Banco di prova per il futuro Ue

Siamo chiamati a dare il nostro contributo per una nuova politica energetica a livello europeo. Dobbiamo gettare le basi per assicurare la sicurezza degli approvvigionamenti in un contesto di crescente dipendenza dell’Europa dall’estero, che oggi è al 50 per cento e nel 2030 salirà all’80 per cento: garantire prezzi dell’energia stabili a fronte di domanda crescente; favorire investimenti massicci per la diversificazione degli approvvigionamenti e delle fonti; incoraggiare lo sviluppo delle produzioni non-termiche: energie rinnovabili (in particolare idraulica ed eolica) ed energia nucleare. Sono tutte sfide che richiedono decisioni immediate per l’Europa, che deve porre l’energia al primo posto nelle sue priorità. La questione energetica è oggi il banco di prova dell’Europa unita.
Nel Libro verde presentato dal Commissario Piebalgs le sfide da affrontare sono chiaramente indicate. La Commissione auspica indicazioni sulle soluzioni credibili. Se ne possono delineare alcune in relazione a tre questioni cruciali.
Innanzitutto, competitività e mercato interno. Giustamente la Commissione indica il completamento del mercato interno come la prima priorità. In assenza di un mercato europeo unico dell’energia, concorrenziale e aperto, gli Stati membri trovano facili alibi per seguire vie nazionali e rafforzare comportamenti neo-protezionistici. Siamo in favore di «campioni europei» che sappiano competere sui mercati internazionali piuttosto che di «campioni nazionali» che mirano a difendere il loro mercato. Nella competizione globale, il ricorso alle vie nazionali porterebbe l’Europa a una sicura sconfitta.
In secondo luogo, la sicurezza degli approvvigionamenti. L’Europa può e deve parlare con una sola voce nei confronti dei Paesi produttori e di transito, per promuovere una Politica di partenariato - a cominciare dalla Russia - che offra garanzie reciproche a lungo termine. Un obiettivo ancora più ambizioso - una comunità energetica - l’abbiamo realizzato con i Paesi dell’Europa del Sudest. Analoga iniziativa potrebbe essere attuata per il Mediterraneo.
Ma sicurezza degli approvvigionamenti significa anche un Piano energetico europeo di impegni che realizzi una strategia europea comune. Il mix energetico va visto non solo a livello di singoli Paesi, ma a livello europeo, con un approccio che consenta a ciascuno Stato membro di valorizzare le fonti che le tradizioni, le conoscenze e le condizioni climatiche rendono più competitive e appropriate.
Infine, la sostenibilità ambientale. L’attuazione del protocollo di Kyoto, con il sistema dei permessi, ha però pesato essenzialmente sul settore energetico. Dobbiamo rivedere il sistema per distribuire in maniera più omogenea i costi sui diversi settori, e impedire che l’attuazione di Kyoto, solo su scala europea, penalizzi l’Europa rispetto al resto del mondo. Devono essere definiti gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas con effetto serra dopo il 2012; deve altresì essere definito come procedere nell’attuazione del Protocollo di Kyoto. Queste decisioni incidono profondamente sul nostro futuro energetico. Propongo una riunione congiunta (anche informale) del Consiglio energia e del Consiglio ambiente.
Vanno, in sostanza, sviluppate tre linee d’azione: rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti europei attraverso una diversificazione concertata tra i Paesi dell’Unione; completare la politica di liberalizzazione dei mercati del gas e dell’elettricità; costruire un nuovo consenso sulla regolamentazione delle concentrazioni e della concorrenza.
Per arrivare a questo, serve un piano energetico europeo che contenga impegni e un calendario preciso di azioni da definire subito dopo il Consiglio europeo di fine marzo. Non è più tempo di analisi: occorre passare all’azione.
*ministro per le Attività produttive