Banani, la ragazzina che è stata «mutilata» da lama indecente

Gli incontri sociali si fanno sempre alla sera, dopo il tramonto. Per strada i ragazzi si incontrano, i fidanzati amoreggiano, le persone si fermano a chiacchierare del più e del meno o si fanno visita nelle proprie case. A Banani tutto succede dopo il tramonto. All'alba si va a lavorare nei campi ma quando il sole è alto nel cielo e il caldo diventa insopportabile tutto si ferma; ci si riposa o al massimo si fanno piccoli lavori in casa. Poi con la sera la vita riprende, tutti escono e il villaggio si anima.
La nostra guida Asfao mi fa conoscere i personaggi più importanti di Banani, che dimostrano la loro gentilezza con inchini e cercano di sopperire con la gestualità alle impossibiltà del dialogo. Ma, sapendo che sono medico, senza preavvertirmi, mi porta anche in una casa di amici suoi dove trovo, sdraiata su un giaciglio e chiaramente sofferente una ragazzina che dimostra non più di dodici o tredici anni. È febbricitante, e alla visita generale dimostra arrossamento e gonfiore al basso addome e nelle due regioni inguinali e ad alla successiva ispezione della sede genitale, una grave infezione. Non è difficile sospettare, e la madre lo ammette con franchezza, che la ragazzina qualche tempo prima sia stata sottoposta ad infibulazione ed ora ne subisca le conseguenze.
Nel linguaggio medico questa pratica viene definita «mutilazione genitale femminile» ed è estremamente diffusa in tutta l' Africa Occidentale. Molti pensano che sia legata alla religione islamica ma ciò non corrisponde al vero perché fa parte delle più antiche tradizioni africane e pare venisse praticata già 6000 anni fa. Il termine usato accomuna molte pratiche diverse: da una asportazione ridotta e quasi simbolica ad una rimozione di tutti i genitali esterni. La procedura più comune è comunque quella della asportazione del clitoride. Un tempo venivano usati rasoi, normali coltelli o addirittura pezzi di vetro; oggi normalmente si usano ferri chirurgici e spesso anche l'anestesia. Certamente dipende dal luogo dove viene praticata e dalle motivazioni e dalla cultura degli africani che vi si sottopongono: se l'infibulazione viene eseguita in Europa (ed in Italia pare se ne facciano parecchie centinaia all'anno) saranno in genere rispettate le più normali norme igieniche, ma se effettuata durante un rito tribale non sarà prestata alcuna attenzione alla sterilità e neppure alla normale pulizia. È proprio quello che accade durante le feste dei Dogon, su terreni inquinati e polverosi, con «chirurghi» sporchi e sudati, che usano coltelli dalla forma simbolica ma dalla lama indecente.
La ragazzina che io visitato deve essere stata sottoposta alla infibulazione (anche sulla base di ciò che riesco a sapere dalla nostra guida) in questa turpe maniera, circa 10 giorni prima, durante una cerimonia del villaggio. Non mi meraviglio quindi del sopraggiungere di una qualche infezione che a volte si risolve da sola ma talora, se pur raramente, porta a morte. Io, prudentemente, ho portato nel mio zaino tra i pochissimi farmaci essenziali, un flacone di antibiotico: offro volentieri la dose adeguata alla piccola ammalata.
I motivi per cui è ancora così praticata l'infibulazione sono per noi di difficile comprensione. Ma bisogna considerare che una percentuale estremamente elevata di africani, anche di buona cultura, la giudica un simbolo del mantenimento della società tradizionale. Inoltre il concetto di «onore della donna» è ancora presente con una antica concezione presso queste comunità. Una donna non infibulata è considerata un disonore per la propria famiglia, perde posizione e considerazione e rischia di non sposarsi; una donna che invece si è sottoposta a tale pratica è una donna morale, come e più che una vergine.