appaiono numeri e lettere. Gli psicologi, dopo aver visitato i giovani, hanno deciso: «Per tre mesi divieto assoluto di telefonino e sms; l’intero periodo di cura non sarà inferiore a un anno».
Nel centro di Lleida, vicino Barcellona, sono in «riabilitazione» già una ventina di ragazzini per la dipendenza da Internet e secondo José Martinez-Raga, esperto in tossicodipendenze, «questi casi sono solo la punta dell'iceberg di un fenomeno che potrebbe davvero minare il futuro delle giovani generazioni».
Prima del ricovero i due teenager spagnoli erano diventati ingestibili: «Per loro il telefonino era un chiodo fisso e non se ne separavano mai, l’unico obiettivo era procurarsi il denaro per le ricariche».
È la prima volta che il Centro per la salute mentale nell’infanzia della città catalana si occupa di piccoli pazienti affetti da simile patologia: «Entrambi mostravano un comportamento disturbato e avevano serie difficoltà a vivere normalmente», ha affermato la direttrice della clinica, Maite Utges. I due ragazzini avevano il cellulari da circa un anno e mezzo e i genitori non si erano preoccupati più di tanto fino a quando non si sono accorti che i loro figli avevano sviluppato una vera e propria malattia. In questi casi - secondo gli esperti - la dipendenza comincia a manifestarsi con comportamenti aggressivi e antisociali. «La verità - sottolinea la dottoressa Utges - è che gli adolescenti non dovrebbero mai avere un cellulare prima dei 16 anni».
In Spagna il 67% degli adolescenti possiede il telefonino: uno status symbol interclassista, ma i cui effetti possono cambiare in base ai diversi contesti ambientali in cui vivono i baby-fruitori. I due ragazzini in cura nell’istituto della cittadina catalana non riuscivano a fare più nulla senza la loro dose di «droga» quotidiana: una quantità che in poco più di un anno è aumentata a dismisura, assorbendo le intere 24 ore della giornata.
La coppia di giovani non riconosce ancora il problema che l’attanaglia: «Per curarli occorre che ammettano la loro dipendenza, cosa che ancora non fanno». Intanto il Tribunale dei minori di Madrid rilevava che il 30 per cento degli adolescenti tra i 13 e i 17 anni ammette di «essere estremamente a disagio senza il suo gadget preferito». Inutile ricordale di quale gadget si tratti.