Banconote false Carabinieri sequestrano sette milioni di euro

La più grande operazione del genere mai effettuata in Europa. Arrestati due napoletani

Un montagna di soldi, nel senso letterale del termine: sette milioni di euro infatti occupano davvero uno spazio non indifferente. L’intero tavolone della sala stampa dei carabinieri, quasi fosse la scrivania di zio Paperone. E fanno impressione. Anche se tutte le 140mila banconote da 50 euro sono rigorosamente false. Rappresentano però il più grosso sequestro di soldi falsi mai fatto in Europa dall’introduzione della moneta unica. Quattrini tra l’altro fatti benino, come ha spiegato il tenente del nucleo «antifalsificazione» arrivato appositamente da Roma. Ma comunque sempre irrimediabilmente falsi. I militari li hanno trovati, alla fine di un mesetto di indagini, in un box di via Giulio Carcano 19, zona Cermenate, seguendo un giovanissimo pregiudicato napoletano. Poi finito in cella insieme allo zio complice.
La vicenda inizia ai primi di giugno quando alcuni commercianti della zona si presentano alla caserma di Gratosoglio mostrando diverse banconote, incassate da alcuni anziani del quartiere. Ed erano false. E soprattutto troppe per essere arrivate per caso. Insomma il dubbio era che i banditi si fossero messi a spendere soldi falsi nel quartiere per testare la qualità del «prodotto». Il comandante si mette al lavoro, allertando subito i superiori che fanno arrivare il tenente del Noam da Roma per analizzare i quattrini già sequestrati.
In breve i miliari riescono a individuare Marcello Perrone, 19 anni, nato a Milano da genitori emigrati da Giugliano, presso Napoli. Lo seguono per diversi giorni fino a quando lo vedono incontrarsi con lo zio Guglielmo Corleo, 44 anni, residente ovviamente a Giugliano, davanti al box di via Carcano. I due si scambiano una busta che il giovane prontamente fa scivolare nelle mutande.
A questo punto intervengono i carabinieri che bloccano i due e fanno irruzione nel box. Trovando appunto questa montagna di quattrini: 140mila pezzi. Ma anche una Beretta 98, la versione civile in calibro 9x21, del modello in dotazione alle Forze armate e dell’ordine, e parecchi proiettili 357, ma non il revolver a cui sono destinate. Alla cattura sfugge invece il proprietario del locale. I militari portano il «bottino» in caserma e si recano in una banca per farsi prestare un «contasoldi», ma la macchinetta dopo tre ore va fuori uso e i militari devono continuare a mano, fino a mettere mazzetta dopo mazzetta, 140mila pezzi uno sopra l’altro. Per un totale di 7 milioni di euro.
Gli esperti del Noam adesso sospettano che i soldi siano stati prodotti in un’unica tipografia, manco a dirlo quasi sicuramente collocata nel Napoletano. Da sempre considerata come una delle aree più «produttive» in questo genere di attività. Un carico che secondo i militari ha anche un certo costo, calcolabile in circa il 20 per cento del valore nominale. Cioè, euro più euro meno, un milione e mezzo. Un bel danno per i falsari. Quanto alla destinazione del denaro gli investigatori pensano che un simile quantitativo non potesse essere destinato alla sola Milano, ma all’intero nord Italia, se non a tutta Europa.